Il Manifesto sponsorizza Papa Francesco

manifestoPuò un papa simpatizzare per il comunismo o addirittura essere comunista? No! Ma secondo il progetto dei gesuiti di Pedro Arrupe, l’ideale era “cattolicizzare il marxismo”, semplice!

È appena uscito un nuovo libro “di” Papa Francesco, una raccolta di tutti i suoi interventi fino ad oggi dedicati al sociale, ai Movimenti popolari. Vi starete chiedendo che cosa ci sia di male! A primo acchito nulla di che, questi tre testi inoltre sono tutti pubblicati nel sito Vaticano, scaricabili senza pagarli…

Passato il primo colpo però, ciò che rende anomalo il tutto è lo sponsor che il Papa si è scelto: il Manifesto che, per chi non lo sapesse, è sempre stato l’organo di stampa ufficiale della guerriglia comunista di casa nostra, italiana…. non è organo di nessun partito, sebbene in passato sia stato anche un movimento politico italiano di estrema sinistra attivo sino al 1974, quando confluì nel Partito di Unità Proletaria per il comunismo.

Non sappiamo se sia stato Papa Francesco in persona a scegliersi lo sponsor, ma dovrebbe oramai essere ovvio che tutto ciò che esce dal Vaticano, firmato dal Papa, ha il suo consenso.

Possiamo solo forse sperare che sia stato mal consigliato e che sia stata una scelta in buona fede, anche se ciò non modifica la grave ripercussione che questo avrà nella vita sociale della Chiesa – il cui termine affiancato “Dottrina” è già sparito da tempo nei fatti.

Effettivamente, il Manifesto, fondato su quella libertà umana senza dogmi e senza dottrina, fatta salva la loro dottrina e i loro indottrinamenti, può dirsi stranamente assai somigliante all’attuale situazione pastorale interna alla Chiesa.

Essendo esso più a “sinistra” dello stesso partito comunista, ci sembra in fondo rispecchiare un tantino l’attuale situazione ecclesiale con una pastorale più buona del Vangelo, con una misericordia più misericordiosa della dottrina, e così via.

Ciò che però non riuscivamo a comprendere è perché mai il Manifesto abbia voluto sponsorizzare un libro con una raccolta di testi pontifici. È vero che tempo fa l’Unità sponsorizzò persino i Vangeli insieme alla vendita del giornale, cosa non si farebbe per non chiudere i battenti!

Ma qui si va ben oltre perché la firma editoriale è proprio quella del Manifesto e la frase scelta sulla copertina ci sembra davvero una bella presa per i fondelli: “Terra, casa e lavoro. È strano ma se parlo di questo per alcuni il papa è comunista“.

Dunque il Manifesto sponsorizza il magistero pontificio perché non sarebbe comunista? Allora si sono convertiti! Sono diventati cattolici loro!! Capite bene la presa in giro?

La frase in questione è stata tratta dal Discorso ai Movimenti popolari ottobre 2014, mettendola in copertina, estrapolata dal contesto, era ovvio che avrebbe sortito l’effetto desiderato. Non dimentichiamo che in un editoriale dell’11.11.2016 sull’Osservatore Romano, il Papa disse testuali parole “…sono i comunisti che la pensano come i cristiani, Cristo ha parlato di una società dove i poveri, i deboli, gli esclusi, siano loro a decidere…cliccare qui.

Santità, ci perdoni ma… se “i comunisti la pensano come i cristiani”, come la pensavano i milioni di cristiani massacrati dai comunisti? Come la pensava Rolando Rivi? Perché sono stati massacrati? E secondo aspetto grave della frase, in quale Vangelo c’è scritto che Nostro Signore avrebbe delegato “il popolo” a decidere politicamente?

Certo, un vero popolo (la societas christiana fondata sulla Legge di Dio e sulla morale cattolica) ben istruito e ben sorretto dai sacerdoti e dai vescovi, preparerebbe senza dubbio a stati e nazioni diligenti e sensibili ai veri bisogni del popolo stesso, questo non fa una grinza, ma non è ciò che lei afferma nei suoi discorsi pubblicati e sponsorizzati da il Manifesto.

Vorremo fare dono al Santo Padre del libro inquietante del suo confratello gesuita Padre Piero Leoni “Spia del Vaticano”, arrestato solo perché prete cattolico. Fu interrogato e torturato, ma non indicò mai i nominativi degli altri missionari cattolici in Unione sovietica, accusati tutti di essere spie del Vaticano.

Nel libro non si limita a descrivere gli orrori subiti con le torture, ma spiega l’inganno comunista, spiega la barbarie dell’ideale comunista e la sua provenienza satanica, come del resto predisse la Vergine a Fatima, spiega perché è impossibile scendere a patti con il comunismo ne oggi, ne mai, spiega perché il comunismo non è e non potrà mai essere cristiano.

Perché, dunque, tanto interesse da parte de il Manifesto? Lo si comprende se si va a pescare un convegno programmatico, da loro promosso nel 2016 “il Manifesto della crescita” con un riassunto in 12 schede sintetizzate così:

  1. Definire una alleanza virtuosa – non collusiva – tra le generazioni
  2. Ridare centralità responsabile ai gesti e alle parole
  3. Insegnare il coraggio dalla più tenera età
  4. Esaltare i beni comuni, definendo nuove regole di cooperazione tra pubblico e privato
  5. Alimentare connessioni inaspettate, accettando il rischio della sperimentazione
  6. Riscoprire la verità nella comunicazione, all’insegna della inevitabile rintracciabilità
  7. Stabilire le regole per relazioni oneste nei servizi di commercio
  8. Incrociare le sapienze locali
  9. Amplificare con il digitale la qualità dell’umano
  10. Creare nuove condizioni per attivare affinità espansive
  11. Dare nuova centralità a merito e sacrificio per sfidare i propri limiti
  12. Valorizzare dal basso le risorse dei cittadini, innovando per includere

Bene! O il Manifesto legge il Papa nel sociale e lo copia, o il Papa legge il Manifesto e se ne compiace facendolo proprio. Diciamo che ne l’uno e nè l’altro, il fatto è che chi parla il linguaggio del Vangelo, somiglierà “in un cuor solo e un’anima sola” ai Santi e ai Padri della Chiesa, chi invece parla il linguaggio del mondo somiglierà al mondo.

Le somiglianze di linguaggio, dei contenuti e dell’essenziale, è chiarissimo, se avrete avuto modo di leggere i Discorsi del Papa ai Movimenti popolari e sul sociale… nessuna differenza con il programma sociale de il Manifesto!

Si comprende così l’improvviso amore filiale di queste pecorelle verso il pastore.

E lo si comprende anche perché andiamo a scoprire che tra il 1990 e il 1992 con il Manifesto ha collaborato niente meno che Don Tonino Bello del quale, recentemente il Papa, ha espresso il desiderio di omaggiarlo presso le esequie, dimenticando però, domenica scorsa, di fare almeno una preghiera pubblica, a Bologna, all’appena scomparso cardinale Caffarra.

Va bene, a pensar male si fa peccato, ci direte! E’ vero, però spesso ci si azzecca, come disse il grande maestro della diplomazia politica italiana.

Se questa nostra riflessione non vi ha ancora aiutati a capire, leggete allora l’ultima di Aldo Maria Valli, clicca qui: “può aiutare a capire meglio il retroterra culturale dell’attuale successore di Pietro…“.

Valli fa capire la gravità di certi pensieri dell’attuale Pontefice e riporta una citazione, laddove il Papa dice: “La storia è costruita da questo processo di generazioni che si succedono dentro un popolo. Ci vuole un mito per capire il popolo…“.

La frase e il pensiero è sconcertante e ci farebbe entrare con santa ragione nel discorso della “teologia del popolo” che è andata sostituendo la Teologia della Liberazione. Ci spaventa dover pensare, anche se il Papa non lo dice, che per capire ad esempio “il popolo di Dio” di cui Gesù Cristo è il Signore… dovremo riferirci ad un MITO? Non ci vuole forse Gesù Cristo, quel che ha detto e fatto per capire che cosa è un popolo, una comunità una società e dove questo popolo è diretto e come deve essere guidato dalla Chiesa stessa?

Valli nella lunga ed ottima esposizione, riflette: “Il dibattito in proposito è aperto. Appare sufficientemente chiaro comunque che la nozione di popolo in Bergoglio è romantica… (…) La «famiglia» politica di Francesco sarebbe dunque nazional-popolare, e sarebbe al suo interno che il papa cerca di rinverdire il mito del «pueblo»”.

Può anche interessare la riflessione di Antonio Socci in: “Quando S. Atanasio rimase quasi solo a difendere la fede cattolica e fu perseguitato e scomunicato. Poi però…” vedi qui.

Per concludere, cosa dire? Certa amarezza va affrontata con la stessa ironia da loro praticata. Avvenire – il giornale ufficiale della CEI – assolda il vignettista dell’Unità, Staino, tra l’altro ora anche direttore dello stesso, e il Manifesto sponsorizza i Discorsi sociali del Papa, una vera par condicio, una vera politically correct, tutti si amano e si vogliono un gran bene, anche noi ci uniamo al nuovo coro: компаньон Много приветствий, o se preferite “Dosvidanija tovarish” anche se non compreremo mai il Manifesto e Avvenire.


 

Fonte: Le Cronache di Papa Francesco