Barilla doveva prendere esempio da Dan Cathy – di Tommaso Scandroglio


D’accordo, Guido Barilla ha fatto male a ritrattare e a dirsi pentito per la sua uscita a favore della famiglia, l’unica che esista davvero, quella composta da papà, mamma e figli. Ha fatto male a mostrarsi contrito per aver offeso la sensibilità di qualche ideologo del fronte gay. Ha fatto male per motivi di coerenza e di altri legati a principi di morale.

Ma facendo i veniali di bassa lega domandiamoci: almeno il suo portafogli ci ha guadagnato? Se la coscienza piange il conto corrente ride? È stata una mossa furba e vincente sul piano del marketing? È vero che facendo dietrofront ha salvato “barilla e bucatini” oppure, rimanendo solo sul piano economico, ci ha perso dei quattrini compitando coram populo simile excusatio?

La risposta ci viene da una storia molto simile accaduta negli States. Dan Cathy, bussinessman americano proprietario della catena di fast-food Chick-Fil-A che conta 1.700 punti vendita sparsi in 38 stati, nel giugno del 2012 aveva pubblicamente affermato che «coloro che hanno la temerarietà di ridefinire il matrimonio attireranno il giudizio di Dio sulla nostra nazione». Mr Cathy non le aveva mandate di certo a dire da una parte alle lobby gay che in tutto il Paese stavano promuovendo progetti di legge volti alla legittimazione dei “matrimoni” omosessuali e dall’altra ai suoi colleghi filo-omosessualisti, come l’imprenditore Jeff Bezos, fondatore di Amazon, che negli anni ha rimpinguato le casse delle organizzazioni gay con milioni di dollari.

I movimenti omosessualisti avevano allora contrattaccato in modo pesante sui media. Al confronto qui da noi gli attivisti gay vanno ancora all’asilo Mariuccia. Seguiva, come nel caso Barilla, una campagna per boicottare i suoi fast-food. Cathy però non ritratta, bensì rincara la dose sostenendo che da tempo finanzia organizzazioni cristiane che difendono il matrimonio naturale e che loro stessi continueranno ad appoggiare «programmi che educano i giovani, rafforzano le famiglie, arricchiscono i matrimoni e sostengono le comunità» evitando però di sponsorizzare «organizzazioni con intento politico».

Un kamikaze del marketing verrebbe da dire. Il giornale di settore “Business Insider” infatti aveva predetto “danni permanenti al suo brand”. Gli esperti di economia dell’ “Huffington Post” si erano poi dichiarati “esterrefatti” perché Cathy aveva combinato un vero e proprio “disastro di Pr”, cioè di pubbliche relazioni.

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