« E il femminismo francese riscopre la famiglia “normale” » di Marco Gervasoni

Mentre il cantante di una band rock italiana, vestito come David Bowie  e Renato Zero cinquant’anni fa (eppur si pretende “rivoluzionario” e “fuori dagli schemi”) dice, ricevendo un premio, che l’Italia “è indietro nei diritti civili”, intendendo la sepoltura, si spera definitiva, del ddl Zan, nei paesi “avanti” nei “diritti civili” ci sono chiari segnali che questo avanzamento non è gradito.


Per meglio dire, lo è a un’estrema minoranza, una bolla costituita da scrittori, giornalisti, operatori del mondo dei media e dello spettacolo, insomma un po’ la pletora di “nani e ballerini” secondo l’immortale definizione di Rino Formica. E ai politici della sinistra, che ormai da decenni in crisi di idee e anche di rappresentanza sociale, ha sostituito il mito del proletariato e delle classi subalterne con quello delle minoranze sfruttate e perseguitate, in cima delle quali ci sarebbero gay e trans.

Da qui il progetto di una sorta di tirannia delle minoranze, fondata su ossimori quali la “differenza inclusiva” e amenità di questo genere, e da realizzare per via legislativa attraverso colpi di mano parlamentari, per via giudiziaria attraverso sentenze di giudici “democratici” che facciano giurisprudenza, e soprattutto per via culturale attraverso l’occupazione manu militari delle casematte, secondo la nota definizione gramsciana, cioè televisioni, giornali e case editrici.

Qui però, a ragionare da hegelo-marxisti, scatta la contraddizione. E il pubblico di lettori mainstream, pasciuto da anni se non da decenni di ideologia del “differenzialismo inclusivo” meglio noto come politicamente corretto, che ora ha preso le più violente sembianze woke, sembra reagire, almeno sul piano delle vendite dei libri, in maniera diversa.

Un esempio viene dalla Francia, importante perché filosoficamente, con il decostruzionismo filosofico (pure una scopiazzatura di Nietzsche e di Heidegger) ha fatto crescere l’ideologia del politicamente corretto, del genere e del woke (la sinistra americana ha da tempo abbandonato Marx, che non aveva mai capito, per Derrida). Poi perché il suo presidente, Macron, è il più politicamente corretto del pianeta, dopo forse il piccolo Trudeau in Canada, che ne è una caricatura. Infine perché i lettori francesi sono i più forti di tutto il mondo, intendendo che leggono di più.

Ebbene mentre in Italia la solita bolla piangeva per i “diritti negati”,  in Francia vendevano e vendono alla grande l’ultimo libro di Eric Zemmour, La France n’a pas dit son dernier mot, un peana alla grandezza della nazione, della tradizione, della storia, un antidoto salutare al differenzialismo inclusivo e manifesto di una potenziale maggioranza silenziosa.

Ma soprattutto vende ovunque l’ultimo libro di Mona Chollet, giornalista al “Monde diplomatique” (sinistra doc, anche un po’ radicale) femminista, autrice anni fa di un fortunato volume di elogio delle streghe moderne, cioè le donne libere, tradotto anche da noi. Il nuovo libro, edito da Zones, si intitola Reinventer l’amour, ma non ci si faccia ingannare dal sottotitolo, comment le patriarcat sabota les relations héterosexuelles (come il patriarcato distrugge le relazioni eterosessuali). Questo termine chiave del pensiero femminista, anche di quello dei poveri da rotocalco scandalistico, cioè “patriarcato”, è un fantasma e un’ossessione più che un concetto, visto che, semmai sia veramente esistito, il patriarcato è sparito da noi a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso e in Francia almeno da un decennio prima.

Ma il sottotitolo serve per richiamare i lettori, perché a leggere il libro, l’autrice esalta la sanità e la “normalità” (finalmente questa parola) dell’amore eterosessuale e della forma che esso prende, la famiglia. Se questa forma di relazione oggi è in crisi, secondo Chollet, più che del patriarcato, è responsabilità anche della donna, “una creatura sentimentale e dipendente, dalle domande tiranniche, che investono eccessivamente la sfera affettiva e amorosa”. Tanto che il recensore del “Figaro”, Madeleine Meteyer, la paragona alla “misoginia” del grande romanziere Henry De Montherlant, di destra ma soprattutto omosessuale, che appunto disprezzava le donne.

Roba da far inorridire Zan e Boldrini assieme, insomma. Non paga, Chollet (anzi, “la” Chollet)  scrive che, a dispetto delle difficoltà, la relazione amorosa eterosessuale monogamica è quella che rende più “stabili e sereni”. Tanto che a un certo punto cita persino un’altra paladina del femminismo d’antan, Marguerite Yourcenar, e il suo elogio della donna in cucina poiché “è una forma di amore” e questi sentimenti di “tenerezza”, propri dei cromosomi femminili, “non devono andare perduti in favore di una carriera”.

Mentre lasciamo i lettori di Fabio Volo, gli spettatori di Antonella Clerici e i fan dei Maneskin credere che noi italiani siamo “indietro”, guardiamo al  medioevo prossimo venturo che viene dalla Francia, e ricominciamo a sorridere.

 

La Nuova Bussola Quotidiana