Avventurieri dell’Eterno, l’ultimo libro di Antonio Socci


Eccolo qui davanti a me l’ultimo libro di Antonio Socci, di un coinvolgente colore rosso che rimanda al cuore, alla passione e all’amore. E finalmente si riparla di Eterno, quello vero, così come realmente lo incontra chi, consapevolmente o meno, lo cerca. Già dal titolo si comprende che l’Autore non ci condurrà in un territorio di scontate banalità o di melense vicende scaturite da una generalista bontà divina, intesa come buono-omaggio gratuito da usare al bisogno, dopo un’intera vita spesa attribuendosi generosi sconti sulle proprie debolezze e infedeltà.

Un libro quindi in controtendenza, a partire dall’uso del sostantivo “avventuriero”, qui al plurale, ma comunque non conforme all’accezione comune del termine, che indica qualcuno di inaffidabile, un cercatore di fortuna con pochi scrupoli, fino alla delinquenza.

Gli avventurieri indagati da Socci, sebbene assolutamente dissimili fra loro, sono accumunati dall’identica tensione verso il raggiungimento di una felicità esistenziale che soddisfi quelle inquietudini spirituali che sono proprie di tutti gli uomini e che trovano appagamento solo quando ci si arrende, senza condizioni, alla logica del trascendente e si affida all’Eterno la conduzione della propria esistenza, rinunciando nel contempo ad ogni volontà protagonistica.

Da quell’abbandono all’amore totalitario di un Dio che attende pazientemente l’assenso della sua creatura in ricerca vagante, scaturiscono avventure che la ristretta ottica dell’immanentismo relativistico odierno renderebbe impossibili.

Emblematico di come una vita ordinaria possa trasformarsi in una straordinaria è il primo episodio che ci viene proposto.

L’avventura è raccontata dalla stessa protagonista, una giovane e bella attrice, con una carriera artistica già avviata, molto soddisfatta della propria esistenza e convinta della giustezza della sua fede cattolica. Una situazione quindi comune a molti di noi.

Ma una serie di avvenimenti le fanno capire che i suoi progetti di vita ostacolano quelli che le sta indicando il Signore, così da convincersi a seguirlo senza riserve  e con assoluto abbandono. Affidatasi completamente alla fonte dell’Amore, raggiunge così una felicità unica e totalizzante, nemmeno paragonabile alle pur tante gioie terrene di cui ha pienamente goduto.

La storia, che si legge d’un fiato, è raccontata con l’efficace forma della conversazione, che rende maggior vivacità e naturalezza alla narrazione e che, in taluni punti essenziali, anticipa le domande che noi stessi, incuriositi, avremmo voluto rivolgerle.

La singolarità di questa prima vicenda è che, al di là del racconto di per sé edificante, il lettore resta coinvolto a tal punto da confrontarsi con la mentalità e le scelte della protagonista, in cui intravvede la sua stessa mentalità e le sue stesse convinzioni, fino a cercare nelle soluzioni che Gesù le offre le risposte alle proprie attese e il palesamento del proprio progetto di vita.

Ma, più di tutto, ciò che l’esperienza narrata conferma è che non esistono scorciatoie o facilitazioni, che la scelta per Dio deve essere radicale, che la sua misericordia è un dono da meritare con la coerenza di una vita quotidianamente vissuta nella grazia.

Socci passa quindi a dar ragione dell’umana inquietudine attraverso le storie di eroi conosciuti e sconosciuti e indagando le istanze di quella felicità ricercata da poeti, filosofi e scrittori, autori di pagine immortali rivisitate alla luce di un vagabondare dello spirito che può trovare requie solo quando incontra la fonte della felicità, quell’Eternità fatta carne da cui nasciamo e a cui, anche se spesso inconsapevolmente, tutti tendiamo come meta ultima del nostro destino.

Particolarmente toccante è la vicenda del giovane sacerdote spagnolo Martín Martínez Pascual, catturato e fucilato dai miliziani repubblicani nel 1936, la cui la foto, scattata pochi istanti prima dell’esecuzione, compare sulla copertina del libro.

Nei suoi occhi luminosi e sereni, in quello sguardo quasi allegro, c’è la conferma della nostra speranza cristiana, insieme alla certezza che, accettando di diventare avventurieri dell’Eterno, ci viene spalancata la via verso quella Felicità senza limiti, verso quella Patria a cui tutti aspiriamo durante questo nostro doloroso esilio sulla terra. Come ampiamente dimostra l’Autore.

Paola de Lillo