Avvenire e la pari dignità degli orientamenti sessuali – di Lorenzo Bertocchi


preti gayUn editoriale di Luciano Moia, Responsabile di Noi famiglia&vita, inserto mensile di Avvenire uscito domenica scorsa, ricorda a tutti che il fiume di bene di Amoris laetitia non si ferma. Inarrestabile. «Un’aria fresca che profuma di rinnovamento» e «un orizzonte luminoso che sollecita progetti», questo è il documento post sinodale secondo la penna poetica di Moia. C’è nell’aria un clima di svolta teologico morale che ha in Amoris laetitia «i punti fermi» di una scelta verso «nuove strade di felicità».

«La ricerca del bene possibile, la logica dei piccoli passi, la nuova valorizzazione della coscienza informata, la pari dignità di fronte a Dio di ogni orientamento sessuale». Eccoli i punti fermi citati da Moia, gli orizzonti luminosi che ora possiamo rimirare sono miriadi, anche perché gli orientamenti sessuali possono essere davvero tanti: dobbiamo forse considerarvi anche la pedofilia, o la necrofilia? Certamente no, altrimenti gli orizzonti più che luminosi diventano tetri.

L’inserto è realizzato in collaborazione «sistematica» con il Movimento per la vita, così l’opuscolo può ritenersi la voce ufficiale della Chiesa italiana sulle materie bioetiche. Dopo la pubblicazione di Amoris laetitia, Noi famiglia&vita si è dedicato con ammirabile zelo alla promozione e allo sviluppo della ricezione del documento che raccoglie il lungo e controverso cammino sinodale (Cfr. ad esempio QUI).

Sono sempre ricchi di indicazioni innovative gli editoriali di Luciano Moia. Quello di domenica scorsa ci aiuta a comprendere la svolta. L’esortazione sinodale viene interpretata come un testo che, finalmente, attua uno «sguardo buono e non giudicante sulla sessualità umana» che risalirebbe alla costituzione pastorale del Vaticano II Gaudium et spes.

«I motivi», scrive Moia, «per cui il magistero successivo [a Gaudium et spes] abbia messo un po’ da parte questo paradigma ecclesiologico per privilegiare un contesto più legato al diritto naturale, da cui deriverebbe come insuperabile l’inscindibilità tra amore e procreazione, è tema di grandissimo interesse su cui avremo modo di ritornare».

In attesa che l’inserto di Avvenire possa ritornare sul tema, ci chiediamo se a proposito di sessualità umana si possa prescindere dal contesto legato al diritto naturale. Il punto, evidentemente, è nel nuovo paradigma fondato su di una certa articolazione del piano oggettivo (la situazione oggettiva di peccato) e quello soggettivo (la responsabilità personale), tra norma oggettiva e situazione concreta. Da anni il dibattito su questo tema attraversa la Chiesa (Cfr. ad esempio QUI) e non erano mancate risposte dal magistero (su tutte l’enciclica Veritatis splendor).

Ma l’esempio fatto tra le righe da Moia, cioè quello sulla possibilità di superare l’inscindibilità tra amore e procreazione, attacca direttamente il cuore dell’enciclica Humanae vitae (1968) del Beato Paolo VI.

Dopo l’accesso all’Eucaristia nel caso dei divorziati risposati conviventi more uxorio, la svolta della teologia morale può forse prevedere qualche forma di eccezione sull’unità inscindibile tra significato unitivo e procreativo dell’atto coniugale?

Quali prospettive si aprono in materia di contraccezione? Sono forse vere le indiscrezioni di una commissione vaticana che si dovrebbe impegnare sul caso Humanae vitae per introdurre il nuovo approccio “pastorale” (vedi QUI)?

Per capire di cosa stiamo parlando merita una lettura la riflessione di Mattew Schmitz pubblicata sulla rivista statunitense First thing (ne pubblichiamo QUI un’ampia traduzione).

Non ci esprimiamo sulle valutazioni dell’autore, ma l’articolo ha il merito di riportare alla luce un vecchio dibattito tra il cardinale Walter Kasper e il cardinale Joseph Ratzinger in qualità di prefetto della congregazione per la Dottrina della fede.

Chi vuole veramente capire cosa sta accadendo oggi nella chiesa deve conoscerlo, sarebbe utile lo conoscessero anche nelle curie, nei seminari, nelle case dei religiosi e religiose, nelle famiglie, sui tavoli delle associazioni cattoliche laddove arriva puntuale Noi famiglia&vita.

Perché alla fine, il quesito che rimane nella svolta della teologia morale auspicata da Moia è se lo sviluppo omogeneo della dottrina cattolica, e della prassi che ne deriva, è provato, oppure no. Speriamo che l’inserto di Avvenire abbia davvero occasione di tornare sul tema-

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana