Aborto, a Jesi i medici sono tutti obiettori. E all’ospedale arriva un «dottore a prestito»


A questo articolo va fatta una premessa senza la quale non si può capire la portata dell’evento. Sin dal 2006 nella cappellina dell’Ospedale di Jesi un piccolo gruppo di fedeli si riunisce per recitare il S. Rosario meditato, seguito dalla S. Messa e quindi dalla recita della Coroncina della Divina Misericordia. Intanto che i tre medici abortisti del reparto di ginecologia  andavano in pensione, a marzo di quest’anno il Vescovo ha autorizzato in quella città l’adorazione perpetua, che si tiene nella Chiesa dell’Adorazione tutti i giorni dell’anno, 24 ore su 24. E questi sono i frutti.

All’ospedale di Jesi, in provincia di Ancona, su dieci ginecologi che vi lavorano, dieci si sono dichiarati obiettori di coscienza. Lo segnala la Cgil che parla di «diritti negati alle donne» e di mancata attuazione della legge 194/78. Secondo il sindacato l’obiezione di coscienza dell’intero staff avrebbe causato la sospensione del servizio di interruzione volontaria di gravidanza.

Sulla vicenda è intervenuto l’assessore regionale alla Sanità Almerino Mezzolani per «garantire che nei prossimi giorni possa operare un medico non obiettore proveniente dall’ospedale di Fabriano». Come ha confermato il responsabile dell’ospedale, il dottor Claudio Martini, che ha garantito il normale funzionamento nella fase degli incontri nei consultori dove il diritto di accedere all’Ivg (interruzione volontaria di gravidanza) è garantito dal personale «che opera presso gli specifici servizi distrettuali» di Jesi.

Il medico di Fabriano con cui è stata fatta una convenzione, dovrebbe, secondo quanto afferma il responsabile dell’ospedale, effettuare «gli interventi chirurgici di Ivg, anche nell’ospedale di Jesi, in base alle necessità». La Cgil ricorda però che , secondo i dati dell’ultima relazione annuale del Ministero della Salute, già nel 2009, a fronte di 2.458 interruzioni volontarie di gravidanza effettuate da donne residenti nelle Marche, il 24,7% degli interventi sono stati fatti fuori provincia e il 9,9% fuori regione: percentuali pari quasi al doppio rispetto alla media nazionale.

Fonte: Corriere della sera