Messaggio del 25 dicembre 2014

Cari figli! Anche oggi vi porto tra le braccia mio Figlio Gesù e cerco da Lui la pace per voi e la pace tra di voi. Pregate e adorate mio Figlio perché nei vostri cuori entri la sua pace e la sua gioia. Prego per voi perché siate sempre più aperti alla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.  

« Col sinodo sull’Amazzonia si rischia lo scisma » di Marco Tosatti

Immanenza, neopelagianesimo, e il rischio concreto che possa nascere uno scisma: questi sono alcuni dei rischi che l’arcivescovo José Luis Azcona, vescovo emerito della prelatura di Marajó, nella regione amazzonica brasliana, sottolinea in un suo intervento ad ACI prensa, in relazione al Sinodo sull’Amazzonia che si svolgerà in ottobre in Vaticano, e al suo Instrumentum Laboris (IL).

Il presule non maschera la realtà, nella sua analisi: “L’Amazzonia, almeno quella brasiliana, non è più cattolica” e “questo punto di partenza è cruciale per la celebrazione del Sinodo. Se l’Amazzonia ha una maggioranza pentecostale, questo fenomeno deve essere affrontato in modo approfondito. Ogni nostalgia di un’Amazzonia che non esiste più è fatale per la sua piena evangelizzazione. Vediamo che in alcune regioni dell’Amazzonia la maggioranza pentecostale raggiunge l’80%”.

Ma di questo elemento nell’IL non si parla affatto, eppure ha un profondo impatto sui popoli indigeni. “Questo è il volto dell’Amazzonia oggi”. L’arcivescovo Azcona afferma che “una lunga esperienza di anni conferma che in molte diocesi amazzoniche non si vive la fede né nella società né nella storia. L’abisso tra la confessione della fede, la sua celebrazione in bellissime liturgie e la realtà sociale, ambientale, culturale e politica non è stato ancora colmato”.

C’è poi un problema drammatico, lacerante, di cui il documento non parla, ed è quello degli abusi sui bambini, che raggiungono livelli impressionati. “Sfortunatamente, l’IL non conosce, o conoscendo non capisce, la trascendenza per il presente e il futuro dell’Amazzonia, la faccia angosciata, vittimizzata, deturpata dei bambini dai propri genitori e parenti, soggetta a schiavitù che costituisce una parte essenziale del volto abbandonato e distrutto di Gesù in Amazzonia”.

“Tutto questo documento è paglia se non comprende e non si impegna con lo spirito e la lettera del Vangelo: “Chi accoglie un bambino come questo, accoglie Me, e chi lo accoglie, accoglie mio Padre che mi ha mandato'” ( Mc 9,37)”. Cita dati impressionanti:  Nel solo Pará in un anno ci furono 25.000 segnalazioni di crimini di questo tipo (N.d.R.: Pedofilia).

Secondo gli esperti in questo settore, per ogni caso di pedofilia ce ne sono altri quattro. Se per circa un anno ci sono stati 100.000 bambini abusati nel Pará, questa faccia dell’infanzia distrutta non è una parte essenziale della faccia amazzonica?”. E aggiunge: “Dov’è la sensibilità pastorale da parte dei responsabili dell’IL così evidente e così fermamente espressa dal Santo Padre Papa Francesco?”

L’arcivescovo nota, come già fatto da altri critici, la sostanziale irrealtà dell’IL: “Dov’è la difesa dell’Amazzonia, dei suoi figli nell’IL e, quindi, nel Sinodo? Usciamo dalle false proiezioni sull’Amazzonia. Qual è il volto dell’Amazzonia? Un Sinodo di questa portata può essere costruito il prossimo ottobre con una presentazione così irreale di identità, rispetto per i diversi, quando schemi prestabiliti di interpretazione della realtà deformano il reale?”.

Non meno preoccupante è la parte teologica. “I temi che circondano l’inculturazione del Vangelo in Amazzonia sono presentati in un contesto di immanenza, neo-pelagianesimo, livellando il Vangelo alle culture amazzoniche (indigene) ecclesiologicamente prive di fondamenti teologici e pastorali, con l’annullamento del Vangelo della salvezza”.

Il punto di riferimento fondamentale dovrebbe essere il Decreto Ad Gentes, ma così non è. “In nessuna parte di IL si afferma esplicitamente qualcosa di simile. Al contrario, la tendenza al livellamento tra culture (indigene) e evangeliche è schiacciante. Questo è un punto di partenza da cui non si può prescindere in un Sinodo”.

Inoltre, l’arcivescovo Azcona sottolinea che “in nessuna parte dell’IL si parla della presenza di demoni o della loro influenza, della loro malvagità nelle persone, nei popoli e nelle culture, nonché della vittoria di Cristo, della sua liberazione e della distruzione del potere del Maligno.

Il presule sostiene che “il diffuso Pelagianesimo dell’IL, che porta ad attribuire all’uomo amazzonico, alle sue etnie e culture più di quanto gli appartenga; perché sono realtà create e contrassegnate dal peccato, si supera con  la solida dottrina conciliare sul Vangelo e la missione della Chiesa col potere del Risorto come appare di nuovo in Lumen Gentium 16”.

Citando Benedetto XVI ricorda che sarebbe una regressione, non un progresso l’utopia di una rinascita delle religioni pre-colombiane.

E in modo analogo affronta la questione della conversione ecologica: “Il bisogno di pentimento per il perdono dei peccati è la sfida fondamentale per la Chiesa in Amazzonia.

Senza questa priorità assoluta dell’essere e del fare della Chiesa, non c’è futuro per l’Amazzonia perché così dimentichiamo la presenza del Regno di Dio (Mc 1,15) nel mondo (Lc 24,44-48)”.

“Perché in IL non si grida la verità, l’unica che può salvare l’Amazzonia?” si chiede, aggiungendo che “ciò che il Santo Padre propone è l’evangelizzazione e, quindi, un’Amazzonia molto diversa da una serie di compiti vissuti, di progetti, piani pastorali, inculturazione, ecologia”.

Riguardo alla vexata quaestio dei viri probati ha idee molto nette: “Approvarli sarà mettere un pezzo di stoffa nuova su un vecchio tessuto. Lo strappo sarà più grande”.

D’altra parte, ha osservato che “il clero amazzonico ha bisogno, come tutta la Chiesa, di pentimento, conversione, fede che salva in senso stretto.

Il senso del ministero sacerdotale, e in particolare in Amazzonia, è stato perso, o  è inefficace nella vita o nell’autentica conversione pastorale dei sacerdoti. Perché ordinare i Viri probati all’interno dei presbiteri in crisi?”.

Mons. Azcona difende la “la continenza perfetta e perpetua per il Regno dei”, ma si chiede: “Esiste questo atteggiamento di preghiera per il dono del celibato nei preti dell’Amazzonia? Tutta la Chiesa prega che questo dono sublime venga riversato in tutto il corpo di Cristo? I fatti rispondono: ‘No!’”.

C’è poi un elemento di pericolo, da una discussione di questo genere. “D’altra parte decidere su questo tema è del tutto inopportuno in un contesto in cui le attuali tendenze di grandi gruppi di cattolici, i cosiddetti conservatori, mettono in discussione il Magistero della Chiesa, in particolare quello dello stesso Sommo Pontefice.

Alcuni lo dichiarano pubblicamente eretico, chiedendo il licenziamento immediato. Altri chiedono le sue dimissioni per mancanza di coerenza nella questione della pedofilia nella Chiesa! Non entriamo nella discussione della legittimità di queste domande. Quel che è certo è che una risposta affermativa aprirà al rischio mortale di divisione, di vero scisma nella Chiesa”.

E ribadisce: “Riconoscendo che la venerabile istituzione del celibato sacerdotale appartiene all’area disciplinare della Chiesa e, pertanto, è soggetta a modifiche, trovo scomodo, persino pericoloso in questo momento per l’unità ecclesiale, aprire la possibilità richiesta dall’IL”.

Secondo il vescovo, “il problema non è solo la mancanza di sacerdoti sufficienti, ma l’esame, il discernimento di questa grave mancanza per una soluzione realistica.

La radice fondamentale di questa carenza di vocazioni nella Chiesa e anche in Amazzonia, comprese le popolazioni indigene evangelizzate, è un’allarmante mancanza di fede o mancanza di fede che lavora nella pratica attraverso l’amore, anche e necessariamente nella storia e nella società”.

“Questo pericolo di scisma non è immaginario! Nemmeno in Amazzonia!” ha concluso mons. Azcona.

 

La Nuova Bussola Quotidiana

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