Dolan benedice i democratici e non gliele manda a dire su aborto e Dio

Quando è salito sul palco davanti a una platea in parte ostile, ma tutta raccolta, non è indietreggiato di un millimetro. E ha pregato Dio senza usare mezzi termini, affinché desse loro la forza di difendere «la legge naturale», la «libertà religiosa» e «la vita».

Così il cardinale Timothy Dolan, capo dei vescovi della Chiesa cattolica americana, ha benedetto la convention democratica, spaccata tra chi, pur a volte negoziando sui principi “non negoziabili” della Chiesa, si considera un fedele di Roma, e chi il cardinale non lo voleva proprio perché quei principi li chiama universali.

Dolan ha cominciato come ha fatto settimana scorsa davanti ai repubblicani, chiedendo a «Dio onnipotente, padre di Abramo, Isacco e Giacobbe, rivelato a noi così potentemente tramite tuo Figlio, Gesù Cristo», di benedire «tutti coloro che sono su questa terra», e in particolare «i poveri e i sofferenti». Ché «una società grande si fonda sopratutto sul rispetto che mostra per i più deboli e bisognosi fra noi».

LA LIBERTA’ RELIGIOSA MINACCIATA. Il cardinale ha poi menzionato il dono della vita. Lo aveva fatto anche davanti al Gop, già compatto in sua difesa. Ma questa volta Dolan, dato il luogo in cui pregava, avrà ritenuto di doversi soffermare su di essa più a lungo. Così, chiedendo a Dio di infondere «in noi il coraggio di difendere la vita senza cui nessun altro diritto è sicuro», ha fatto esplicito riferimento a «coloro che devono ancora nascere, che possano essere accolti e protetti!». E non ha mancato di benedire i malati e gli anziani, affinché siano «accompagnati da una compassione reale».

Dolan è poi intervenuto sulla questione più imbarazzante. Quella che ha portato i cattolici a denunciare apertamente il presidente Obama, che a gennaio aveva firmato una legge in cui costringe le istituzioni religiose a pagare assicurazioni inclusive di contraccettivi e aborto, violando la libertà di coscienza.

Perciò, quasi puntando su coloro che capiscono l’ingiustizia, ha implorato: «Possa questa terra della libertà non mancare di persone abbastanza coraggiose da difendere la nostra libertà fondamentale. Rinnova in tutte le nostre persone un profondo rispetto per la libertà religiosa: la prima, la più amata libertà lasciataci in eredità dai nostri padri fondatori». E ha concluso, a Charlotte come a Tampa, ricordando coloro che hanno dato la vita per difendere la libertà degli Stati Uniti e coloro che lo fanno servendo nell’esercito. Questa volta, però, il cardinale ha aggiunto un nota bene che, più che un appunto, è suonato come una bomba in una kermesse dove praticamente ogni discorso ha dato almeno uno zuccherino alla lobby Lgbt. «Possa – ha precisato Dolan – la nostra libertà essere in armonia con la verità».

E legando la legge naturale alla vera felicità ha continuato: «Mostraci ancora come la felicità sia fondata unicamente sul rispetto della legge naturale e della natura di Dio. Dacci la forza per resistere alla tentazione di rimpiazzare la legge morale con gli idoli da noi costruiti». Chiedendo in più la capacità di rifiutarsi «di rimpiazzare quelle istituzioni che tu ci hai dato per il bene della vita e della società».

SOPRACCIGLI ALZATI. La benedizione è stata chiesta anche per gli immigrati e per coloro che li accolgono, punto su cui Dolan aveva maggiormente insistito durante la benedizione ai repubblicani. Dolan ha ricordato il tradizionale principio di sussidiarietà contrario allo statalismo: «Ti lodiamo per il genio del governo americano delle persone, fatto dalle persone e per le persone». Poi, oltre a benedire Obama e Biden, questa volta ha menzionato i loro avversari chiamandoli per nome, il che ha fatto alzare non pochi sopraccigli: «Ti chiediamo di guidare coloro che ci governano: il presidente Barack Obama il vice presidente Joseph Biden, il Congresso, la Corte Suprema, e tutti coloro che, incluso il governatore Mitt Romney e il membro del congresso Paul Ryan, vogliono servire il bene comune cercando di ricoprire ruoli pubblici».

LA QUESTIONE DI DIO. Il cardinale ha poi domandato aiuto per «ricordare che l’unico governo giusto è quello che serve i suoi cittadini piuttosto che se stesso». Infine, oltre i poveri, i disoccupati, i malati e i soli, Dolan ha parlato ancora una volta di coloro «che sono perseguitati a causa delle loro convinzioni religiose». E ha richiamato, a un partito sino alla fine incerto se cancellare la parola «Dio» dalla sua piattaforma programmatica, che innanzitutto bisogna ringraziale Lui «per il grande regalo della nostro adorato paese per cui noi siamo “una nazione sottomessa a Dio” e per cui “in Dio confidiamo”», così come recitano tutti i documenti fondativi degli Stati Uniti d’America.

Fonte: Tempi.it