Consegnati a Mattarella 180 mila “no” al gender nelle scuole


Sono oltre 180 mila le firme raccolte dalla petizione no-gender “Per una scuola che insegna e non indottrina”. Questa mattina le 41 associazioni promotrici le hanno consegnate al presidente della Repubblica Mattarella.
 

Intanto mentre l’opinione pubblica è concentrata sulle proteste contro la riforma scolastica, domenica scorsa la commissione Cultura della Camera dei Deputati ha approvato un emendamento che introduce “lezioni di parità di genere in tutte le scuole”. Sulla petizione Paolo Ondarza ha intervistato Toni Brandi, presidente di Pro Vita Onlus:

R. – Le firme che sono state raccolte, in circa due mesi, sono 180 mila 517, cosa che per una petizione nazionale credo non sia mai successa.

D. – Ecco, a questo punto arriveranno nelle mani del presidente Mattarella…

R. – Che certamente – mi spiace dire la verità – è stato quello, delle tre autorità che abbiamo sollecitato (il premier Renzi e il ministro Giannini, ndr.) che ha mostrato maggiore sensibilità al tema. Il presidente ha risposto con una bella lettera, con saluti, e ci augura successo. Una lettera positiva.

Mentre gli altri neanche hanno risposto. Sono nove settimane, che noi cerchiamo un appuntamento con il ministro dell’Istruzione Giannini, che ne ha fissati due e poi li ha cancellati. Da Renzi non abbiamo avuto nessuna notizia.

D. – E poco si parla di questo indottrinamento che – denunciate- sta già avvenendo nelle scuole italiane…

R. – Guardi, noi stiamo mettendo insieme un dossier con numerosissimi casi di indottrinamento gender. Produrremo presto anche un video, perché a Milano, a Perugia, a Torino, in moltissime scuole, in moltissimi asili nido soprattutto, i bambini vengono indottrinati sulla teoria gender e su un aperto transessualismo e omosessualismo.

D. – Indottrinamento – denunciate – condotto da organizzazioni Lgbt…

R. – Spieghiamo agli ascoltatori che la sigla sta per Lesbiche, Gay, Transessuali e Bisessuali. Adesso questo indottrinamento è volontario, e le amministrazioni stanno “buttando” milioni e milioni di euro per promuovere queste teorie assurde, ma se passerà il ddl Fedeli, che è ora al Senato, tutto ciò sarà obbligatorio. Il decreto Fedeli vuole derogare 200 milioni di euro a questo fine.

D. – Va ricordato, a questo punto, quanto accaduto domenica scorsa, quando ad insaputa della maggior parte della gente è stato approvato un emendamento dalla settima Commissione della Camera dei Deputati, che introduce lezioni di parità di genere in tutte le scuole di ogni ordine e grado. Di cosa stiamo parlando?

R. – Dell’applicazione del decreto Fedeli, senza che questo sia stato approvato in pratica.

D. – Nell’enunciato c’è la questione della parità di genere, quindi la lotta agli stereotipi culturali ad ogni forma di discriminazione, di prevaricazione dell’uomo sulla donna. Dietro, però si nasconde anche l’ideologia del gender…

R. – Ma certo, assolutamente. A noi ci dicono sempre: “Guardiamo l’Europa”. Perché non ci raccontano cosa è successo nei Paesi nordici? La Norvegia è il più grande Paese che ha sostenuto, negli ultimi dieci anni, le teorie del gender. Invito tutti gli ascoltatori ad andare su Internet e cercare “il paradosso norvegese”.

Adesso hanno tagliato i fondi all’Istituto del genere norvegese – questa è un’azione del governo – perché si sono resi conto che sono delle teorie assurde. Le dò un esempio: il prof. Lippa, norvegese, ha intervistato 200 mila persone di 58 culture diverse e in tutti i casi ha trovato che gli uomini vanno verso lavori di meccanica, di tecnica, e le donne verso lavori che riguardano i servizi e le persone. Questi studi dimostrano che uomini e donne sono biologicamente diversi.

D. – Questa è la dimostrazione che non si tratta di stereotipi culturali, quegli stereotipi che la teoria del genere vorrebbe abbattere, in nome di un egualitarismo, che però annulla ogni differenza di natura…

R. – Esatto. E’ lì che si sbagliano, perché gli stereotipi esistono, come no: sono le veline, le donne oggetto, le donne iper-sessualizzate; sono gli uomini, i maschi infedeli e muscolosi con le belle macchine, che portano le giovani a non mangiare, ad avere anoressia ed altre malattie.

Questi stereotipi, spinti dai media – la televisione Mtv, per esempio – danneggiano la nostra società e vanno combattuti.

Testo proveniente dal sito di Radio Vaticana