Capalbio, la luna e il migrante indigesto – di Renzo Puccetti


casaRicordate “Tutti a casa”? Il film di Comencini racconta lo sfaldamento dell’esercito italiano dopo l’8 settembre. In una delle prime scene il sottotenente Innocenzi, interpretato da uno strepitoso Alberto Sordi, ignaro dell’armistizio appena siglato e sotto il fuoco dei tedeschi, comunica al comando italiano un fatto che per lui ha dell’incredibile: “I Tedeschi si sono alleati con gli Americani”.

Pensate ad un africano sbarcato nel bel paese destinato dal prefetto a Capalbio. Appena giunto è stato informato che ci sono sì i leghisti che gridano imbufaliti all’invasione, ma in Italia può contare su alleati influenti e potenti tra i quali nei proclami d’accoglienza si distinguono per zelo declamatorio i membri dell’elite impegnata della sinistra.

Nel paesino dove Occhetto baciò Aureliana Alberici e il topless della Gruber turbò i lettori di gossip, come per il sottotenente Innocenzi, è successa una cosa ugualmente incredibile: i ricconi del PD si sono “alleati” con i salviniani.

E non solo a parole, questi mica scherzano; i miliardari di Capalbio che votano a sinistra, col sindaco PD in testa, hanno presentato non uno, ma ben due ricorsi al TAR.

La scena è surreale; il principe Nicola Caracciolo, campione di raffinata bontà, dalla stessa parte della barricata accanto al popolano veronese che vota Lega e al borgataro romano elettore della Meloni: accoglienza sì, ma da un’altra parte, perché, parafrasando Flaiano, fare le barricate va bene, purché i mobili siano degli altri.

Non che ai villeggianti di lusso di sinistra manchino i motivi: “ci sono territori un po’ speciali”, come quelli, spiega ancora il principe al Corriere, dove c’è “un turismo di qualità”.

Non gli si può dare torto; in un libro del 2009 Giovanna Nuvoletti, moglie di Claudio Petruccioli, fa i nomi di chi ha fatto di Capalbio meta di ristoro: Asor Rosa, i Maffettone, Lidia Ravera, Luciana Castellina; e ancora: Furio Colombo e Augias, Veltroni, Fassino e Rutelli, Santoro, Bianca Berlinguer e Claudia Gerini.

Già, Capalbio è un luogo un po’ speciale, ci sono loro, i VIP della gauche engagé, la cui vacanza non si può turbare, perché è dalle loro meningi che sgorgano le luminose idee di progresso sociale per l’intera nazione e con 50 migranti come vicini di casa c’è il rischio che i turisti di qualità facciano fagotto alla volta di un’altra colonia.

Negano che si tratti di razzismo, ma solo di un numero troppo alto per un paese tanto piccolo.

Tuttavia quando a protestare sono gli abitanti di Portula, Badia a Prataglia e Cona, stranamente i giornalisti VIP che stazionano Capalbio hanno avuto un black out. Per non parlare di Lizzola di Valbondione (BG), dove ai 115 abitanti l’anno scorso erano stati affiancati 94 migranti. Magari non avrà il “turismo di qualità” di Capalbio, ma anche Lizzola, nel suo piccolo, è pur sempre una località turistica la cui popolazione merita tutela.

L’altro tradizionale alleato del migrante, il clero da strada e da salotto, s’è squagliato. I prelati solitamente loquacissimi nel condannare la chiusura all’accoglienza risultano in questo caso latitanti.

Pure il basso clero da ramadan, quello che si era stracciato le vesti (più probabile la kefiah che la talare) contro Susanna Ceccardi, neo-sindaco leghista di Cascina rea di appendere il crocifisso nel proprio ufficio senza volere altri migranti nel Comune, per il paesino della costa tirrenica è stato colto da afasia e agrafia.

Non risultano infatti dichiarazioni per denunciare l’opposizione dei VIP capalbiesi ai 50 migranti.

Per il sindaco di Cascina Ceccardi ho dunque un modesto suggerimento: si faccia furba, segua passo, passo le mosse del sindaco PD di Capalbio, magari cominci proponendogli un gemellaggio.

 

Fonte: Libertà e Persona