Il movimento gay alla conquista della City


Il movimento gay del Regno Unito ha trovato terreno fertile nella City di Londra: ieri è riuscito a promuovere la propria agenda in quella che ad alcuni è apparsa come un’operazione altamente ideologica quanto «completamente inutile», come ha evidenziato Andrea Williams dell’associazione Christian Concern. Perché, ha spiegato, «non c’è assolutamente bisogno di sensibilizzare l’opinione pubblica su un problema che non esiste».

 

Ieri pomeriggio gli amministratori delegati di alcune tra le banche e gli istituti finanziari più influenti al mondo si sono riuniti a Londra in un meeting destinato a «mettere in risalto» le istanze degli omosessuali sul posto di lavoro in ambienti finanziari.Riassumendo il senso dell’evento, organizzato dal movimento per i diritti dei cosiddetti Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) «Out on the Street», un portavoce ha descritto l’incontro come «un summit per promuovere i diritti dei gay» in un ambiente dove «spesso vengono discriminati» e dove «è un tabù dichiararsi omosessuali per paura di ripercussioni sul lavoro».

Prima di Londra, «Out on the Street» era riuscita a organizzare un evento simile a New York. All’incontro di ieri hanno partecipato rappresentanti di Bank of America, Merrill Lynch, Barclays, Citi, Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Hsbc, Kkr, Kpmg, Morgan Stanley e Ubs. Come già accaduto a Wall Street, i partecipanti hanno discusso su come indurre le società specializzate in servizi finanziari ad adottare un programma di «uguaglianza» per i gay e i transessuali. Ma secondo Williams, l’iniziativa non è altro che l’ennesimo esempio di «bullismo» da parte delle lobby gay contro «un’opposizione ragionevole». L’intenzione di «Out on the Street», prosegue l’attivista, è ovvia: «Alterare il panorama sociale. Con la scusa di voler promuovere i diritti dei gay e dell’uguaglianza si sta cercando di codificare una nuova moralità».

Non ha destato stupore il fatto che abbia presenziato all’evento Lord Browne, ex amministratore delegato di Bp, che nel 2007 mentì in tribunale riguardo alle sue frequentazioni private, un gesto che gli costò il posto di lavoro. «È essenziale – ha detto ieri Browne – che i leader del grande business e dell’alta finanza si assicurino che le persone che rientrano nella “categoria Lgbt” vengano coinvolte a tutti i livelli sul lavoro e che non vengano discriminate solo perché decidono di rendere nota la loro omosessualità».

Per Browne le banche dovrebbero addirittura andare oltre e «dotarsi ciascuna di una persona come modello di riferimento per gli omosessuali, un gay che sia rispettato da tutti e che sia di esempio». Non solo: durante il suo intervento, Alex Wilmot-Sitwell di Bank of America Merrill Lynch s’è lasciato sfuggire che lo scopo del summit va oltre la promozione dell’uguaglianza. «Dalla diversità c’è un guadagno assicurato – ha detto –. Perché diversità significa essenzialmente più business».

Elisabetta Del SoldatoFonte: Avvenire