Camille Paglia, atea, lesbica e libertina: «La religione produce molta più cultura degli sciocchi e mortiferi dogmi liberal»


A forza di sbarazzarsi dei vecchi cimeli nel nome dell’avanguardia, del  nuovismo, della liberazione da oppressioni non meglio specificate, della  decostruzione, del post-qualunque cosa, della ribellione al principio di non  contraddizione, insopportabile retaggio della logica aristotelica, la cultura  contemporanea si è ritrovata vuota e triste come una casa sfitta. Nelle sue  stanze l’aria si è fatta irrespirabile. La forza scioccante di tanta arte  prodotta in opposizione alle convenzioni si è imborghesita, diventando la più  bolsa delle convenzioni.

Gli intellettuali “contrarian”, quelli ostili alle idee  da salotto e ai loro meccanismi onanistici, si sono rifugiati in bolle culturali  sterili come quelle che disprezzavano e dai loro amboni hanno dettato uno sciapo  manifesto ideologico: la dimensione del significato è assurda e inutile. Il  significato non esiste. E se esiste fa schifo.

Svuotiamo i musei polverosi,  bruciamo le vecchie librerie, cancelliamo i dogmi, recidiamo i fili, spariamola  grossa, scriviamo tanto e male, rigettiamo la trascendenza e cancelliamo la  religione organizzata, diciamo ovvietà che possono sembrare intelligenti ai  lettori di Hitchens e agli ammiratori di Cattelan.

Un programma non  particolarmente vasto per una generazione che ha fatto una rivoluzione con il  fiato corto e per quella successiva che tenta di tenerla in vita con risultati  che oscillano fra il ridicolo e il pietoso. Oggi di quell’epoca idolatrata sono  rimasti soltanto surrogati. Negli anni Settanta c’erano le immagini potenti di  Mapplethorpe, oggi ci intratteniamo con quelle insipide usate da David Bowie in  un video che non riesce nemmeno ad aspirare alla blasfemia. Negli anni Ottanta  c’era quella musa pop rigogliosa e vitale di Madonna, oggi c’è il suo simulacro  asessuato e posticcio, Lady Gaga.

 

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