Ai ballottaggi trionfa il voto anti-sistema. I 5 Stelle umiliano il Pd, che si consola con Milano

Virginia RaggiIl vento anti-sistema soffia anche in Italia. I risultati dei ballottaggi nelle principali città confermano che anche nel nostro Paese l’antipolitica si consolida e tende a spazzare via i partiti tradizionali. Il trionfo dei Cinque Stelle a Roma e Torino, con due donne che conquistano la guida delle rispettive città, sembra l’anticamera di un’affermazione dei grillini su base nazionale.

È forse prematuro dirlo, ma il centrosinistra e il centrodestra scoprono in queste elezioni amministrative il radicamento territoriale del Movimento Cinque Stelle, la progressiva disaffezione dell’elettorato tradizionale che ha disertato le urne in maniera massiccia e l’onda d’urto di una forza anti-sistema che si propone come alternativa ai due blocchi e che ha pescato voti anche nella società civile e nel bacino elettorale di centro-destra.

Sia a Roma che a Torino i voti del centrodestra, escluso dal ballottaggio, sono andati in prevalenza a Raggi e Appendino. Per il successo di quest’ultima sono risultati addirittura decisivi, visto che, mentre la capitale veniva da anni di dissesto finanziario e cattiva amministrazione, il capoluogo piemontese era governato da trent’anni da giunte di sinistra e lo stesso Fassino non aveva sfigurato come sindaco uscente.

Non funziona, invece, il discorso inverso. A Milano i voti pentastellati non sono andati a Parisi, che è rimasto staccato di un soffio dal rivale Sala.

A Napoli non sono andati a Lettieri, candidato del centrodestra, che ha largamente perso contro De Magistris, sindaco uscente, ormai leader di una sinistra alternativa a Renzi e pronta a lanciare la sfida al premier su base nazionale.

A Bologna non sono andati alla leghista Borgonzoni, che ha perso contro il sindaco uscente, Merola.

La capitale, quindi, si prepara ad avere il primo sindaco donna della sua storia. La Raggi eredita una situazione disastrosa e dovrà dimostrare in fretta che i suoi proclami di trasparenza e buon governo non erano solo parole ma reali elementi di svolta.

Le aspettative dei romani nei suoi confronti sono elevatissime, visto che il suo bottino elettorale al secondo turno è risultato doppio rispetto a quello del suo sfidante, Giachetti, del Pd.

Ma se la vittoria della Raggi era nell’aria, quella della Appendino ha del sorprendente, visto che al primo turno l’esponente pentastellata rincorreva Fassino con undici punti di distacco. Ha pesato sicuramente la volontà di cambiamento dei torinesi, oltre che il soccorso di forzisti e leghisti.

Il voto di ieri si dimostra, quindi, un voto dai risvolti nazionali, perché indica alcune linee di tendenza chiare. Renzi può cantare vittoria solo a Milano, dove Sala era certamente il suo candidato ideale; dopo aver perso Napoli già al primo turno, deve rinunciare anche a Torino.

Bologna è governata da un esponente Pd non renziano e a Roma Giachetti sfigura e viene quasi umiliato dai Cinque Stelle.

Si aprirà certamente una resa dei conti nel Pd e qualcuno tornerà a chiedere con insistenza a Renzi di dedicarsi solo al governo e di lasciare la segreteria nazionale del partito.

Le proiezioni dei dati di ieri su base nazionale lasciano immaginare un ballottaggio nelle prossime elezioni politiche tra i grillini e il centrosinistra, con larga vittoria dei primi, grazie alla naturale “Santa Alleanza” che si creerebbe al secondo turno tra Cinque Stelle e ampie porzioni del centrodestra.

Se questa Santa Alleanza si realizzasse anche in ottobre per il referendum, i “no” prevarrebbero, il renzismo arriverebbe al capolinea e per i Cinque Stelle la guida del Paese non sarebbe più un miraggio.

Tutte considerazioni che certamente nell’entourage del premier qualcuno sta già facendo.

Ed è per questo che, forse, la modifica dell’Italicum, con il premio alla coalizione vincente, anziché alla lista, potrebbe convenire a Renzi per ricompattare la sinistra e sbarrare la strada a un successo Cinque Stelle.

Sul versante del centrodestra, Parisi perde con onore e si conferma un potenziale leader nazionale. Milano è la prova che una coalizione unita, da Ncd a Fratelli d’Italia, può contendere alla sinistra la guida del Paese.

Tuttavia, è innegabile lo scarso appeal che i candidati del centrodestra esercitano sull’elettorato grillino, che a Milano come a Bologna si è dimostrato equidistante, non sostenendo né Parisi né Borgonzoni.

A far perdere Parisi di misura potrebbero essere state proprio le latenti divisioni nel centrodestra sulla leadership.

I maliziosi insinuano che Salvini più di tanto non ha fatto per aiutare gli sforzi dell’ex manager Fastweb nella rincorsa a Palazzo Marino, nel timore di uscire ridimensionato e di dover rinunciare definitivamente alla guida del centrodestra in favore di un esponente più moderato e centrista.

Ruben Razzante

 

Fonte: La NBQ