Decreto filiazione, un’altra spallata al matrimonio – di Tommaso Scandroglio


“Mai più figli divisi in categorie di serie A e di serie B. Da oggi esistono solo figli senza aggettivi. Finiscono i drammi umani che ci sono stati nel passato. Non esistono più aggettivi vicino alla parola figlio, ma figli e basta. È un fattore di civiltà”. Questo il commento del premier Enrico Letta in una conferenza stampa tenuta il 12 luglio per presentare “un decreto legislativo di revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione che modifica la normativa al fine di eliminare ogni residua discriminazione rimasta nel nostro ordinamento tra i figli nati nel e fuori dal matrimonio, così garantendo la completa eguaglianza giuridica degli stessi”, come si legge in una nota del Consiglio dei Ministri.

 

In realtà questo decreto legge porta semplicemente a compimento ciò che era già stato disposto con la recente legge 219 del 10 dicembre del 2012 la quale, rivoluzionando completamente la materia della filiazione naturale così come era stata disciplinata nel codice civile, aveva già in quel testo soppresso le duplice espressione “figlio naturale-figlio legittimo” sostituendola semplicemente con la parola “figlio”, dato che – come si legge nel modificato art. 315 c.c. – “Tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico”.

 

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