Croazia, la popolazione non vuole le nozze gay

Il referendum in Croazia mira a proibire preventivamente  nella Costituzione una ipotetica legalizzazione dei matrimoni tra omosessuali, i  sondaggi indicano un netto vantaggio del «sì». Gli elettori croati saranno chiamati domenica alle urne per esprimersi in un  referendum su un emendamento costituzionale che definisce il matrimonio come  l’unione tra un uomo ed una donna, impendendo così ogni possibile riconoscimento  dei matrimoni gay.  

 

Il referendum è stato indetto da una campagna, che si  chiama «Nel nome della famiglia», che ha raccolto 700mila firme nel Paese che ha  4,5 milioni di elettori, in reazioni alle dichiarazioni del governo guidato dal  premier socialdemocratico Zoran Milanovic aveva suggerito che avrebbe in futuro  potuto legalizzare le nozze gay. Il governo di Milanovic ha già provocato  l’apsra reazione dell’influente chiesa cattolica  croata varando lo scorso anno corsi di educazione sessuale nelle scuole.

 

Oltre all’appoggio della chiesa cattolica,  la campagna contro le nozze gay ha quello dell’opposizione conservatrice,  guidata dall’Unione croata democratica (Hdz). Milanovic ed i suoi ministri si  sono opposti all’iniziativa chiedendo ai propri sostenitori di votare contro il  referendum, affermando che se la misura dovesse passare verrebbero limitati i  diritti dei gay.

 

Il rischio, ha spiegato il ministro degli Esteri,  Vesna Pusic, è che la Croazia «introduca una discriminazione nella propria  costituzione e permetta agli stati di interferire nella sfera privata di ciascun  cittadino». Nonostante la campagna per il «no» del governo gli ultimi sondaggi  mostrano come il 40% degli elettori socialdemocratici intendano votare per il  «sì».

A votare «sì» hanno invitato la Chiesa cattolica croata, come anche i vertici delle  comunità religiose minoritarie (ortodossi serbi e musulmani bosniaci) e i  partiti di centro-destra. Il governo, i partiti di centro-sinistra e una fetta  significativa della stampa e del mondo accademico sono schierati invece con il  fronte dei «no».

Fonte: Vatican Insider