Con la lavanda dei piedi Gesù ci invita a lavarci i piedi gli uni agli altri. Così il Papa nella Messa in Coena Domini nel carcere minorile


La lavanda dei piedi è “una carezza che fa Gesù” per invitarci a lavarci i piedi gli uni agli altri. E’ questa l’esortazione che Papa Francesco rivolge nella sua prima Messa in Coena Domini da Pontefice, celebrata nel pomeriggio all’interno del Carcere minorile romano di Casal del Marmo. Vi hanno preso parte circa 120 persone, fra le quali 50 giovani detenuti, ragazzi e ragazze. Durante la celebrazione che dà inizio al Triduo Pasquale, il Papa ha lavato i piedi a 12 di loro, di nazionalità e confessioni diverse.

Al termine della Messa, la Reposizione del Santissimo Sacramento.

Se io, il Signore, ho lavato i piedi a voi anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni agli altri. Nella breve omelia pronunciata a braccio, Papa Francesco si rivolge ai giovani detenuti di Casal del Marmo con parole toccanti, che vanno dritte al cuore, partendo dall’immagine di Gesù che lava i piedi ai suoi discepoli. “Questo è commovente”, afferma Papa Francesco. Pietro non capiva, rifiutava, come si evince dal Vangelo proclamato, ma Gesù glielo ha spiegato:

“Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come ho fatto io”.

E dunque l’invito di papa Francesco è a seguire “l’esempio del Signore”: lui, Dio, che “è più importante” lava i piedi:

“perché fra noi quello che è il più alto, deve essere al servizio degli altri”.

Lavare i piedi è, infatti, dire “io sono al tuo servizio”, e concretamente significa che “dobbiamo aiutarci” l’un l’altro:

“A volte mi sono arrabbiato con uno, con l’altra … ma, lascia perdere: lascia perdere e se ti chiede un favore, fatelo. Aiutarci l’uno l’altro: questo Gesù ci insegna e questo è quello che io faccio, e lo faccio di cuore, perché è mio dovere. Come prete e come vescovo devo essere al vostro servizio”.

Parole che commuovono e con le quali Papa Francesco vuole indicare dove è la radice di quest’attitudine:

“Ma è un dovere che mi viene dal cuore: lo amo. Amo questo e amo farlo perché il Signore così mi ha insegnato. Ma anche voi, aiutateci: aiutateci sempre. L’uno all’altro. E così, aiutandoci ci faremo del bene”.

Papa Francesco conclude ricordando il senso del gesto della lavanda dei piedi:

“Ciascuno di noi pensi: “Io davvero sono disposta, sono disposto a servire, ad aiutare l’altro?”. Pensiamo questo, soltanto. E pensiamo che questo segno è una carezza che fa Gesù, perché Gesù è venuto proprio per questo: per servire, per aiutarci”.

Quindi Papa Francesco ha compiuto lui stesso il gesto che Gesù fece duemila anni fa: si è inginocchiato, per 6 volte, ha lavato i piedi a 12 giovani detenuti – fra cui due ragazze e un paio di musulmani – e poi li ha asciugati e baciati, rendendo così concreto e visibile quanto aveva detto prima: “quello che è il più alto, deve essere al servizio degli altri”.

E facendo sì che quella commozione nel vedere Gesù che lava i piedi, si trasmettesse vibrante fra i giovani detenuti di Casal del Marmo. Per compiere il rito della lavanda dei piedi, Papa Francesco ha indossato un grembiule donato dalla comunità di “Villa san Francesco” di Facen di Pedavena, in provincia di Belluno, che ospita ragazzi con difficoltà familiari e personali.

Questi giovani hanno realizzato l’indumento con filamenti provenienti dalla Terra Santa. Al momento della pace, Papa Francesco ha abbracciato e baciato nuovamente i 12 giovani rappresentanti di tutti gli altri. E dopo ha dato personalmente la comunione a tutti coloro che si sono avvicinati alla comunione.

La liturgia è stata animata da canti col sottofondo della chitarra. L’animazione è stata, infatti, affidata ad un gruppo di 40 volontari dell’Associazione denominata ‘Volontari Casal Del Marmo”, che da anni lavorano nel carcere. Insieme con loro, anche i membri del Rinnovamento nello Spirito che animano la liturgia domenicale.

A concelebrare con il Santo Padre il cardinale vicario Agostino Vallini, il Sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato, mons. Angelo Becciu, il segretario del Papa mons. Alfred Xuereb, padre Gaetano Greco, cappellano del carcere e un suo confratello.

Nel suo ministero come arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Bergoglio usava celebrare la Messa in Coena Domini in un carcere, in un ospedale o in un ospizio per poveri o persone emarginate. Con la celebrazione a Casal del Marmo il Papa Francesco ha dunque voluto continuare quest’uso, caratterizzato da un contesto di semplicità.

E dopo la messa il Papa si è trasferito nella palestra dell’Istituto per incontrare i giovani detenuti e tutto il personale.

 

Testo proveniente dal sito di Radio Vaticana