A Fatima si sventola il fazzoletto bianco, nella Chiesa di Don Gallo quello rosso.


Non siamo soliti criticare i sacerdoti o sollevare polemiche su certi comportamenti quantomeno discutibili, sappiamo che il giudizio sul prossimo, se è sempre sbagliato, nei confronti dei ministri che Dio si è scelto lo è due volte. Ma di fronte a certi fatti, non opinioni intendiamoci,  ci si pone delle domande.

 

Sappiamo tutti chi è Don Andrea Gallo, fondatore e animatore della comunità di San Benedetto al Porto di Genova, un sacerdote che si vanta di star sempre fuori dalle righe, che predica e insegna a modo suo, che si fa un baffo dei Comandamenti, del Vangelo e del Magistero, che si domanda da solo, molto divertito, perché la Chiesa non lo sospenda a divinis. E visto che se lo chiede lui ci permettiamo di farci questa domanda anche noi.

Comprendiamo che per aiutare gli emarginati si richieda un linguaggio e un atteggiamento diverso da quello strettamente curiale, che certe realtà vissute nel quotidiano coinvolgano oltre quanto ci si renda razionalmente conto, ma da qui ad identificarsi nell’altro fino a diventare emarginati noi stessi ce ne corre.

Per intenderci, lui nasce come salesiano e avrà sicuramente conosciuto la pedagogia di Don Bosco: a noi non risulta che per educare i fanciulli svantaggiati quel grandissimo educatore si sia spogliato degli abiti sacerdotali e si sia messo a dire parolacce o a rubare dalla dispensa.

Don Gallo sembra provare un gusto sadico a scandalizzare, a mettere in difficoltà la Curia di Genova, a inventarne di inimmaginabili persino per le menti più contorte. Lui osa sempre di più nella, forse apparente, totale indifferenza delle autorità religiose: le sfida per arrivare ad uno scontro che lo porterebbe certissimamente ad ergersi vittima dell’incomprensione della gerarchia ecclesiastica irriconoscente per tutto il bene da lui compiuto a favore degli ultimi e via lagnando.  Conosciamo già queste tiritere e sicuramente lui non aspetta che un gesto a suo sfavore per cantarcele col contorno di cartelli di protesta e di insulti da parte dei suoi beneficati a tutta la Chiesa.

Qual è l’ultima che ora ci ha fatto sbottare? Un filmato pubblicato sul sito Libertà e Persona che lo mostra, al termine della S. Messa del giorno dell’Immacolata Concezione, intonare come canto finale la canzone Bella ciao, con balletto davanti all’altare, sventolio di sciarpa rossa che si è prontamente sfilato da sotto i paramenti (rigorosamente rossi anch’essi),  accompagnato dal coro dell’assemblea da lui incitata a seguirlo con battimani a ritmo.

Questa è la festa che ha inscenato alla Vergine Immacolata, che non crediamo possa aver gradito per una quantità di ragioni che chiunque può capire da sé, prima fra tutte perché Lei preferisce i fazzoletti bianchi che i Suoi devoti sventolano al passaggio della statua di Fatima.

 

Redazione La Madre della Chiesa