Il giornale dei Vescovi “Avvenire” rivela che è stata una congiura a spingere Ratzinger alle dimissioni.

BenedettoIeri abbiamo appreso – nientemeno dalle pagine di “Avvenire”, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana – una cosa che nemmeno io ero arrivato a scrivere, nel mio libro “Non è Francesco”, sulla (tuttora) misteriosa “rinuncia” di Benedetto XVI.
Infatti alla pagina 2 del giornale dei vescovi si poteva leggere, testualmente, che ci sono stati “ambienti che, per i soliti motivi di potere e sopraffazione, hanno tradito e congiurato per eliminare papa Ratzinger, pur riconosciuto ‘fine teologo’, e l’hanno spinto alla rinuncia”.

Avete letto bene. E’ una notizia dirompente. Si afferma – senza nemmeno il condizionale – che ci sono “ambienti” che “hanno tradito e congiurato per eliminare papa Ratzinger” e addirittura che “l’hanno spinto alla rinuncia”.

E’ assolutamente doveroso a questo punto fare i nomi e dire apertamente chi sono.

Perché non si tratta di cosa di poco conto. Faccio presente che se è andata così, di fatto quella “rinuncia” è invalida perché – per essere valida, a norma del diritto canonico – essa deve essere totalmente libera da condizionamenti e costrizioni di sorta (ed è invalido il Conclave successivo).

L’aspetto stupefacente della vicenda è che queste righe sono contenute in una lettera che, insieme ad un’altra, viene esplicitamente accreditata dal direttore di “Avvenire”, Marco Tarquinio, il quale, sotto le due missive, scrive che esse “offrono pensieri e pongono interrogativi seri”.

Nelle parole di Tarquinio non c’è la minima presa di distanza dalla notizia – data come cosa certa – della “congiura” che ha determinato la “rinuncia” di Ratzinger.

Evidentemente Tarquinio era troppo preso dalla smania di attaccare Vittorio Messori – contro cui si scagliano le due lettere – e così a pagina 2 ha pubblicato questa “bomba” la quale vorrebbe far credere – con grande sprezzo del ridicolo – che i “nemici” di Francesco siano gli stessi “nemici” di Benedetto.

Questo infatti è il titolo che “Avvenire” ha dato alla lettera: “Messori: ‘Nemici’ di Francesco e di Benedetto”.

 

CASO MESSORI

Ora, l’eccesso di zelo fa brutti scherzi. Anche i bambini infatti sanno che coloro che avversarono duramente papa Ratzinger oggi sono tutti accesi sostenitori di Bergoglio.

Perfino le cronache di questi giorni lo dimostrano, è di un’evidenza solare non solo nel mondo cattolico, ma pure in quello laico, dove, fra i sostenitori di papa Bergoglio, sono in prima fila Eugenio Scalfari e Marco Pannella.

Inoltre, se è ridicolo affermare che i “nemici” di Ratzinger sono gli stessi che avversano Bergoglio, del tutto inaccettabile è insinuare che Vittorio Messori possa essere annoverato fra i “nemici” di Benedetto XVI. Questa è veramente una barzelletta.

Il sodalizio intellettuale che lo lega a Ratzinger, com’è noto, è di antichissima data e comincia con l’epocale volume “Rapporto sulla fede”, un libro intervista con l’allora cardinale bavarese che segnò una svolta nella Chiesa del post-concilio, perché mise fine all’ “autodemolizione” progressista e modernista degli anni Settanta e espose le basi della ricostruzione dell’epoca Wojtyla, cioè del ritrovamento della fede di sempre.

Quel libro, fra l’altro, costò ad entrambi, il cardinale e il giornalista, attacchi furibondi dei soliti ambienti progressisti. Ecco come lo ha ricordato Messori in un suo articolo: “Rapporto sulla fede uscì nel 1985. Mancavano soltanto quattro anni al crollo del Muro eppure nella Chiesa vasti settori erano ancora nella fase dell’innamoramento di un comunismo che avevano scoperto con passione pari al ritardo.

Tutto, in quel libro, provocò l’indignazione di chi si diceva ‘progressista’ (e stava invece per finire fuori della storia), tutto ma innanzi ad ogni altra la definizione che Ratzinger vi dava del marxismo: ‘Non speranza, ma vergogna del nostro tempo’ ”.

Il sodalizio intellettuale fra Ratzinger e Messori è anche sincera stima reciproca e, col tempo, credo sia diventato profonda amicizia.

Se c’è un intellettuale che potremmo indicare come simbolo della stagione ratzingeriana (ovvero della rinascita e della ricostruzione nell’ortodossia) è proprio Messori.

Dunque il fatto che oggi, sul giornale della Cei, si bersagli Messori (per l’ennesima volta), oltretutto via lettera (come tirare il sasso e nascondere la mano), con un titolo siffatto, “Messori: ‘Nemici’ di Francesco e di Benedetto”, fa letteralmente indignare.

Del resto sono certo che Messori non si senta e non sia “nemico” nemmeno di Francesco verso il quale – insieme ad alcuni apprezzamenti – si è limitato a esporre certe sue perplessità.

Nei decenni scorsi i papi (da Paolo VI a Giovanni Paolo II a Benedetto XVI) sono stati “bombardati”, senza che nessuno avesse da ridire.

Oggi invece siamo arrivati a un punto di così plumbea intolleranza che un grande intellettuale cattolico come Messori viene messo al rogo, da una nuova Inquisizione ideologica, solo per aver espresso le sue pacate e rispettose “perplessità” ?

 

ALTRE RIVELAZIONI

Oltretutto quella lettera – accreditata dal direttore di “Avvenire” – prima delle righe esplosive sulla “congiura”, dice un’altra cosa che sorprende leggere sul giornale della Cei: “una persona semplice come me ha la netta sensazione che ci sia uno scontro di potere nella Chiesa e attorno a essa e che l’attacco al Papa sia capeggiato da frequentatori dei ‘salotti buoni’ (…). Io temo che si tratti degli stessi ambienti che, per i soliti motivi di potere e sopraffazione, hanno tradito e congiurato per eliminare papa Ratzinger (…) e l’hanno spinto alla rinuncia”.

A questo punto è il caso di esigere da Tarquinio, che ha pubblicato e avallato questa lettera, che ci spieghi finalmente la “congiura” di cui è stato vittima papa Benedetto, che illustri l’attuale “scontro di potere nella Chiesa” e che infine sveli chiaramente chi sono questi “salotti buoni” e i loro “frequentatori”.

Quest’ultimo riferimento infatti, oltreché vago è assurdo. Perché i “salotti buoni” dei poteri mondani – come mostrano ogni giorno i loro quotidiani – sono tutti sfegatati fans di papa Bergoglio.

Probabilmente l’eccesso di zelo di Tarquinio, nel voler mostrare a qualche potente salotto curiale la sua avversità a Messori, lo ha fatto scivolare su una buccia di banana.

Il diavolo, si sa, fa le pentole, ma non i coperchi. E ora ci troviamo con un giornale della Cei che afferma a chiare lettere che Benedetto XVI si è dimesso a seguito di un “tradimento” e di una “congiura” e che oggi nella Chiesa è in atto uno “scontro di potere”. Provi Tarquinio a metterci un coperchio.

Magari può farlo rilasciando un’altra intervista, come quella dei giorni scorsi, a “Radio radicale” dove ha intessuto un cordiale e promettente dialogo con i radicali (auguri!) ed è tornato a difendere Pannella e a ripetere le sue ingiuste e inconsistenti critiche allo stesso Messori.

Anche i vertici della Cei dovranno occuparsene e dare spiegazioni sulla “congiura” contro Benedetto che lo ha “spinto alla rinuncia”, secondo quanto si è letto su “Avvenire”.

E in Vaticano padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa, cos’ha da dire in merito alle esplosive notizie di “Avvenire” circa la “congiura” che ha portato alla “rinuncia” di papa Benedetto?

Antonio Socci

 

Da “Libero”, 8 gennaio 2015

Fonte: Lo Straniero