Babbo Natale? Ha la stoffa del santo – di Cara Ronza

Forse qualcuno ancora non lo sa, ma il vecchio ameno, paffuto e canuto, che scorrazza nel cielo d’inverno su una slitta carica di doni altri non è che san Nicola, vescovo di Myra, venerato a Bari e passato alla storia per la sua straordinaria generosità. In effetti, a vederlo oggi su cartoline e carta da pacco, o a trovarselo davanti, gigantesco pupazzo, all’ingresso dei centri commerciali, non si direbbe proprio che sia un alto prelato.

 

La casacca rossa e il cappello bordati di pelliccia, gli stivali adatti ad affondare nella neve accreditano piuttosto la fiaba globale del simpatico grassone che vive al Polo Nord e che, con l’aiuto di mille folletti, confeziona e poi distribuisce i regali ai bambini buoni. La storia, invece, è diversa.

 

Di Nicola, uno dei santi più venerati dalla Chiesa – cattolica, ortodossa, protestante – non abbiamo in realtà molte notizie. Sappiamo che nacque intorno alla metà del III secolo a Patara, in Licia, regione dell’antica Grecia, e che nel 300 divenne vescovo di Myra. Sappiamo che nel 325 prese parte al Concilio di Nicea, che negli ultimi anni della sua vita visitò il papa a Roma, e che morì il 6 dicembre. Di quale anno esattamente però non si sa. Gli storici non si sbilanciano e dicono soltanto “tra il 345 e il 352”. Fu seppellito a Myra (oggi Demre, Turchia) e lì restarono le sue ossa fino al 1087, quando le sue reliquie furono saccheggiate e portate a Bari. Qui, secondo la leggenda, Nicola si era fermato nel suo pellegrinaggio verso Roma.

 

Si narra che quando Myra cadde in mano musulmana, da Bari, all’epoca dominio bizantino, partì una spedizione di tre navi e 62 marinai pronti a tutto pur di salvare le reliquie del santo. Le spoglie di Nicola arrivarono in Puglia il 9 maggio 1087. Per custodirle, l’abate benedettino Elia, che in seguito sarebbe diventato vescovo della città, promosse l’edificazione di una nuova chiesa dedicata al santo. La basilica di San Nicola, capolavoro del romanico normanno, fu consacrata nel 1089. Da allora san Nicola divenne patrono di Bari e le date del 6 dicembre (giorno della sua morte) e del 9 maggio (giorno dell’arrivo delle reliquie) furono dichiarate festive per la città.

 

Fin qui, la storia. Quanto alla leggenda (che in genere, e capita spesso, porta in sé molta verità), pare che per tutta la sua vita Nicola si sia sempre preso carico di orfani, di vedove e di gente perseguitata. Dalla sua fama di uomo straordinariamente generoso deriva la leggenda che lo vuole benefattore di tre ragazze, le quali rischiavano di finire in mezzo a una strada non essendo il loro padre in grado di pagare i debiti da cui era gravato. Quando Nicola lo venne a sapere, per tre notti di fila gettò nella finestra della stanza da letto delle fanciulle sacchetti e sacchetti di monete. Con quei soldi il padre pagò tutti i debiti che aveva e gli rimasero pure i soldi per le doti delle tre figlie (la vicenda è citata anche da Dante nel Purgatorio). Ecco perché le ragazze che hanno il desiderio di sposarsi pregano san Nicola ed ecco anche perché in alcuni paesi san Nicola è considerato protettore del matrimonio.

 

Una seconda leggenda racconta che la popolazione di Myra fu salvata dalla carestia da san Nicola che moltiplicò i pani. Ciò lo fece diventare, tra l’altro, patrono dei panettieri. Durante la sua permanenza a Bari, poi, pare salvò la vita ad alcuni marinai che rischiavano il naufragio. Con l’attributo dell’ancora, perciò, è venerato anche come patrono dei marinai. L’abbondanza di tutti questi doni, a partire dal Medioevo, fece associare il giorno della festa di San Nicola alla ricchezza. Non a caso i commercianti medievali il 6 dicembre concludevano volentieri affari impegnativi.

 

Emblemi di san Nicola sono il pastorale e tre sacchetti di monete (o anche tre palle) d’oro. Vestito da vescovo, con la sua bella mitra, in molti luoghi d’Europa e non solo, dalla Grecia al Belgio, dall’Italia alla Repubblica Ceca, agli Stati Uniti, gli sono dedicate celebrazioni e processioni. Quanto al portare doni ai bambini, però, non sono più molti i paesi in cui l’incombenza è affidata al vecchio vescovo.

 

Per acquistare una fama planetaria, negli ultimi secoli, Nicola ha dovuto scendere a qualche compromesso. Con una spruzzata di credenze pagane che più che un santo l’hanno fatto diventare una sorta di nonno dell’inverno, nel Seicento gli olandesi che lo amavano e lo festeggiavano molto, lo portarono con sé nel Nuovo mondo. Nel melting pot americano, in breve tempo, il loro Sinterklaas e si trasformò in Santa Claus. Il vecchio acquistò slitta, renne e campanellini, e nei primi decenni dell’Ottocento, ormai molto diverso dal vecchio Nicola, Santa Claus divenne popolare col suo nuovo look da abitante di un fantasmagorico Polo Nord. L’abito rosso bordato di bianco, in particolare, nasce dal poema A Visit from St. Nicholas, del 1821, attribuito a Clement C. Moore, cui s’ispirò in seguito l’illustratore Thomas Nast. I suoi disegni, sulle pagine di un importante settimanale newyorkese, consacrarono per sempre l’immagine di Santa Claus che oggi tutti conoscono.

 

Insomma le cose sono andate così: i coloni olandesi portarono san Nicola in America e l’America lo rimandò in Europa un po’ meno santo, anche se sempre simpatico e generoso. Infatti, a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale, complice la pubblicità della Coca Cola di cui fu scelto come testimonial, Santa Claus-Babbo Natale si impose anche da noi, soppiantando le varie usanze regionali secondo cui i doni ai bambini li portavano santi come Nicola o la giovane Lucia.

 

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana