Compito a casa: studiare l’eccitazione sessuale – di Benedetta Frigerio


Era il giugno del 2013 quando il concetto di ideologia gender era ancora sconosciuto ai più. Allora il Fatto Quotidiano ne parlò presentandolo sotto le ambigue spoglie di «educazione alla sessualità e al genere». Descrivendo con entusiasmo i corsi all’avanguardia per le scuole elementari, fra cui quelli di cui «si occupa l’associazione “L’Ombelico” che ha diversi progetti a Milano e a Roma».

Allora “L’Ombelico” aveva già sponsorizzato, in più di 60 classi di 12 scuole primarie di Milano, l’iniziativa “Parole dette e non dette”, «per prevenire le violenze sessuali e fornire consapevolezza sul proprio corpo». Stefania Girelli, educatrice e coordinatrice dell’associazione aveva spiegato così: «Ragioniamo su cosa vuol dire essere maschi e femmine, su come ci si rapporta alla sessualità anche in base alle diverse età, su come si crea il rispetto di sé e degli altri».

Girelli aveva descritto anche un altro corso destinato agli asili nido per aiutare i genitori «a combattere gli stereotipi di genere che si propongono, anche a livello inconscio, già dai primi mesi di vita». Le sperimentazioni erano avvenute a Torino, Milano, Sesto San Giovanni e Concorezzo ispirandosi al documentario “Bomba libera tutti”.

Negli anni successivi i corsi si sono diffusi sempre di più anche grazie all’approvazione di strategie e leggi, come la Buona Scuola entrata in vigore nel 2015, che prevede l’educazione di genere «negli istituti di ogni ordine e grado».

Quest’anno, ad esempio, sempre a Concorezzo si svolgerà nelle quarte elementari il progetto “Parole dette e non dette”, che pur presentato ai genitori come preventivo agli abusi verso i minori, sembra nascondere altro.

Nel libretto esplicativo del corso si parla infatti di «esercizi» per spiegare «la sessualità ludica» e di «sessualità relazionale, riproduttiva e ludica», soffermandosi persino sulla differenza fra «un tocco positivo e un tocco negativo».

Durante la presentazione del corso ai genitori non è stato detto di più, ma i contenuti più precisi li ha denunciati la madre di un alunno della scuola primaria Bonetti di Milano.

Qui, il 15 dicembre del 2015, “L’Ombelico” aveva proposto l’avvio di un corso contro gli abusi sui minori di cui la scuola aveva informato le famiglie con un avviso sul diario, ma senza alcun riferimento all’“educazione sessuale”.

Visto il contenuto generico dell’avviso, la donna, una lavoratrice straniera impossibilitata a partecipare a tutte le riunioni dei genitori, fidandosi della scuola aveva posto la sua firma sul consenso allo svolgersi delle lezioni (tenute da due operatrici dell’associazione in presenza del maestro di italiano).

La donna era quindi venuta a conoscenza degli effettivi contenuti solo a corso già iniziato, avvertita dall’insegnante di ripetizioni al bambino, Ermes Dovico.

L’insegnante aveva notato un appunto sul diario in cui si consigliava la visione del filmato “L’albero della vita”. Un video in apparenza innocuo, ma che pretende di spiegare i rapporti sessuali ai bambini fin dalla più tenera età.

Successivamente il maestro di italiano aveva scritto una nota sul diario segnalando che l’alunno non aveva finito i compiti: «Gli esercizi incompleti erano quelli sull’“educazione sessuale” che mi sono rifiutato di fargli svolgere nelle modalità indicate, ritenendole non consone per un bambino e vista anche la contrarietà della madre».

Il corso, che si teneva di mercoledì pomeriggio dalle 14.30 alle 16.30, «si è quindi tramutato in una sorta di attività obbligatoria con tanto di richiamo, nonostante si trattasse di un’attività extracurricolare».

L’alunno ha raccontato alla madre che «durante le lezioni, oltre a come si manifesta l’eccitazione sessuale maschile e femminile, era stato descritto l’atto sessuale, spiegando ai bambini che esiste anche la possibilità di assumere pillole per evitare di avere figli».

Sul sito dell’associazione si può inoltre scoprire che “L’Ombelico” «sponsorizza libri per l’infanzia come il “Piccolo Uovo” e “Il libro di Tommy sull’omogenitorialità”, volti a far credere ai bambini che mamma e papà siano sostanzialmente intercambiabili» e che «collabora con altre associazioni come Zona K, atte a promuovere le ‘famiglie’ queer».

Come se non bastasse nel 2012 la giornalista Loredana Lipperini pubblicò sul suo blog gli appunti ricevuti da Girelli sulle domande sollevate dai bambini delle elementari durante i corsi: «”Fare sesso è una tua decisione o è data dal destino?”; “Cosa vuol dire sesso orale? E scritto? Cos’è il sesso coniugale?”. “Secondo voi è giusto divorziare dopo essere stati innamorati e sposati?”».

Mentre gli adulti erano ancora convinti che «non si può parlare di certi argomenti con i bambini così piccoli. Rischiamo di traumatizzarli o di togliere la poesia dell’amore (…). Guardi, so che avete buone intenzioni ma come facciamo con i bambini così piccoli?».

E se già essere perplessi in merito è grave, forse lo è ancor di più l’assenza di risposte chiare, di cui non c’è alcuna traccia.

Eppure il Piano formativo dell’istituto non parla di “educazione sessuale” per la primaria, ma solo di prevenzione al “bullismo”.

Sebbene il secondo il comma 17 della legge sulla Buona Scuola dica che le istituzioni scolastiche devono assicurare “la piena trasparenza e pubblicità dei piani triennali dell’offerta formativa” , mentre nel patto educativo di corresponsabilità “la scuola si impegna a far conoscere in modo semplice le linee principali del proprio piano di lavoro”.

«Nonostante questo il progetto non è inserito nel Pof, mentre nell’avviso alle famiglie non parlava di “educazione sessuale”».

Contattata la dirigenza scolastica, conclude Dovico, «ci hanno spiegato di non essere al corrente dell’avvenuto svolgimento di “Parole dette e non dette” e di non averne dato l’autorizzazione. Resta il problema delle tante famiglie straniere che potrebbero non essere al corrente di quanto accaduto».

 

Fonte: La NBQ