Messaggio del 25 dicembre 2014

Cari figli! Anche oggi vi porto tra le braccia mio Figlio Gesù e cerco da Lui la pace per voi e la pace tra di voi. Pregate e adorate mio Figlio perché nei vostri cuori entri la sua pace e la sua gioia. Prego per voi perché siate sempre più aperti alla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.  

Cosa dice a noi “terremotati” quella volta in cui (perfino) Stalin fu “folgorato” dalla Madonna – di Antonio Socci

SchermataIn questi giorni con la sua presenza addolorata e discreta, fra i vivi e i morti, fin dalla notte del terremoto, il vescovo di Ascoli, monsignor D’Ercole, ha provato ad annunciare l’unica vera speranza. Per tutti. Dice la Sacra Scrittura che Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi” (Sap 1,13), ma anzi ha dato la vita di suo Figlio per amore nostro e ha costruito per noi una casa che nessuno potrà mai abbattere: “Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano la città di Dio, la santa dimora dell’Altissimo. Dio sta in essa: non potrà vacillare” (Sal. 45, 5-6).

Questa è la nostra vera casa. A volte basta una semplice immagine per intuirlo.

 

QUELLA FOTO

Ieri il sito di “Avvenire” ha rilanciato una foto dove la chiesa di Arquata del Tronto appare tutta distrutta: nel mezzo alle rovine, però, la statua di una Madonnina era stranamente rimasta in piedi. Solo lei, che è la Regina della città celeste.

E’ un’immagine suggestiva, che facilmente si presta a diventare metafora. Sia della situazione della Chiesa, sia della situazione del mondo.

Perché nella spiritualità cattolica Maria è colei che resta sempre fedele al Figlio e sempre vicino a tutti i suoi figli. E’ la Madre intrepida presente fin sul Calvario, quando gli apostoli erano fuggiti (Pietro aveva anche rinnegato).

Maria è la Madre che sempre protegge e difende noi, suoi figli, è la Madre di tutte le madri, che asciuga le loro lacrime, che chiede a Dio le grazie per noi ancor prima che le domandiamo, come scrive Dante.

 

SOTTO LA TUA PROTEZIONE

Dopo la tragedia del terremoto e considerando gli immensi problemi in cui sprofonda il nostro Paese, con una situazione internazionale piena di nubi minacciose, è facile essere presi dallo sconforto e pensare che non ne possiamo uscire fuori.

Chi può dare al Paese la svolta di cui ha vitale bisogno? Sinceramente non si vedono giganti né salvatori della patria. Non ci sono dei De Gasperi in circolazione. Del resto il compito è sovrumano e lo scetticismo è ovvio.

Per questo – come accade nei momenti gravi e tormentati – chi ha la fede cristiana mette in campo le sue “armi non convenzionali”: quelle della fede.

Benedetto XVI recandosi sui luoghi del terremoto in Emilia, nel 2012, disse: “Sulle macerie del dopoguerra, non solo materiali, l’Italia è stata ricostruita certamente grazie anche ad aiuti ricevuti, ma soprattutto grazie alla fede di tanta gente animata da spirito di vera solidarietà, dalla volontà di dare un futuro alle famiglie, un futuro di libertà e di pace”.

Chi può negare che quella ricostruzione fu un autentico miracolo dove la fede del popolo ebbe un grande ruolo? Del resto poi si tradusse in quello che gli storici chiamano “miracolo economico”.

Oggi, dopo questo terremoto, considerato lo stato del Paese, alcuni cattolici hanno avanzato l’idea di chiedere al cardinale Bagnasco, come Presidente della Cei, di consacrare l’Italia al Cuore Immacolato di Maria (magari alla Santa Casa di Loreto per affidare a lei tutte le case degli italiani).

Rinnovando così un gesto che altre volte in passato è stato fatto dai vescovi italiani: “Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio Santa Madre di Dio…”.

 

UN FIUME DI GRAZIE

Solo il Cielo sa quante volte questa materna protezione avrà difeso il nostro Paese da prove dolorose. Così pensano i cattolici.

Non a caso le nostre città sono piene di splendide opere d’arte realizzate come ex voto per ringraziare la Madonna: ricordo solo la bella basilica barocca di Santa Maria della Salute, a Venezia, proprio di fronte a Piazza San Marco (dall’altra parte del Canal Grande), con cui i veneziani celebrarono la liberazione dalla peste nel 1631.

Come ha scritto una volta don Giussani: “Il popolo cristiano, da secoli, è stato benedetto e confermato nell’essere proteso alla salvezza, io credo, specialmente da una cosa: il santo Rosario”.

Magari la Madonna potrebbe tenere anche una mano sulla testa dei governanti, perché spesso – nella nostra storia – più che il rimedio sono stati parte del problema.

Per secoli la Chiesa ha insegnato questa devozione alla Madonna, anche con atti pubblici di consacrazione. Oggi sembra spesso presa da considerazioni sociologiche e dal “fare”.

Naturalmente è bene che la Caritas sia stata subito presente nei luoghi del terremoto ed è molto bello che il 18 settembre prossimo venga fatta una colletta in tutte le chiese d’Italia per i terremotati.

Ma c’è chi avverte che la cosa più preziosa che la Chiesa può fare per il nostro popolo provato dalla sofferenza è – appunto – di ordine soprannaturale.

Almeno questo pensano molti cattolici. I laici ovviamente hanno altri orizzonti. Ma vorrei segnalare che ci sono esempi storici di ricorso alla protezione della Madonna che dovrebbero colpire anche loro.

 

STALIN E MARIA

Vittorio Messori – per esempio – nel suo libro “Ipotesi su Maria” ha ricostruito il caso clamoroso di Stalin (proprio quel satanasso, massacratore di cristiani!).

Un giornalista e storico russo, che proviene dalla nomenklatura sovietica, nel 1997, ha pubblicato documenti fino ad allora top secret che svelano una vicenda clamorosa.

E’ noto che nel momento in cui le truppe tedesche, invasero l’Urss e sembrarono sul punto di prevalere, Stalin fece qualcosa di inimmaginabile: fece riaprire al culto 20 mila chiese che aveva chiuso e i santuari più popolari, acconsentì all’elezione del Patriarca ortodosso, poi fece organizzare solenni processioni con la veneratissima icona della Madre di Dio di Kazan, protettrice della Russia e addirittura la fece portare in aereo a Stalingrado.

Fece perfino in modo che l’altra icona amata dal popolo, la “Madonna della tenerezza” di Vladimir, su un aereo militare, in segno di benedizione sorvolasse Mosca circondata dai tedeschi; fece appello al popolo della Santa Russia e addirittura recuperò la prassi zarista mandando i soldati in battaglia al grido “Avanti con Dio!”.

Fatto sta che i russi combatterono come leoni e i nazisti furono vinti. Gli storici, che conoscevano alcuni di questi fatti, seguiti da una svolta nell’atteggiamento verso i cristiani, ritennero che fossero dettati da Realpolitik. E che la mossa di Stalin fosse riuscita.

Oggi, con l’apertura degli archivi si è scoperto che all’origine di tutto c’è un religioso ortodosso libanese, padre Elia, un mistico che, pregando per la salvezza della Russia ebbe una visione della Madonna la quale – scrive Messori – “gli trasmise le disposizioni del cielo”.

Erano esattamente le cose che Stalin poi fece eseguire, dopo aver ricevuto la lettera del metropolita libanese attraverso l’ambasciata sovietica a Beirut.

La conferma è data dal fatto che nel 1947 proprio a quello sconosciuto asceta libanese fu assegnato – nella sorpresa generale – il Premio Stalin (che egli gentilmente rifiutò).

Evidentemente il Cielo non voleva che la Russia fosse conquistata e distrutta dal paganesimo nazista. E oggi, dalla Russia dove rifiorisce meravigliosamente la fede cristiana, quella stessa icona prodigiosa è stata portata da Putin in Vaticano.

 

Antonio Socci

Da “Libero”, 28 agosto 2016

 
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