Messaggio del 25 dicembre 2014

Cari figli! Anche oggi vi porto tra le braccia mio Figlio Gesù e cerco da Lui la pace per voi e la pace tra di voi. Pregate e adorate mio Figlio perché nei vostri cuori entri la sua pace e la sua gioia. Prego per voi perché siate sempre più aperti alla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.  

Come la fede in Cristo avvicina Russia e Polonia

Il 17 agosto a Varsavia la storica firma di un documento congiunto da parte di cattolici e ortodossi
Varsavia, 18 luglio 2012. Non tanto un punto di arrivo quanto piuttosto l’inizio di un perL’omaggio del Patriarca Cirillo al memoriale che ricorda le vittime del massacro di Katyńcorso insieme, una nuova tappa della testimonianza positiva dell’amore fraterno tra le due Chiese, di un amore «che costituisce il criterio fondamentale del cristianesimo e la sua affermazione». L’essenziale è provocare, attraverso la preghiera comune allo Spirito Santo, malgrado le differenze realmente esistenti, «più fiducia tra i nostri fedeli e nel mondo che ci circonda».
 
 
In una lunga intervista all’agenzia cattolica polacca di informazione Kia, l’arcivescovo emerito di Gniezno, Henryk Józef Muszynski, spiega il significato della “storica” firma che il 17 agosto, al castello reale di Varsavia, attende il Patriarca di Mosca, Cirillo, primate della Chiesa ortodossa russa, e l’arcivescovo di Przemysl dei Latini, Józef Michalik, presidente della Conferenza episcopale polacca.
 
Quel giorno – che segnerà il culmine della visita che Cirillo effettuerà in Polonia dal 16 al 19 – verrà siglato un appello congiunto alla riconciliazione rivolto alle popolazioni russa e polacca, in particolare ai fedeli ortodossi e cattolici.

Un piccolo anticipo di ciò che avverrà tra un mese l’ha dato domenica scorsa il Patriarca di Mosca a Katyn, teatro nel 1943 del massacro, su ordine di Stalin, di quasi ventiduemila cittadini polacchi (ufficiali e prigionieri di guerra) da parte dell’Armata Rossa. Cirillo, dopo la liturgia celebrata nella chiesa della Risurrezione, ha definito Katyn «la scena di una tragedia che accomuna Russia e Polonia, un comune sepolcro, un luogo di afflizione condivisa, di emozione profonda», ricordando che «niente avvicina di più della comune sofferenza, se essa viene condivisa».

Fonte: L’Osservatore Romano del 19 luglio 2012

 

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