Il mercato globale dell’utero in affitto. La denuncia di Avvenire: sfruttamento della povertà

Un mercato globale del corpo femminile, prodotto di un desiderio di paternità e maternità difficili o naturalmente impossibili e di un commercio tra occidentali abbienti e donne che in Paesi poveri affittano l’ utero. Avvenire denuncia così il fenomeno della maternità surrogata in un’inchiesta condotta da diversi giorni che non ha mancato di ricevere critiche e l’accusa di “omofobia” da parte di un’organizzazione gay.

Paolo Ondarza ha intervistato l’editorialista Assuntina Morresi, membro del Comitato Nazionale di Bioetica:

R. – E’ molto difficile trovare una donna benestante, ricca, disposta a portare avanti una gravidanza conto terzi, a pagamento. E’ chiaro che nella maggior parte dei casi questo è un mercato vero e proprio, perché solo per soldi si può fare una cosa del genere, e verso donne povere.

Vengono, infatti, commissionate gravidanze soprattutto a donne che non sono neanche consapevoli dei propri diritti. E’ difficile, infatti, che una donna consapevole dei propri diritti sia disposta a dare via a estranei, per soldi, un bambino appena partorito, dopo averlo portato in pancia nove mesi, spesso senza neanche sapere se sia maschio o femmina: scende il latte e il bambino non c’è! Tutto quello che significa una gravidanza, insomma, viene ridotto ad una produzione conto terzi.

 
D. – Eppure le parole “mercato”, “utero in affitto”, che Avvenire ha utilizzato, hanno incontrato aspre critiche da parte di chi sostiene che la questione sia una scelta libera, addirittura altruistica…

R. – Se non fosse tragico, sarebbe comico. Sfido chiunque a dire che la scelta di donne indiane, del Guatemala, dell’Ucraina, che magari vengono tenute per nove mesi in una clinica come fossero galline da cova, sfido chiunque a dire che sia una scelta libera. Inoltre bisogna essere onesti intellettualmente.

Questa pratica riguarda coppie eterosessuali ed omosessuali e chiaramente la diffusione è molto spinta soprattutto da quando in tanti Paesi viene riconosciuta la legittimità delle unioni omosessuali. E’ chiaro che una coppia omosessuale maschile non ha altri modi per avere figli biologicamente legati a sé.

Quando noi parliamo del figlio di Elton John e del suo compagno non parliamo in realtà del figlio di Elton John e del suo compagno, perché due maschi non riescono a fare un bambino.

Può piacere o no, ma finora è così. Sicuramente sono persone benestanti, che volevano avere un figlio loro, che avesse qualche legame biologicamente con loro, e hanno pagato una donna che ha dato per nove mesi a disposizione il suo utero e ne hanno pagata un’altra che mettesse a disposizione i propri ovociti.

 
D. – Denunciare tutto questo rischia però di essere accusato di omofobia?

R. – Io sono rimasta esterrefatta dalle parole utilizzate dall’Associazione che ha attaccato gli articoli su Avvenire, perché hanno usato questa parola. Sono molto preoccupata del fatto che appena qualcuno neanche esprima parole diverse, ma racconti dei fatti oggettivi sotto gli occhi di tutti, venga subito accusato di omofobia.

Se le Associazioni omosessuali vogliono tutelare veramente i diritti delle minoranze e delle persone vulnerabili, dovrebbero essere al nostro fianco a denunciare questo fenomeno e non a dirci che siamo omofobi.

 
D. – Il Centro Marocchino dei Diritti Umani ha denunciato che, negli ultimi anni, almeno 600 donne marocchine, chiaramente non abbienti, hanno affittato il loro utero per circa 15 mila euro in media. Potremmo fare una lista sommaria di quelli che sono i Paesi coinvolti?

R. – Lo Stato più importante, con maggiori richieste di madri surrogate, è l’India. La maggior parte delle coppie straniere che va in India sono coppie inglesi. L’Inghilterra ammette la maternità surrogata dall’’85, ma essendo un Paese in cui c’è un diritto personale consolidato, la maternità surrogata è molto meno accessibile.

Per esempio, in Inghilterra, una donna che partorisce un bambino è la madre legale del bambino ed anche se è stata già pagata ha sempre diritto a tenere il bambino con sé. E voglio vedere se arriva la polizia e glielo toglie, senza che lei non dia il suo consenso!

Sappiamo poi della Thailandia, sappiamo dell’Ucraina, conosciamo il Guatemala, sappiamo dei Paesi dell’Est. Dal 2006 al 2010 questo giro si è incrementato del mille per cento. Ci sono anche 18 Stati americani in cui la maternità surrogata è regolata in maniera blanda. In America, però, dobbiamo dire che è molto diverso, spesso per la consapevolezza delle donne.

Poi, pur essendoci degli Stati in cui le leggi sono abbastanza permissive, non c’è un turismo dall’estero: è un turismo numericamente poco consistente.

 

Testo proveniente dal sito di Radio Vaticana