Messaggio del 25 dicembre 2014

Cari figli! Anche oggi vi porto tra le braccia mio Figlio Gesù e cerco da Lui la pace per voi e la pace tra di voi. Pregate e adorate mio Figlio perché nei vostri cuori entri la sua pace e la sua gioia. Prego per voi perché siate sempre più aperti alla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.  

Il Papa all’Angelus: Dio è amore ma molti cristiani lo amano come farisei.

Mettere in pratica ogni giorno la legge del Vangelo libera il cristiano dal pericolo della “falsa religiosità”. È il senso delle parole pronunciate questa mattina da Benedetto XVI prima della preghiera dell’Angelus, presieduta nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo. Al momento dei saluti in francese, il Papa ha espresso la propria “gioia” di “visitare presto” il Libano. 

Mettersi a posto la coscienza concedendo a Dio qualche parola di superficiale devozione, per riporre in realtà la propria fiducia in quegli interessi personali che sono le vere “divinità” di tanti, anche cristiani. È questa una tentazione umana antica quanto il rapporto tra Dio e l’uomo. Benedetto XVI la ha ribadito rileggendo all’Angelus qualche passo della liturgia odierna, dedicata al tema della Legge di Dio. Essa, ha detto, coincide con la Parola stessa di Dio, che libera l’uomo dai suoi egoismi e lo introduce “nella ‘terra’ della vera libertà e della vita”:

“Per questo nella Bibbia la Legge non è vista come un peso, una limitazione opprimente, ma come il dono più prezioso del Signore, la testimonianza del suo amore paterno, della sua volontà di stare vicino al suo popolo, di essere il suo Alleato e scrivere con esso una storia d’amore”.

Nessun problema, se il cuore dell’uomo avesse questa sintonia con Dio. Ma così spesso non è e il Papa prende ad esempio ciò che accade al popolo ebraico dell’Antico Testamento quando esce dal lungo esilio nel deserto, pur accompagnato dalla legge divina che Mosè con forza esorta a mettere in pratica:

“Ecco il problema: quando il popolo si stabilisce nella terra, ed è depositario della Legge, è tentato di riporre la sua sicurezza e la sua gioia in qualcosa che non è più la Parola del Signore: nei beni, nel potere, in altre ‘divinità’ che in realtà sono vane, sono idoli”.

Certo, ha osservato subito dopo il Papa, non è che Dio venga cancellato. La sua Legge “rimane, ma non è più la cosa più importante, la regola di vita”. È quanto Cristo stigmatizzerà nel Vangelo dei farisei, per i quali la Legge divina è diventata altro:

“Diventa piuttosto un rivestimento, una copertura, mentre la vita segue altre strade, altre regole, interessi spesso egoistici individuali e di gruppo. E così la religione smarrisce il suo senso autentico che è vivere in ascolto di Dio per fare la sua volontà – che è la verità del nostro essere (…) – e si riduce a pratica di usanze secondarie, che soddisfano piuttosto il bisogno umano di sentirsi a posto con Dio. È questo un grave rischio di ogni religione, che Gesù ha riscontrato nel suo tempo, ma che si può verificare, purtroppo, anche nella cristianità”.

Dopo la recita dell’Angelus, Benedetto XVI si è rivolto in cinque lingue alla folla radunata nel cortile del Palazzo apostolico, e in francese ha indirizzato uno speciale saluto ai libanesi presenti, assicurando loro “le sue preghiere” e la sua “gioia di visitare presto il loro bel Paese”. Tra i saluti particolari del Papa, anche quello alle coppie di sposi che festeggiano i 25 anni di matrimonio.
Alessandro De Carolis

Fonte: Radio Vaticana

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