Il Papa alla Rota Romana: giustizia non sia legalistica, dietro ogni pratica c’è una persona


Anche l’ufficio giudiziario è un servizio al Popolo di Dio e alla comunione fra i fedeli. E’ quanto affermato da Papa Francesco, stamani, nell’udienza ai membri del Tribunale della Rota Romana. Il Pontefice ha sottolineato che il giudice ecclesiastico non deve praticare una giustizia legalistica e astratta, ma deve sempre guardare alla persona.

L’indirizzo d’omaggio al Papa è stato rivolto dal decano della Rota, mons. Pio Vito Pinto, il quale ha riferito che, quest’anno, il Tribunale ha “deciso quasi 400 cause, più del doppio degli anni precedenti”.

L’ufficio giudiziario è una “vera diaconia”, “un vero servizio al Popolo di Dio” in vista della “piena comunione tra i singoli fedeli”. Nell’udienza alla Rota Romana, Papa Francesco ha esordito così per sottolineare subito che non c’è contrapposizione tra “la dimensione giuridica e la dimensione pastorale del ministero ecclesiale”.

Del resto, ha osservato, il ministero specifico dei giudici della Rota offre “un competente contributo per affrontare le tematiche pastorali emergenti”. Quindi, il Papa ha tracciato un profilo ideale del giudice ecclesiastico, partendo dall’aspetto umano. Dimensione, ha detto, che si “esprime nella serenità di giudizio e nel distacco da vedute personali”:

“Fa parte anche della maturità umana la capacità di calarsi nella mentalità e nelle legittime aspirazioni della comunità in cui si svolge il servizio. Così egli si farà interprete di quell’animus communitatis che caratterizza la porzione di Popolo di Dio destinataria del suo operato e potrà praticare una giustizia non legalistica e astratta, ma adatta alle esigenze della realtà concreta”.

Di conseguenza, ha proseguito, non ci si accontenterà di “una conoscenza superficiale della realtà delle persone che attendono il suo giudizio”, ma il giudice “avvertirà la necessità di entrare in profondità nella situazione delle parti in causa”. Il secondo aspetto, ha poi affermato, è quello giudiziario:

“Oltre ai requisiti di dottrina giuridica e teologica, nell’esercizio del suo ministero il giudice si caratterizza per la perizia nel diritto, l’obiettività di giudizio e l’equità, giudicando con imperturbabile e imparziale equidistanza. Inoltre nella sua attività è guidato dall’intento di tutelare la verità, nel rispetto della legge, senza tralasciare la delicatezza e umanità proprie del pastore di anime”.

Il terzo aspetto, è stata la riflessione del Papa, è quello pastorale. “In quanto espressione della sollecitudine pastorale del Papa e dei vescovi – ha affermato – al giudice è richiesta non soltanto provata competenza, ma anche genuino spirito di servizio”. Il giudice della Rota, ha soggiunto, è chiamato ad imitare il Buon Pastore “che si prende cura della pecorella ferita”, “animato dalla carità pastorale”:

“Siete essenzialmente pastori. Mentre svolgete il lavoro giudiziario, non dimenticate che siete pastori! Dietro ogni pratica, ogni posizione, ogni causa, ci sono persone che attendono giustizia”.

Testo proveniente dal sito di Radio Vaticana