« Alle donne i funerali, i preti intanto vanno a sciare » di Luisella Scrosati

Christine LeiterI quotidiani nazionali non se la sono fatta scappare: rivoluzione rosa in atto nella Chiesa cattolica. Notizia particolarmente ghiotta in prossimità della paganissima festa della donna. E così Christine Leiter, madre di due figlie, residente a Dobbiaco, è finita sulla stampa per essere stata la prima donna in Italia a celebrare un funerale. Il Parroco, don Josef Gschnitzer, ha subito tenuto a precisare al Corriere della Sera che mica si tratta di una “frau” qualsiasi… No, no: la signora “è molto attiva, ha studiato teologia presso lo Studio Teologico Accademico di Bressanone e si sta diplomando.

Si è resa anche disponibile a frequentare un corso per celebrare funerali, per aiutare i pochi preti rimasti: un corso che è iniziato in autunno e terminerà in primavera del 2020”. Insomma, un’esperta.

E chi non vorrebbe vedere il proprio funerale celebrato da un’esperta, preparatissima, attivissima?

Il signor Parroco ci tiene proprio a sottolinearlo: “È andata a parlare con le famiglie delle defunte e si è preparata meticolosamente: siamo contenti di avere fra di noi una persona così preparata”.

Vuoi mettere la preparazione rispetto all’Ordinazione? Don Gschnitzer spiega che “visto che il prete di Sesto in questi giorni partecipava ad un convegno, la signora Christine si è resa disponibile”.

Non fosse stata preparata… Ma vista l’estrema competenza (sta facendo un corso apposta, mica come il Parroco!), don Gschnitzer non è stato nemmeno sfiorato dal pensiero di fare di tutto per andare a sostituire il proprio “collega” di Sesto.

Dobbiaco-Sesto è un bel viaggio di 25 minuti: impensabile affrontarlo, specie d’inverno. Assente un parroco, indisponibile l’altro, in tutto il Decanato ed in tutta la Diocesi (oltre 400 sacerdoti) non si è trovato un prete per il funerale.

Tutta colpa dei defunti, che muoiono quando gli pare e piace e non rispettano i piani pastorali!

Che si tratti di mancanza di volontà di trovare altre soluzioni (oltre che di invertire la rotta del decadimento delle vocazioni sacerdotali) da parte del clero locale ed anche del Vescovo, e non di semplice impossibilità, lo confermano le dichiarazioni dello stesso Parroco di Dobbiaco ad Avvenire.

Veniamo infatti a sapere che la signora Leiter è solo una delle sei donne, che insieme ad altri sei uomini laici e cinque diaconi permanenti, frequentano un corso di formazione di 16 giornate per preparare i nuovi “ministri funebri”.

Spiega  don Gschnitzer: “Dal momento che il loro percorso formativo prevede di fare esperienza con la celebrazione di tre funerali prima del termine del corso, avevamo concordato che a Sesto Pusteria avrebbe presieduto lei un funerale nel caso di necessità. E così è stato, visto che io ero assente. È andato tutto bene, normalmente, con l’unica differenza che non si è celebrata l’Eucaristia”. Differenza irrilevante…

In pratica, prima della fine del corso, i 17 partecipanti devono presiedere a tre funerali; ergo, da oggi alla primavera del prossimo anno, assisteremo in Alto Adige a 51 celebrazioni “d’ufficio”, di cui 36 presiedute da laici, equamente suddivise tra quote azzurre e rosa. In realtà i maschietti avevano già cominciato.

Hans Duffek, ci informa sempre Avvenire, “animatore delle liturgie della Parola nella parrocchia del Duomo di Bolzano”, ha già iniziato il suo stage lo scorso ottobre, proprio nel Duomo di Bolzano. Capito?

Non sul cocuzzolo della Croda dei Toni, ma nel Duomo di Bolzano; e sempre lì ci sono Liturgie della Parola, che ormai si affiancano tranquillamente alle S. Messe.

Sembra incredibile che in una Chiesa in cui si pianifica tutto, dove i preti vengono impiegati a tempo pieno a organizzare pellegrinaggi, meeting giovanili, giornate dell’accoglienza, del cambiamento climatico, dello sport non si pensi ad organizzare delle sostituzioni perché i funerali possano avere anche la Messa esequiale, la benedizione della salma e quella della tomba.

La Diocesi di Bolzano-Bressanone, che si dà da fare pure per mettere in piedi delle Giornate sulla neve, con tanto di gare di discesa, fondo e slittino, cui partecipano, preti, suore, diaconi e operatori pastorali (nel caso vogliate essere edotti delle loro prestazioni sportive, potete vedere qui), non riesce ad organizzarsi per una celebrazione tanto importante.

Non riesce, perché non vuole. E’ evidente che qui la questione è ideologica; la Diocesi ragiona ormai in termini aziendali: selezionare il personale, formarlo, prevedere dei tirocini. L’Ordine sacerdotale è stato soppiantato dai principi del management.

Diocesi così, che pensano di risolvere un problema di mancanza di fede e di sovversione del sacerdozio attraverso le proprie presunte abilità organizzative, sono semplicemente destinate all’estinzione. “I tuoi averi e tutti i tuoi tesori li abbandonerò al saccheggio, a motivo di tutti i peccati che hai commessi in tutti i tuoi territori. Tu dovrai ritirare la mano dall’eredità che ti avevo data” (Ger. 17, 3-4). E’ questa la maledizione di chi confida nell’uomo, di chi pone il suo sostegno nella carne.

 

La Nuova Bussola Quotidiana