Messaggio del 25 dicembre 2014

Cari figli! Anche oggi vi porto tra le braccia mio Figlio Gesù e cerco da Lui la pace per voi e la pace tra di voi. Pregate e adorate mio Figlio perché nei vostri cuori entri la sua pace e la sua gioia. Prego per voi perché siate sempre più aperti alla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.  

« In viaggio con Thomas tra notti in bianco e aerei al volo: “Lottiamo perché lotta Alfie” » di Benedetta Frigerio – Video

foto-papaLo abbiamo visto proteggere la vita di suo figlio Alfie come un leone per mesi, ma assistere dal vivo e solo per pochi giorni a quello che Dio sta chiedendo a Thomas Evans, pare troppo, soprattuto per un 20enne. E invece no, Dio ci ha visto lungo è ha scelto lui per la sua audacia, e tenacia, per la sua mancanza di diplomaticità, di schemi che può far saltare i nervi a chiunque, ma che lo ha portato fino a qui.

Per la sua speranza contro ogni speranza, per cui di fronte al “no” definitivo dell’ultimo grado d’appello ha deciso di fare un blitz per trasferire il figlio in un altro ospedale, spaventando un colosso istituzionale come l’alter Hey Hospital di Liverpool, ottenendo così una possibilità giudiziaria, sebbene fossero tutte esaurite.

Lunedì scorso poi, perso anche il penultimo appello alla Corte d’appello di Londra, dove tre giudici sembravano un plotone d’esecuzione, Thomas ha pensato di chiedere udienza al Papa che aveva già parlato di lui in un tweet prima e al Regina Caeli domenica.

Grazie all’intervento di monsignor Francesco Cavina, vescovo di Carpi, martedì mattina abbiamo ricevuto la risposta immediata del Papa. Thomas, pur avendo tentennato, per timore di lasciare Alfie troppo tempo in ospedale senza di lui, alla fine ha deciso di partire. Ma non c’era nessun volo da Liverpool.

L’unica opzione era quella di volare ad Atene per poi arrivare a Roma alle 7.10 del mattino. Sull’aereo, preso, dopo una notte in bianco e senza aver mangiato, Thomas ricorda le «pressioni che ricevo ogni giorno da 15 mesi per fermare la ventilazione» e la sua stanchezza.

La corsa per arrivare a Santa Marta pur con qualche minuto di ritardo non è stata vana. Il Papa ha accolto per 20 minuti Thomas guardandolo a lungo negli occhi. Thomas tremando comincia: «Non so come ringraziarla Sua Santità per avermi accolto. Sua Santità sono qui per condividere con lei il dolore che sto vivendo». Poi Thomas ha precisato che «Alfie non ha una diagnosi, che non è terminale, che dicono che la sua vita è inutile…Per favore mi aiuti a salvare Alfie. Vogliono giudicare la dignità della sua vita in base a parametri medici, ma la sua vita è di Dio, lui è un figlio di Dio, Dio gli dà i diritti e nessuno può toglierglieli».

Il papa risponde a Thomas che «sì, hai ragione», la vita è di Dio e di nessun altro, perciò «va difesa dal concepimento alla morte naturale».

Il papà di Alfie ricorda anche che medici e giudici si sono uniti nel sostenere che il viaggio dall’Arder Hey Hospital in un altro ospedale con l’aeroambulanza sarebbe rischioso: «Ma se c’è il rischio di convulsioni», per altro minime secondo Thomas che passa le sue giornate e le notti con il bambino, il problema è che giudici e medici «preferiscono la morte a questo rischio». Il Papa ascolta Thomas preoccupato che gli racconta delle negligenze dell’Alder Hey.

Ricordiamo che Alfie, dopo l’unzione degli infermi, ha cominciato ad alzare il braccio, a muovere gli occhi e che ci sono volte in cui risponde ai comandi del padre, eppure senza certezze cliniche i medici a processo hanno spiegato che il suo cervello ha smesso di funzionare. «Santità – continua Thomas – se vedessi che mio figlio è in fin di vita e che sta smettendo di lottare, allora smetterei anche io, ma finché lui non smette io non mi fermerò mai».

Insieme a Patricia – che traduce a Francesco -, ricordiamo che l’ospedale è ancora pieno di poliziotti, che le visite sono state ristrette, che ora ai genitori è stato impedito di dormire in camera di Alfie «privandoci di ore di sonno» (eppure le infermiere sono state filmate addormentate al capezzale del bambino).

Ricordiamo che la lotta del Papa per Alfie sarebbe quella per tante famiglie, alcune incontrate a Liverpool, che danno la vita per assistere i figli malati ma che sono terrorizzate dal criterio “della qualità” della vita.

Il Papa risponde che farà il possibile, affidando a monsignor Cavina il compito di mantenere i rapporti con la segreteria di Stato per trovare il modo di portare il bambino in Italia affinché sia curato come merita. Poi, alzandosi, si è detto ammirato di questo giovane ventenne che riesce a non perdere la speranza anche quando tutto porterebbe ad arrendersi: «Il tuo coraggio – gli dice il Papa fissandolo e ponendogli una mano sulla spalla – è molto vicino a quello che Dio usa per proteggere noi, i suoi figli».

Thomas gli domanda di ricordare nell’Udienza Generale che l’unico padrone della vita è Dio. Il papa gli assicura che lo ricorderà e alla fine della catechesi dice: «Attiro l’attenzione di nuovo su Vincent Lambert e il piccolo Alfie Evans: vorrei ribadire e confermare che l’unico padrone della vita dall’inizio fino alla morte naturale è Dio».

Poi ha chiesto di pregare per Alfie a tutta la piazza facendo silenzio. Thomas, che non è mai stato a Roma prima, è scosso, commosso. Incredulo di essere qui.

Nel pomeriggio con Thomas abbiamo incontrato l’amministrazione e i medici del Bambin Gesù, che si è detto disponibile ad aiutare affinché il trasferimento avvenga.

Anche questa volta Thomas ha voluto parlare personalmente ai medici di quello che vede stando con Alfie e ha insistito con Mariella Enoch, presidente dell’ospedale vaticano, sul fatto che «ad Alfie servono una diagnosi e una cura», che «molto può essere fatto per lui».

I medici ricordano che il Bambin Gesù trasporta tantissimi bambini in condizioni diverse ma simili a quella di Alfie.

Thomas domanda all’ospedale di comunicare che sarebbe disposto a trasportare Alfie come fa con tantissimi altri bambini in condizioni diverse ma simili.

Emerge anche la necessità di ricordare che si possono fare nuove analisi e indagare sulla condizione di Alfie, ma che «per fare queso serve che sia ricoverato qui».

Nulla di tutto quello che Thomas ottiene è facile, come tutte le imprese di Dio contro un potere disumano, tanto che le sue non sono solo battaglie, ma lotte spirituali continue, piene di inciampi. Ogni successo è pieno di pena e ogni traguardo non è mai l’ultimo.

È contro un gigante che Thomas si è messo. E la sua lotta non è contro le potestà e basta, non è solo per suo figlio. Perciò ora più che mai occorre pregare.

La Nuova Bussola Quotidiana

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