Discorso di Papa Francesco nel Palazzo presidenziale di Nairobi – Discorso di Papa Giovanni Paolo II il 6 maggio 1980


SalutaSignor Presidente,
Onorevoli Membri del Governo e Autorità Civili,
Distinti Membri del Corpo Diplomatico,
Cari Fratelli Vescovi,
Signore e Signori,

sono davvero grato per la vostra calorosa accoglienza in questa che è la mia prima visita in Africa.

 La ringrazio, Signor Presidente, per le gentili parole rivoltemi a nome del popolo keniota, e sono ansioso di essere in mezzo a voi. Il Kenya è una Nazione giovane e vigorosa, una comunità con ricche diversità, che interpreta un ruolo significativo nella regione. La vostra esperienza nel plasmare una democrazia è condivisa in vari modi da molte altre Nazioni africane. Come il Kenya, anch’esse operano per edificare sulle solide basi del rispetto vicendevole, del dialogo e della cooperazione una società multietnica che sia realmente armoniosa, giusta e inclusiva.

La vostra è anche una Nazione di giovani. In questi giorni, mi aspetto di incontrarne molti e di parlare con loro, al fine di incoraggiarne le speranze e le attese per il futuro. La gioventù è la risorsa più preziosa di ogni Paese. Proteggere i giovani, investire su di essi e offrire loro una mano è il modo migliore per poter assicurare un futuro degno della saggezza e dei valori spirituali cari ai loro anziani, valori che sono il cuore e l’anima di un popolo.

Il Kenya è stato benedetto non soltanto con una immensa bellezza, nelle sue montagne, nei suoi fiumi e laghi, nelle sue foreste, nelle savane e nei luoghi semi-deserti, ma anche con un’abbondanza di risorse naturali.

La gente del Kenya apprezza grandemente questi tesori donati da Dio ed è conosciuta per la propria cultura della conservazione, che le rende onore. La grave crisi ambientale che ci sta dinnanzi esige una sempre maggiore sensibilità nei riguardi del rapporto tra gli esseri umani e la natura.

Noi abbiamo una responsabilità nel trasmettere la bellezza della natura nella sua integrità alle future generazioni e abbiamo il dovere di amministrare in modo giusto i doni che abbiamo ricevuto. Tali valori sono profondamente radicati nell’anima africana. In un mondo che continua a sfruttare piuttosto che proteggere la casa comune, essi devono ispirare gli sforzi dei governanti a promuovere modelli responsabili di sviluppo economico.

In effetti, vi è un chiaro legame tra la protezione della natura e l’edificazione di un ordine sociale giusto ed equo. Non vi può essere un rinnovamento del nostro rapporto con la natura senza un rinnovamento dell’umanità stessa (cfr Laudato si’, 118).

Fintanto che le nostre società sperimenteranno le divisioni, siano esse etniche, religiose o economiche, tutti gli uomini e le donne di buona volontà sono chiamati a operare per la riconciliazione e la pace, per il perdono e per la guarigione dei cuori.

Nell’opera di costruzione di un solido ordine democratico, di rafforzamento della coesione e dell’integrazione, della tolleranza e del rispetto per gli altri, il perseguimento del bene comune dev’essere un obiettivo primario.

L’esperienza dimostra che la violenza, il conflitto e il terrorismo si alimentano con la paura, la sfiducia e la disperazione, che nascono dalla povertà e dalla frustrazione. In ultima analisi, la lotta contro questi nemici della pace e della prosperità dev’essere portata avanti da uomini e donne che, senza paura, credono nei grandi valori spirituali e politici che hanno ispirato la nascita della Nazione e ne danno coerente testimonianza.

Signore e Signori, la promozione e la preservazione di questi grandi valori sono affidate in modo speciale a voi, che guidate la vita politica, culturale ed economica del vostro Paese. È questa una grande responsabilità, una vera e propria vocazione al servizio dell’intero popolo keniota. Il Vangelo ci dice che a quelli a cui è stato dato molto, sarà richiesto molto (cfr Lc 12,48).

In questa luce, vi incoraggio ad operare con integrità e trasparenza per il bene comune e a promuovere uno spirito di solidarietà a ogni livello della società.

Vi chiedo, in particolare, di mostrare una genuina preoccupazione per i bisogni dei poveri, per le aspirazioni dei giovani e per una giusta distribuzione delle risorse umane e naturali con le quali il Creatore ha benedetto il vostro Paese. Vi assicuro il costante impegno della comunità cattolica, mediante le sue opere educative e caritative, al fine di offrire il suo specifico contributo in tali ambiti.

Cari amici, mi è stato detto che qui in Kenya c’è la tradizione che i giovani alunni piantino alberi per la posterità. Possa questo segno eloquente di speranza nel futuro e di fiducia nella crescita donata da Dio sostenervi negli sforzi di coltivare una società solidale, giusta e pacifica sul suolo di questo Paese e in tutto il grande Continente africano.

Vi ringrazio ancora una volta per la vostra calorosa accoglienza e su di voi, sulle vostre famiglie e su tutto l’amato popolo del Kenya invoco abbondanti benedizioni del Signore.

Mungu abariki Kenya!

Dio benedica il Kenya!

Fonte: sito de La Santa Sede

 

Discorso di Giovanni Paolo II a Nairobi il 6 maggio 1980

 

Sua Eccellenza, il Presidente della Repubblica del Kenya,
Onorevoli Membri del Governo,
Vostre Eminenze, Venerabili Fratelli nell’Episcopato,
il Sindaco della Città di Nairobi,
Cari fratelli e sorelle,

1. Sono profondamente grato per le cortesi e cordiali parole di benvenuto che Sua Eccellenza, il Presidente del Kenya mi ha rivolto. Perché non è solo un privilegio, ma anche una gioia poter venire a trovare la gente di questo paese. Ascoltando queste parole di benvenuto, che sono espressione della tradizionale ospitalità africana che ingentilisce il vostro popolo, non posso che sentirmi fra amici, che sentirmi accettato nella vostra grande famiglia, la famiglia del Kenya.

La ringrazio sinceramente, Signor Presidente, per l’invito fattomi un po’ di tempo fa. Vi ho trovato la stima che Lei, come Capo di questa Repubblica, vuole esprimere a me, Capo della Chiesa Cattolica. Nel suo invito riconosco il suo impegno per promuovere il reciproco intendersi fra tutte le genti e tutte le nazioni. Vi ho trovato il suo profondo rispetto per gli uomini di ogni religione e per il valido contributo che i veri credenti in Dio possono dare al futuro del suo paese e di tutte le nazioni.

Tramite Sua Eccellenza, saluto tutti i cittadini, dovunque siano: nelle vostre città e nei vostri villaggi, in montagna e nelle pianure, lungo le coste del mare o dei laghi. Saluto tutti gli uomini e le donne di questo paese che ha avuto il dono della pace e dell’unanimità dei suoi abitanti nell’impegno per promuovere un progresso giusto per tutti, conservando allo stesso tempo una ricca identità culturale. Saluto i genitori ed i loro figli, gioia ed orgoglio di ogni famiglia e di tutta la nazione. Saluto gli anziani e tutti coloro che si occupano del benessere degli altri abitanti. In modo speciale, il mio cuore è rivolto ai malati e a coloro che soffrono, e a tutti coloro che sono schiacciati da grosse responsabilità. Sappiate che c’è un fratello che è venuto a voi da Roma, uno che vi pensa, che vi ama e che vi è vicino nella preghiera. Infine, desidero estendere il mio saluto a tutti gli abitanti che vivono fuori dal paese, per ragioni di lavoro, studio o servizio alla patria.

Wananchi wote, wananchi wote wapenzi – a tutti voi, persone che vivete e lavorate in Kenya, a tutti voi dico: grazie per il vostro benvenuto e che la pace sia con voi!

2. La mia visita è anche il viaggio pastorale del Vescovo di Roma, il Pastore della Chiesa Universale, alla Chiesa del Kenya. Sua Eminenza, Cardinale Otunga, e miei cari fratelli Vescovi: permettetemi di dirvi quanto apprezzi questo momento del mio primo contatto con voi sul vostro suolo natale. Mi avete invitato, e nel nome del Signore – nel santo nome di Gesù Cristo – saluto voi e tutte le persone che sono affidate alla vostra cura pastorale.

Oggi sono fra voi perché voglio rispondere all’ordine che il Signore Gesù stesso diede a San Pietro e agli altri Apostoli: che fossero i suoi “testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra” (At 1,8); perché voglio testimoniare con voi che Gesù è il Signore, che è risorto dai morti perché tutti potessero vivere. Vengo a voi come Successore di San Pietro al Seggio di Roma per pregare con voi il Signore per tutte le meraviglie che ha compiuto nella Chiesa del Kenya.

3. Ed ora voglio salutare in particolare voi, giovani qui presenti, e tramite voi tutti i giovani di questa terra! So che portate nei vostri cuori i vostri sogni per il futuro del Kenya, e nelle vostre mani la forza per realizzare quei sogni. Siano la gioia e la pace sempre nei vostri cuori!

Mi è stato detto che voi rappresentate più della metà della popolazione di questo paese; e così, parlare al Kenya, significa parlare a voi! Queste allora sono le mie parole per voi oggi: siate voi stessi; sotto l’amore paterno di Dio siate cittadini onesti del vostro paese, figli e figlie degni del Kenya. Siate giovani, e aiutatevi l’un l’altro generosamente e fraternamente. Siate giovani, e non fate conoscere ai vostri cuori l’egoismo o la bramosia. Siate giovani, e lasciate che le vostre canzoni rivelino il vostro coraggio e la vostra visione del futuro!

Sì, giovani del Kenya, quello che ho detto ai giovani di tutto il mondo lo ripeto anche a voi: il Papa è vostro amico e vi ama, e vede in voi la speranza per un futuro migliore, un mondo migliore! Il mio messaggio speciale per voi, e tramite voi a tutti i giovani del Kenya è il seguente: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Mt 7,12). Credete nel potere dell’amore di risollevare l’umanità. Con coraggio e preghiera, con determinazione e sforzo, gli ostacoli possono essere superati, i problemi risolti. Possa il Dio Onnipotente proteggervi e sostenervi in quest’ora di sfida.

4. E a tutti voi, cari amici, esprimo ancora il mio grazie per la calorosa ospitalità della vostra terra. Da questo primo momento sul suolo keniano mi avete aperto i vostri cuori. A mia volta, vi assicuro del mio affetto, amicizia e stima. Voglio ora prendere a prestito dal vostro inno nazionale quelle parole che così bene esprimono i miei sentimenti e la mia preghiera nel momento in cui inizio la mia visita pastorale in Kenya: “Oh Dio di tutta la creazione, benedici la nostra terra e la nostra nazione” – Ee Mungui nguvu yetu – Ilete baraka Kwetu!

Fonte: sito de La Santa Sede