Come ti mando l’Italia nel caos e poi accuso i partiti di fantascienza


Sono quasi le 20 nel supermercato della zona altoborghese di Milano quando mi aggiro frettolosa per qualche acquisto, il minimo indispensabile per la cena visto che i prezzi qui sono commisurati ai conti in banca dei clienti e il mio  è praticamente inesistente. Ma è troppo tardi per raggiungerne altri con costi ragionevoli e, visto che il negozio è stranamente deserto, riesco a sentire il radio giornale di un network che per il resto trasmette solo musica.

“Prodi ha ottenuto solo 395 voti, il PD si è spaccato, alcuni hanno votato D’Alema, Scelta Civica ha votato Cancellieri, il PdL si è astenuto, mentre i Grillini insistono su Rodotà. Bersani si dimetterà da segretario del PD dopo l’elezione del Presidente della Repubblica”.

 

Mentre una ridda di pensieri mi passa veloce nella mente mi scappa un  involontario “Non se ne può proprio più!” non accorgendomi della presenza di una signora, che mi viene incontro chiedendomi se ha capito bene i risultati del voto parlamentare. Le confermo che ha sentito giusto. “Ben gli sta – commenta – così deve andare”.

E’  di piacevole aspetto, senza trucco e vestita casual, data l’ora tarda è frettolosa anche lei, ma non riesco a trattenermi dal porle qualche domanda chiarificatrice e, come se non aspettasse altro, parte in quarta.

Mi racconta di avere quarant’anni, anche se gliene avrei dati qualcuno in più ma noi donne siamo avare sulla nostra età e, senza che glielo chieda, mi informa di aver sempre votato PdL, sperando che lui avrebbe condotto l’Italia bene come le sue aziende, ma che alla fine non le è restato che votare Grillo “per cambiare le cose”.

 

Non vedevo l’ora di poter interrogare un grillino, perciò le chiedo se questo cambiamento le sembri produttivo, se secondo lei questi ritardi nel formare il Governo non stiano danneggiando ancor di più l’economia, se non costringeranno altre aziende a chiudere l’attività e se non ci faranno leggere sui giornali ulteriori suicidi di imprenditori disperati.

Ad ogni domanda mi risponde infervorata che non c’era altra via d’uscita per dare uno scossone alla politica e, quando le faccio notare che a furia di scossoni finiremo tutti a gambe all’aria  “Tanto tra poco chiuderò anche io – mi risponde, finalmente seria – dopo 130 anni di attività sono costretta a farlo, la mia ditta lavora per l’edilizia e adesso non si costruiscono più case”.

 

Ora comincio a capire come abbia dato un voto per rabbia, per  castigare e pareggiare i conti.

La signora inizia a a guardare l’orologio ma non accenna a muoversi, così rimaniamo ferme tra le due ali di scaffali nello stretto corridoio del supermercato, spostandoci leggermente al passaggio degli addetti che proseguono le operazioni di chiusura. Se voglio saperne di più del M5S devo affrettarmi anche nelle domande e così comincio ad incalzarla.

 

“Voi siete tutti abbastanza giovani –  le obietto – visto che Grillo dice che avete liberamente indicato i candidati alla Presidenza della Repubblica, come vi è venuto in mente il nome di Rodotà? Come lo conoscevate?”

La domanda la spiazza, capisce anche lei che l’affermazione del leader non regge all’evidenza, quindi cambia argomento. Quanto però racconta mi dà la misura del poco convincimento del suo voto – “ Sa – mi dice di nuovo accesa – non ci si può tirar fuori sennò arrivano gli insulti di Grillo”.

Le chiedo spiegazioni: “Ho provato a cancellare la mia iscrizione ma mi è arrivato subito un suo messaggio che diceva C….! Con tutto il mazzo che mi sto facendo per voi, tu te ne vai?  – e prosegue – Quindi ho capito che non posso andarmene”.

 

Sono allibita ma cerco di non farlo trasparire, né posso insistere con le domande perché ormai sono già passate le 20, anche se nessuno ci manderà via dal negozio perché i clienti sono veramente pochi e mi viene il dubbio che ormai tutti i giorni qui sia diventato così.

Le pongo perciò un’ultima domanda di carattere personale: “Come vivrà dopo la chiusura della sua attività?” Però mi accorgo che potrei averle posto una domanda sciocca, perché magari questa signora non ha le mie preoccupazioni economiche. “Venderò i muri” mi risponde decisa. “Ma a chi? – le faccio notare – questo quartiere è già tutto in liquidazione”. La signora ora è tornata serissima: “Certo, non ci sono più soldi per nessuno, sono finiti.”

 

Non mi resta che domandarle se è credente e praticante: “Credente sì, praticante no” mi risponde. “Ha mai sentito parlare di Medjugorje? Domenica c’è un bell’incontro alla Fiera di Rho, viene?” – “Sì, ho sentito parlare di quel luogo, alcune mie amiche ci sono state. Ma domenica ho già un altro impegno.”

Inutile insistere, posso solo invitarla a recarsi a Medjugorje appena possibile. “Non è detto che non ci vada, ci sto già pensando” – mi risponde di nuovo serena e, prima di allontanarsi, mi dice il suo cognome stendendomi la mano con un sorriso.

 

Torno a casa con pensieri nerissimi, acuiti poi dall’ascolto dei telegiornali, tutti contro tutti titolano le trasmissioni.

Grillo esulta, ascolto le sue affermazioni, voglio capire. “Siamo alla fantascienza politica” – ha detto oggi. Cerco nel web le sue dichiarazioni: La Bindi ha dato le dimissioni, cominciano ad andarsene. Abbiamo mandato a casa 5 partiti in due mesi, sono spariti Udc, Fli e Di Pietro, fra poco si rompe anche il Pd e poi seguirà il Pdl. E ancora: Li stiamo mandando a casa, ci avviciniamo al momento della resa dei conti e noi abbiamo tutto segnato.

 

Per tranquillizzarmi cerco nella memoria altri anni terribili che ho vissuto in passato e che l’Italia ha poi superato. Ma di simili a questi non ce n’è, perché allora, belli o brutti, buoni o cattivi, avevamo degli uomini politici, degli statisti o dei semplici politicanti che la politica sapevano condurla. E soprattutto avevamo la coesione sociale contro i nemici comuni, come ad esempio lo erano le Brigate Rosse.

 

Oggi non abbiamo più nessuna unità, né sicurezza né certezza. Mi torna in mente Geremia: Maledetto l’uomo che confida nell’uomo. (Ger 17,5).

Mi tranquillizza pensare che io e tanti altri confidiamo solo in Dio.

 

Ester Consalvi