Dopo ictus rischia licenziamento. I colleghi: «La aiutiamo noi»


Mariangela Melis, 44 anni, madre di due bambini, è una donna fortunata. Nonostante l’ictus che l’ha colpita il 23 maggio dello scorso anno. Nonostante l’invalidità che non le permette di dare il massimo. Nonostante la multinazionale francese per cui lavora dal 2001 le abbia proposto la mobilità, anticamera del licenziamento, perché non è più rapida ed efficiente come prima di quel 23 maggio.
Eppure, dicevamo, è una donna molto fortunata e quella che le è capitata non è storia di tutti i giorni. «Noi siamo convinti che possa farcela e siamo pronti a impegnarci con tutte le nostre forze per aiutarla in ogni modo a risolvere appieno le mansioni affidatele dalla direzione», hanno scritto in una lettera-appello i trentaquattro dipendenti del centro commerciale Carrefour di San Sperate (Cagliari), rivolgendosi ai vertici dell’azienda.
In epoca di tagli e licenziamenti, non hanno pensato “una in meno” né girato la testa dall’altra parte, ma si sono messi in gioco personalmente, offrendosi di fare loro ciò che la collega non potrà più eseguire con i ritmi di un tempo, rallentata dagli strascichi di una malattia che è stata vicina a ucciderla. «Siamo convinti che anche una multinazionale, che deve preoccuparsi di mercati e bilanci, abbia un cuore: non può lasciare sola una sua lavoratrice che, a causa di un ictus, per il momento non può essere la stessa», scrivono al Carrefour, appellandosi all’umanità di un colosso con tante teste e manager abituati a ben altre problematiche.
Non chiedono nulla: offrono. Non pretendono pietas, la annunciano. Non demandano, fanno: «Lo ribadiamo, garantiamo noi per Mariangela», continueranno loro ciò che lei lascerà a metà e, se il suo passo sarà incerto, ci saranno trentaquattro mani pronte a prendere la sua. Chissà qual è la formula di un miracolo umano tanto raro, forse nasce dalla mitezza di Mariangela «che in tutti questi anni ha percorso un pezzo di strada con noi e con l’azienda», forse da un ambiente di lavoro che lascia ancora spazio a sentimenti e umanità. Fatto sta che i colleghi sono chiari: «Oltre che una splendida mamma, è una lavoratrice capace e leale, sempre pronta con le parole e il suo sorriso a tirare su di morale chi attraversava un momento difficile. Abbiamo rischiato di perderla quel maledetto 23 maggio e non vogliamo perderla mai più».
Cassieri, magazzinieri, commessi, compagni di lavoro che dimostrano di saperne almeno quanto i più aggiornati neurologi, “sentendo” che il licenziamento potrebbe significare la regressione di tutti i passi avanti fatti in questi mesi di cure: «Quando a settembre è tornata è stata una festa di baci, abbracci e lacrime di commozione. L’abbiamo vista lavorare di nuovo dopo la lunga assenza forzata, recuperando energie e sorriso, ma anche fiducia: ci ha detto che per lei il lavoro è una spinta a non mollare, a combattere la sua battaglia… L’abbiamo vista di nuovo triste da quando ha saputo della proposta dell’azienda. Ma siamo diventati tristi anche noi, perché abbiamo paura che questa situazione pregiudichi i suoi progressi». Per il momento Mariangela non è più la stessa, ma loro puntano sul futuro, e comunque non scartano chi improvvisamente è diventato più fragile, semplicemente lo aiutano, com’è scritto nella legge senza tempo che ci fa uomini e donne.
Non sappiamo ancora come reagiranno le cento teste della multinazionale, sappiamo però che non esiste pubblicità più bella per loro e consigliamo di non farsela sfuggire. Mariangela è indubbiamente una donna fortunata, perché se è vero che gli amici si riconoscono quando si è caduti a terra, e se è vero che il bene fatto prima o poi torna indietro, lei di amici – veri – ne ha tanti, e per di più dotati di una qualità poco nota. Si chiama gratitudine.

Lucia Bellaspiga
Fonte: Avvenire