Il mondo islamico insorge contro l’Isis

Shaykh-Zayid-mosqueCresce la mobilitazione mondiale contro i fanatici dello Stato Islamico che perseguitano le minoranze religiose nel nord dell’Iraq. La novità è che nello stesso ambiente musulmano ci si scaglia contro la linea del presunto Califfato guidato da Abu Bakr al-Baghdadi

JIHADISTI ERETICI E OPPRESSIVI
Sta facendo ancora discutere la presa di posizione degli imam del Regno Unito scesi in campo per condannare i giovani musulmani che vanno a combattere in Siria e Iraq. Hanno emesso una ‘fatwa’ (editto religioso) contro i jihadisti britannici dell’Isis definendoli “eretici”. Il documento proibisce ai musulmani di arruolarsi fra le fila dell’ “oppressivo e tirannico” Stato islamico e anzi chiede di opporsi alla sua “ideologia velenosa.

LA FATWA DEGLI IMAM SIRIANI
Ma prima ancora degli imam inglesi, una fatwa anti-estremisti era già stata espressa dal Consiglio Islamico Siriano, e sottoscritta in seguito dall’Unione dei Sapienti della Siria. A darne notizie il blog Abd an.Nur (30 agosto). Il Consiglio Islamico riunisce sapienti musulmani (‘ulamâ’) di diversi orientamenti e metodologie dottrinali, ma sopratutto le sue direttive sono influenti sul contesto religioso siriano.

FANATICI DA NEUTRALIZZARE
La fatwa sostiene che l’Isis non costituisce soltanto un movimento privo di qualsivoglia legittimità dal punto di vista della Legge sacra – al punto che in questo testo ci si riferisce formalmente ad esso come “Stato dell’Iraq e della Siria”, privandolo così perfino del semplice aggettivo di “Islamico” – ma è da considerarsi una vera e propria minaccia mortale, che dal punto di vista šara‘îtico risulta doveroso combattere fino alla sua definitiva recessione e neutralizzazione.

IL MONITO DEL GRAN MUFTI 
Il 19 agosto scorso, scrive Popoli (1 settembre) il Gran muftì dell’Arabia Saudita, lo sceicco Abdulaziz Al ash-Sheikh, ha definito sia l’Isis sia al Qaeda «nemici numero uno dell’Islam» e non appartenenti in alcun modo alla fede comune. La corrente wahabita che sostiene il regime saudita condivide alcune posizioni dottrinali dei terroristi, ma respinge i metodi violenti e il pericolo di destabilizzazione che rappresentano.

SOLIDARIETA’ AI CRISTIANI
Contro lo Stato Islamico dei guerriglieri fanatici si sono schierate anche altre importanti autorità dei principali Paesi del Medio Oriente: dal Gran muftì di al-Azhar, Egitto, Shawqi Allam, che ha denunciato l’Is come una minaccia per l’islam, al responsabile degli Affari religiosi in Turchia, Mehmet Görmez, che ha affermato: «La dichiarazione fatta contro i cristiani è veramente terribile. Gli studiosi islamici hanno bisogno di concentrarsi su questo perché l’incapacità di sostenere pacificamente altre fedi e culture annuncia il collasso di una civiltà».

LEGA ARABA CONTRO I CRIMINI
Hanno intavolato ufficialmente posizioni anti-estremisti l’Organizzazione per la cooperazione islamica, che riunisce 57 Paesi, e la Lega araba, «Gli autori di questi crimini contro l’umanità vanno puniti», ha detto il segretario generale della Lega Araba, Nabil al Arabi, che ha chiesto a tutti i Paesi nella regione e a livello internazionale di «impegnarsi per aiutare l’Iraq a uscire dalla crisi e garantire la sicurezza necessaria alle minoranze irachene» (Lettera 43, 11 agosto).

COMUNITA’ ISLAMICA CONTRO ISIS
Inoltre non sono mancate le condanne da parte delle autorità delle comunità islamiche negli Usa, in Gran Bretagna e Francia, e nella comunità islamica Italiana. Popoli cita Davide Piccardo, responsabile del Coordinamento associazioni islamiche di Milano: «Quanto sta accedendo in queste settimane in Siria e in Iraq, per effetto dell’avanzata dell’Isis, sono aberrazioni».

LA VOCE STONATA DELLA ROCKER
In questo contesto, diventa minoritaria la voce di chi, come la rocker britannica Sally Jones, 52 anni – ex chitarrista della band femminile Krunch convertitasi all’Islam per seguire il compagno Junaid Hussain, circa 30 anni più giovane di lei – scrive su Twitter frasi del tipo: «Voi cristiani meritate la decapitazione». Basti pensare che il compagno è un hacker britannico di fede musulmana, sospettato dall’intelligence di Londra di essere coinvolto – se non il vero e proprio autore – della brutale esecuzione del reporter americano James Foley (La Stampa, 2 settembre).

Fonte: Aleteia