Che errore rivelare i nomi degli agenti – di Gianandrea Gaiani


E’ morto gridando Allah Akhbar, il tunisino ricercato per la strage di Berlino ucciso alle 3 della notte scorsa a Sesto San Giovanni, nell’hinterland milanese. Una pattuglia della polizia ha sottoposto a controllo Anis Amri che procedeva a piedi nei pressi della stazione ferroviaria. Alla richiesta di esibire un documento, il terrorista ha estratto da uno zaino una pistola calibro 22 e ha sparato contro i poliziotti ferendo quello che gli aveva chiesto i documenti.

La pattuglia ha risposto al fuoco colpendo mortalmente Amri al petto. L’uomo era sprovvisto di documenti e quindi non è stato immediatamente identificato. Solo in seguito è stato accertato che si trattava dell’attentatore di Berlino.

Il ministro degli Interni, Marco Minniti ha fornito qualche dettaglio in più in diretta streaming. “Questa notte alle 3 del mattino nel corso di normale attività del territorio un pool della polizia di Stato ha fermato una persona che si aggirava con fare sospetto. Nel momento in cui è stato fermato l’uomo ha sparato colpendo l’agente Cristian Movio colpendo in parti non vitali.

L’agente è ricoverato in ospedale ma non in pericolo di vita. Gli operatori della Polizia hanno reagito e la persona che ha aggredito la pattuglia è stata uccisa. La pattuglia era composta anche dall’agente Scatà che è rimasto illeso.

La persona uccisa è risultata essere dopo le indagini del caso, Anis Amri, il presunto autore dell’attentato di Berlino”. Ho avuto modo di parlare personalmente a Cristian Movi, gli ho fatto gli auguri. E’ un ragazzo molto motivato, una persona straordinaria che ho ringraziato per la sua straordinaria professionalità insieme al suo collega.

Un ‘operazione fatta alle 3 di notte, in totale sicurezza. Ho trasmesso i miei auguri e quelli del Capo della Polizia e nei prossimi giorni andrò personalmente ad abbracciarlo”. Gli ho fatto gli auguri di Natale dicendogli che grazie alle persone come lui gli italiani potranno fare un Natale migliore”.

L’uccisione di Amri è un sollievo per tutti, anche se catturarlo vivo avrebbe forse permesso di mettere insieme molti pezzi mancanti nel “puzzle”, in particolare sui motivi del suo ritorno in Italia dove aveva soggiornato dal 2011 al 2015 per lo più nelle carceri siciliane.

Salafita legato ai gruppi jihadisti tedeschi del Lander Nord Reno –Vestfalia, Amri potrebbe aver raggiunto Milano per procacciarsi nuovi documenti falsi (aveva già cambiato 12 volte identità) o per nascondersi presso la comunità salafita milanese, una delle più importanti d’Europa anche se “poco rumorosa” probabilmente proprio perché su sospetta che funga da supporto logistico alle altre organizzazioni europee.

Sorprende che un “tecnico” come Marco Minniti (fino a ieri sottosegretario con delega ai servizi d’intelligence) abbia rivelato l’identità dei due agenti coinvolti nella sparatoria. L’agente rimasto ferito, per fortuna non gravemente, e soprattutto quello che ha ucciso Amri, esponendoli così al rischio di rappresaglie da parte di terroristi islamici (ci sono anche in Italia) o anche solo di semplici invasati in cerca di gloria e visibilità nel nome di Allah.

Dei due agenti sono stati diffusi persino luogo e data di nascita, manca solo l’indirizzo di casa per aiutare Isis e salafiti a vendicare Amri.

Lascia perplessi osservare che Minniti divulghi pochi dettagli sull’operazione che ha portato all’uccisione di Amri perché “ci sono indagini in corso” ma poi riveli l’identità degli agenti coinvolti.

Vengono taciuti nomi e oscurate facce dei nostri soldati impegnati in Iraq ad addestrare i curdi e sbattono in prima pagina due giovani agenti di un commissariato dell’hinterland milanese che hanno ucciso un pericoloso terrorista islamico?

Anche il presidente del consiglio Paolo Gentiloni ha rivolto “un ringraziamento speciale al giovane agente in prova Cristian Movio, rimasto ferito, e al suo collega Luca Scatà, che hanno mostrato coraggio e capacità personali notevoli”.

Un dilettantismo dei nostri vertici politici (francamente inaspettato almeno da Minniti) che conferma ulteriormente come i problemi di sicurezza dell’Europa esposta alla minaccia jihadista non siano legati alle forze di sicurezza e intelligence ma alla pochezza della politica, incapace di prevenire e risolvere i problemi con leggi ad hoc contro islamismo e immigrazione illegale ma pronti a metterci la faccia quando si tratta di celebrare successi.

Dopo il ministro Minniti anche il presidente del consiglio Paolo Gentiloni non ha resistito alla tentazione di celebrare il successo di un’Italia che, per una volta, si toglie qualche soddisfazione con la Germania.

Berlino ha ringraziato gli italiani ma non svelato dubbi e misteri irrisolti riguardo ad Amri. Per 24 ore la polizia ha attribuito la responsabilità della strage a in giovane afghano.

Poi a un giorno di distanza dall’eccidio le autorità tedesche hanno detto di aver trovato nel camion i documenti di Amri. Non lo avevano perquisito prima?

Poi trovano pure le impronte di Amri che avrebbero dovuto essere rilevate immediatamente considerato che il criminale tunisino è di certo inserito nelle banche dati europee e di certo tedesche.

Fonye: La Nuova Bussola Quotidiana