Dna artificiale. Il rischio è che sia «un gioco per ricercatori ambiziosi» (e affaristi senza scrupoli)


Pubblichiamo l’articolo di Carlo Petrini, responsabile dell’Unità di bioetica dell’Istituto superiore di sanità, apparso sull’Osservatore Romano.
Un gruppo di scienziati dello Scripps Institute di La Jolla (California), guidato da Floyd E. Romesberg, ha ottenuto un organismo vivente con un Dna semisintetico in grado di replicarsi. Il lavoro, il cui primo firmatario è Denis A. Malyshev, è stato pubblicato nella rivista Nature, che vi ha dedicato la copertina.

Gli scienziati hanno inserito all’interno del genoma di Escherichia coli, un comune batterio, una coppia di basi (x e y) aggiuntiva rispetto alle due coppie di basi azotate (adenina-timina e citosina-guanina) che formano il Dna naturale.

Per consentire il trasferimento delle basi nel genoma del batterio i ricercatori hanno utilizzato un plasmide, che funziona come “cavallo di Troia” per l’inserimento di tratti di Dna. L’inserimento è riuscito, superando tutti i meccanismi di controllo e difesa che vengono naturalmente messi in atto.

Il traguardo ora raggiunto è notevole perché riguarda l’“alfabeto” che caratterizza ogni organismo vivente.

 

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