Cirinnà, PaeseReale contro élite – di Marco Tosatti


Paese-RealeSi chiama proprio così: Paese Reale il sito creato in maniera autonoma da un gruppo di normali cittadini, e che raggruppa già, nei primi giorni di vita centinaia di persone. Come da’ notizia l’agenzia Zenit sono impiegati, liberi professionisti, insegnanti, medici, pensionati, ma anche studenti, operai, sacerdoti, disoccupati, casalinghe, mamme.   Hanno deciso di prendere una voce, convinti di rappresentare il cosiddetto Paese reale, e hanno lanciato e sottoscritto un appello che trovate su www.paesereale.it.  (avvertenza: la pagina è molto “pesante” e occorre attendere che si apra, ndr)

Hanno voluto rispondere al manifesto delle 400 firme di persone dello spettacolo che chiedevano il voto sul DDL Cirinnà così com’era, prima delle lievi, formali – e probabilmente inutili modifiche salva coscienza richieste dal Nuovo Centro Destra di Alfano per garantire la fiducia – che di conseguenza legittimava in maniera indiretta la pratica schiavistica dell’utero in affitto (vedi Charlie Hebdo).

Così è nato Paese Reale: “L’elenco dei cosiddetti vip che chiedono la legge sulle unioni civili dimostra una sola cosa: che questo provvedimento è voluto dalle solite potentissime lobby. Ma le leggi si fanno per il bene del popolo, non delle élite”.

Che continuano: “ai 400 Very Important People noi rispondiamo con i tantissimi Very Normal People che questa legge non la vogliono perché distrugge la famiglia”. Gli autori e i firmatari dell’iniziativa si definiscono “persone con una faticosa e insieme meravigliosa routine quotidiana”, che non avranno mai una “copertina sui rotocalchi”.

Con un chiaro riferimento ai celebri firmatari della petizione di segno opposto, essi dicono di sé stessi: “Non dirigiamo testate giornalistiche importanti, non andiamo a cantare al Festival di Sanremo, tra noi non c’è il primo ballerino della Scala, o lo chef più famoso della tv, tra noi non ci sono i cantanti che riempiono i palazzetti, non ci sono gli intellettuali che stendono colate di piombo sui quotidiani, non ci sono direttori dei giornali femminili o di testate Rai”.

Ma il “Paese reale” – aggiungono – è un altro, e chiede di ritirare questa legge, “per fedeltà alla realtà stessa e alla Repubblica che in nome del popolo italiano in Parlamento siete chiamati a servire”. In particolare quelli che sostengono di essere cattolici. Ma su questo rimandiamo a un altro post, di due giorni fa, e a mons. Giovanni D’Ercole.

Fonte: S. Pietro e dintorni