Diffamazione, no al carcere. Maxi-multe anche sul web


Approda oggi in aula al Senato il disegno di legge sulla diffamazione, il voto finale dovrebbe esserci entro domani. Una vera e propria corsa contro il tempo per evitare il carcere ad Alessandro Sallusti (che ieri ha formalizzato la rinuncia all’affidamento ai servizi sociali), l’esecutività della sentenza che lo condanna scatta un mese dopo il pronunciamento dello scorso 26 settembre, che cade venerdì.

Ieri il via libera in commissione, ma permangono molti aspetti di criticità, al netto della cancellazione della sanzione carceraria, denunciati dalla Federazione della Stampa.

Vengono modificati la legge sulla stampa del 1948 e il Testo unico della radiotelevisione e articoli del Codice penale. Aumentate le multe da 5mila a 100mila euro, in base alla gravità dell’offesa e della diffusione. Pena raddoppiata se c’è recidiva riscontrabile nei due anni precedenti, o diminuita, qualora sia pubblicata la rettifica. Come pena accessoria prevista l’interdizione dalla professione da uno a 6 mesi, fino a 3 anni in caso di recidiva.

Le rettifiche vanno pubblicate sui quotidiani e sulle testate on line non oltre due giorni dalla richiesta, per i periodici non oltre il secondo numero successivo, nella stessa collocazione della notizia “incriminata”. La persona offesa potrà chiedere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, che non può essere inferiore a 30mila euro.

Pene previste anche per il direttore o il vicedirettore responsabile, per omesso controllo. Modificati anche gli articoli del codice penale su ingiuria e diffamazione. Permangono dubbi, in particolare sul cosiddetto bavaglio alla Rete, ma il capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri, è favorevole, «Le ingiurie su Internet restano a vita», dice, considerando il testo «equilibrato».

Di tutt’altro avviso il sindacato dei giornalisti che ieri ha organizzato un presidio al Pantheon. Di «azione liberticida dal sapore fascista, fatta in nome della libertà di stampa» parla il segretario Franco Siddi. «Era  meglio prima, carcere compreso», arriva a sostenere il presidente Roberto Natale. E ora si schierano per modifiche al testo il Pd con Anna Finocchiaro e l’Udc con Roberto Rao.

Angelo Picariello

Fonte: Avvenire