Messaggio del 25 dicembre 2014

Cari figli! Anche oggi vi porto tra le braccia mio Figlio Gesù e cerco da Lui la pace per voi e la pace tra di voi. Pregate e adorate mio Figlio perché nei vostri cuori entri la sua pace e la sua gioia. Prego per voi perché siate sempre più aperti alla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.  

Francesco: Sarajevo esempio per il mondo che la pace è possibile

Papa parla a SarajevoSono a Sarajevo “come pellegrino di pace e dialogo”. E’ quanto affermato da Papa Francesco nel suo primo discorso in Bosnia ed Erzegovina, tenuto alle autorità del Paese nel Palazzo presidenziale. Il Pontefice, ricordando la storica visita di San Giovanni Paolo II, 18 anni fa, ha sottolineato che la concordia che oggi si vive a Sarajevo, dopo gli anni della guerra, è un esempio per il mondo intero.

L’indirizzo di saluto al Papa è stato rivolto dal presidente di turno della Presidenza del Paese, Mladen Ivanić.

E’ un motivo di gioia per me trovarmi a Sarajevo, una città che dopo aver “sofferto per i sanguinosi conflitti del secolo scorso” è tornato ad essere “luogo di dialogo e pacifica convivenza”. Papa Francesco ha esordito così nel suo intervento alle autorità della Bosnia ed Erzegovina, il primo discorso della sua visita apostolica.

Sarajevo, ha soggiunto a braccio, “è passata da una cultura dello scontro, della guerra a una cultura dell’incontro”. Quindi, ha subito voluto sottolineare che questo piccolo Paese riveste “uno speciale significato per l’Europa e per il mondo intero”.

Sarajevo ci esorta a valorizzare il dialogo e sanare le ferite del passato

Da secoli, ha osservato, “in questi territori sono presenti comunità che professano religioni diverse e appartengono a diverse etnie e culture”, senza che questo “abbia impedito per lungo tempo l’instaurarsi di relazioni reciproche amichevoli e cordiali”.

Anche la stessa struttura “architettonica di Sarajevo – ha detto – ne porta visibili e consistenti tracce, poiché nel suo tessuto urbanistico sorgono, a breve distanza l’una dall’altra, sinagoghe, chiese e moschee, tanto che la città ricevette l’appellativo di Gerusalemme d’Europa”:

“Abbiamo bisogno di comunicare, di scoprire le ricchezze di ognuno, di valorizzare ciò che ci unisce e di guardare alle differenze come possibilità di crescita nel rispetto di tutti. È necessario un dialogo paziente e fiducioso, in modo che le persone, le famiglie e le comunità possano trasmettere i valori della propria cultura e accogliere il bene proveniente dalle esperienze altrui”.

Sono venuto come pellegrino di pace e dialogo

Oggi, ha proseguito, “anche le gravi ferite del recente passato possono essere rimarginate e si può guardare al futuro con speranza, affrontando con animo libero da paure e rancori i quotidiani problemi che ogni comunità civile è chiamata ad affrontare”:

“Sono venuto come pellegrino di pace e di dialogo, 18 anni dopo la storica visita di San Giovanni Paolo II, avvenuta a meno di due anni dalla firma degli Accordi di Pace di Dayton. Sono lieto di vedere i progressi compiuti, per i quali occorre ringraziare il Signore e tante persone di buona volontà.

È però importante non accontentarsi di quanto finora realizzato, ma cercare di compiere passi ulteriori per rinsaldare la fiducia e creare occasioni per accrescere la mutua conoscenza e stima”.

La Bosnia ed Erzegovina è parte integrante dell’Europa

“Per favorire questo percorso – ha sottolineato – sono fondamentali la vicinanza e la collaborazione della Comunità internazionale, in particolare dell’Unione Europea, e di tutti i Paesi e le Organizzazioni presenti e operanti sul territorio della Bosnia ed Erzegovina”:

“La Bosnia ed Erzegovina è infatti parte integrante dell’Europa; i suoi successi e i suoi drammi si inseriscono a pieno titolo nella storia dei successi e dei drammi europei e sono nel medesimo tempo un serio monito a compiere ogni sforzo perché i processi di pace avviati diventino sempre più solidi e irreversibili”.

Opporsi alla barbarie di chi non accetta le differenze

In questa terra, ha detto ancora, “la pace e la concordia tra Croati, Serbi e Bosgnacchi, le iniziative volte ad accrescerle ulteriormente, le relazioni cordiali e fraterne tra musulmani, ebrei e cristiani, rivestono un’importanza che va ben al di là dei suoi confini”:

“Esse testimoniano al mondo intero che la collaborazione tra varie etnie e religioni in vista del bene comune è possibile, che un pluralismo di culture e tradizioni può sussistere e dare vita a soluzioni originali ed efficaci dei problemi, che anche le ferite più profonde possono essere sanate da un percorso che purifichi la memoria e dia speranza per l’avvenire. Io ho visto oggi questa speranza, in quei bambini che ho salutato all’aeroporto – islamici, ortodossi, ebrei, cattolici e altre minoranze – tutti insieme, gioiosi! Quella è la speranza! Facciamo la scommessa su questo”.

Francesco ha così ribadito che “abbiamo tutti bisogno, per opporci con successo alla barbarie di chi vorrebbe fare di ogni differenza l’occasione e il pretesto di violenze sempre più efferate, di riconoscere i valori fondamentali della comune umanità, valori in nome dei quali si può e si deve collaborare, costruire e dialogare, perdonare e crescere, permettendo all’insieme delle diverse voci di formare un nobile e armonico canto, piuttosto che urla fanatiche di odio”.

Garantire diritti della persona, a partire dalla libertà religiosa

I responsabili politici, ha proseguito, “sono chiamati al nobile compito di essere i primi servitori delle loro comunità con un’azione che salvaguardi in primo luogo i diritti fondamentali della persona umana, tra i quali spicca quello alla libertà religiosa”.

In tal modo, ha ripreso, “sarà possibile costruire, con concretezza d’impegno, una società più pacifica e giusta, avviando a soluzione, con l’aiuto di ogni componente, i molteplici problemi della vita quotidiana del popolo”.

“Perché ciò avvenga è indispensabile l’effettiva uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e nella sua attuazione, qualunque sia la loro appartenenza etnica, religiosa e geografica: così tutti indistintamente si sentiranno pienamente partecipi della vita pubblica e, godendo dei medesimi diritti, potranno attivamente dare il loro specifico contributo al bene comune”.

La Bosnia ed Erzegovina viva la primavera dopo l’inverno della guerra

La Santa Sede, ha concluso il Papa, “si felicita per il cammino fatto in questi anni ed assicura la sua sollecitudine nel promuovere la collaborazione, il dialogo e la solidarietà, sapendo che la pace e il reciproco ascolto in una convivenza civile e ordinata sono le condizioni indispensabili per un autentico e duraturo sviluppo”.

“Essa auspica vivamente che la Bosnia ed Erzegovina, con l’apporto di tutti, dopo che le nuvole nere della tempesta si sono finalmente allontanate, possa procedere sulla via intrapresa, in modo che, dopo il gelido inverno, fiorisca la primavera. E si vede fiorire qui la primavera”.

Uscendo dal palazzo presidenziale, Francesco ha liberato delle colombe simbolo di pace davanti ad una folla festante.

Testo proveniente dal sito di Radio Vaticana

torna su▲