Il dolore del Papa per la tragedia di Lampedusa: “Vergogna, mai più simili tragedie”


Una “vergogna” che, con l’aiuto di tutti, non deve più ripetersi. È con questo pensiero che Papa Francesco ha concluso questa mattina l’udienza per un evento dedicato al 50.mo dell’Enciclica di Giovanni XXIII Pacem in terris. Il Papa ha pregato, anche tramite un tweet, per gli oltre 90 morti già accertati e le centinaia di dispersi in mare – tra cui mamme, bambini, donne incinte – naufragati questa mattina mentre tentavano di raggiungere l’Isola di Lampedusa.

“Parlando di pace e parlando dell’inumana crisi economica mondiale, che è un sintomo grave della mancanza di rispetto dell’uomo, non posso non ricordare, con grande dolore, le numerose vittime dell’ennesimo tragico naufragio avvenuto oggi al largo di Lampedusa. Mi viene la parola ‘vergogna’… E’ una vergogna!”.

L’eco dei flutti e dei corpi senza vita che galleggiano sull’ennesima bara spalancata dal Mediterraneo sotto una carretta del mare entra con uno tsunami tra gli affreschi della Sala Clementina.

Papa Francesco – che ha forse visto le prime, tragiche foto pubblicate sul web e ha letto dell’orrore piombato addosso a sopravvissuti e soccorritori – chiude il discorso appena tenuto con una voce rotta dal dolore e dallo sdegno.

Due sentimenti che un istante dopo confluiscono in una invocazione al cielo e a chi ha il potere di fare qualcosa sulla terra:

“Preghiamo insieme Dio per chi ha perso la vita, uomini, donne, bambini, per i familiari e per tutti i profughi. Uniamo i nostri sforzi perché non si ripetano simili tragedie! Solo una decisa collaborazione di tutti può aiutare a prevenirle”.

Il dolore per l’ennesima tragedia di Lampedusa suggella una riflessione anch’essa a suo modo dolente, divisa tra la bellezza dei valori che la fede promuove e sostiene – pace, giustizia, dignità umana – e la delusione per il sistematico tradimento di quegli stessi valori da parte di chi bada a interessi diversi del bene comune.

Davanti a Papa Francesco vi sono i partecipanti alla Giornate per il 50.mo della Pacem in terris, la celebre Enciclica del futuro Santo Giovanni XXIII che nel 1963 – ricorda il Papa – esortò il mondo “sull’orlo di un conflitto atomico mondiale” a “promuovere e praticare la giustizia” e a “contribuire allo sviluppo umano integrale, secondo la logica della solidarietà”. E tuttavia, obietta Papa Francesco:

“Guardando alla nostra realtà attuale, mi chiedo se abbiamo compreso questa lezione della Pacem in terris.

Mi chiedo se le parole giustizia e solidarietà sono solo nel nostro dizionario o tutti operiamo perché divengano realtà.

L’Enciclica del Beato Giovanni XXIII ci ricorda chiaramente che non ci può essere vera pace e armonia se non lavoriamo per una società più giusta e solidale, se non superiamo egoismi, individualismi, interessi di gruppo e questo a tutti i livelli”.

Senza riconoscere “l’origine divina” dell’uomo, difficilmente – prosegue Papa Francesco – si arriva a tutelare “i principali diritti civili e politici” di una persona, ma si rischia di non offrirle neanche la possibilità di “accedere ai mezzi essenziali di sussistenza”, come cibo, acqua, cure, istruzione. Diritti, osserva il Papa, “ormai acquisiti dal nostro modo di pensare”.

“Ma – soggiunge – c’è da chiedersi: lo sono veramente nella realtà”:

“La crisi economica mondiale, che è un sintomo grave della mancanza di rispetto per l’uomo e per la verità con cui sono state prese decisioni da parte dei Governi e dei cittadini, ce lo dicono con chiarezza.

La Pacem in terris traccia una linea che va dalla pace da costruire nel cuore degli uomini ad un ripensamento del nostro modello di sviluppo e di azione a tutti i livelli, perché il nostro mondo sia un mondo di pace. Mi domando se siamo disposti a raccoglierne l’invito”.

Testo proveniente dal  sito di Radio Vaticana