Fecondazione assistita? La “napro” è più efficace ed è “cattolicamente corretta”. Infatti nessuno ne parla


Ha un tasso di riuscita che è il doppio di quello della fecondazione  assistita, per percentuali di nascite da coppie che seguono i trattamenti, e  costa undici volte di meno, ma è praticata da pochi medici in tutto il mondo,  boicottata dalla lobby della provetta e ignorata dai sistemi sanitari nazionali.  La naprotecnologia è nata negli Stati Uniti e da qualche anno è approdata in  Europa, ma continua a scontare il pregiudizio che la considera un approccio  confessionale alla medicina, condizionato dai dogmi religiosi.

Niente di più  lontano dalla realtà. Se è vero che le pratiche della naprotecnologia si  conformano rigorosamente alla bioetica cattolica, è altrettanto dimostrato che  il suo approccio al problema della sterilità è scientificamente e clinicamente  più rigoroso di quello praticato nell’ambito della fecondazione assistita. E per  questo alla fine è anche più efficace: lo dicono le statistiche.

«La differenza fra naprotecnologia e fecondazione in vitro consiste nel fatto  che nella prima la questione fondamentale è la diagnosi delle cause  dell’infertilità, si cerca una spiegazione medica del perché una coppia non  riesce a procreare, quindi si cerca di eliminare il problema e “aggiustare” il  meccanismo naturale, ridandogli la sua armonia», spiega Phill Boyle, il  ginecologo irlandese che tiene i corsi di formazione in naprotecnologia per  medici di tutta Europa in una clinica di Galway.

«Nel procedimento in vitro,  invece, la diagnosi delle cause non ha importanza, i medici vogliono  semplicemente “aggirare l’ostacolo”, eseguendo una fecondazione artificiale.

 

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