Casaleggio, profeta dell’instabilità


Nei giorni scorsi hanno fatto molto rumore le parole di Gianroberto Casaleggio, guru del movimento Cinque Stelle, che profetizzava scenari foschi per l’Italia e un “autunno caldo” sul piano economico e sociale. Il suo messaggio conteneva diverse previsioni: 1) il Paese nei prossimi mesi va incontro a disordini difficilmente controllabili. Ci sarà un nuovo shock economico che si tradurrà in rivolte sociali e problemi di ordine pubblico; 2) la politica non riuscirà a governare questi disordini e ci sarà una ridefinizione dei paradigmi della rappresentanza;

3) i partiti sono organizzazioni ormai arcaiche e l’aggregazione politica si sposterà sempre più sulla Rete; 4) il movimento Cinque Stelle non andrà mai al governo con il Pd, altrimenti Casaleggio abbandonerebbe il progetto grillino; 5) l’Italia ha bisogno di una svolta per non scivolare verso il baratro.

La domanda da porsi è se un quadro così catastrofico per l’imminente futuro del nostro Paese abbia un margine, anche minimo, di attendibilità o risponda a disegni di globalizzazione e di colonizzazione dell’Italia da parte di potenze straniere e lobbies internazionali.

Fermo restando che la volatilità dei mercati internazionali rimane una spada di Damocle su tutta l’Europa e non solo sull’Italia e che il verificarsi di altre situazioni di default sulla falsariga di quella greca non sono affatto da escludere, non si può non evidenziare che la solidità del nostro sistema bancario e alcuni timidi segnali di ripresa degli indicatori fondamentali dell’economia sembrano alimentare le speranze di una ripresa della nostra economia nel 2014. E allora da dove deriva tanto pessimismo e perché Casaleggio si spinge così in là nel disegnare scenari apocalittici, sapendo che la sfiducia è la nemica numero uno di ogni ripresa economico-finanziaria?

 

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