Il Papa presiede la Messa di chiusura del Sinodo. Angelus: nuova evangelizzazione è figlia del Concilio


La luce della fede è una ricchezza preziosa per la vita dell’uomo: così Benedetto XVI in San Pietro nella Messa conclusiva del 13.mo Sinodo generale dedicato alla nuova evangelizzazione. Nella sua omelia, il Papa ha ribadito che la Chiesa ha il compito di evangelizzare e che è dovere di tutti i cristiani annunciare il Vangelo con gioia.

Tra le preghiere dei fedeli, anche una in arabo per la pace in Siria e in Medio Oriente.

È Bartimeo il modello che Benedetto XVI indica all’uomo contemporaneo che ha perso la speranza e il senso dell’esistenza. Bartimeo, il cieco narrato dal Vangelo di Marco, è colui che ha perso la vista, ovvero la luce della fede, ma ne è consapevole e si affida al Signore, riacquistando “la pienezza della propria dignità” e divenendo discepolo di Gesù:

“Bartimeo rappresenta l’uomo che ha bisogno della luce di Dio, la luce della fede, per conoscere veramente la realtà e camminare nella via della vita. Essenziale è riconoscersi ciechi, bisognosi di questa luce, altrimenti si rimane ciechi per sempre”.

Ma Bartimeo non è solo cieco: è anche un mendicante, una persona che ha perduto una grande ricchezza. La sua condizione “ci fa pensare – dice il Papa – ci invita a riflettere sul fatto che ci sono ricchezze preziose per la nostra vita che possiamo perdere, e che non sono materiali”:

“Bartimeo potrebbe rappresentare quanti vivono in regioni di antica evangelizzazione, dove la luce della fede si è affievolita, e si sono allontanati da Dio, non lo ritengono più rilevante per la vita: persone che perciò hanno perso una grande ricchezza, sono ‘decadute’ da un’alta dignità – non quella economica o di potere terreno, ma quella cristiana – hanno perso l’orientamento sicuro e solido della vita e sono diventati, spesso inconsciamente, mendicanti del senso dell’esistenza. Sono le tante persone che hanno bisogno di una nuova evangelizzazione.

“La nuova evangelizzazione riguarda tutta la vita della Chiesa”, evidenzia Benedetto XVI guardando al Sinodo appena concluso. Tre, dunque, sono le linee pastorali suggerite dal Papa: la prima riguarda l’importanza dei sacramenti e il richiamo alla santità:

“I veri protagonisti della nuova evangelizzazione sono i Santi: essi parlano un linguaggio a tutti comprensibile con l’esempio della vita e con le opere della carità”.

In secondo luogo, la nuova evangelizzazione deve connettersi con la missio ad gentes, con “un rinnovato dinamismo missionario i cui protagonisti sono soprattutto gli operatori pastorali e i fedeli laici”:

“Tutti gli uomini hanno il diritto di conoscere Gesù Cristo e il suo Vangelo; e a ciò corrisponde il dovere dei cristiani, di tutti i cristiani – sacerdoti, religiosi e laici –, di annunciare la Buona Notizia”.

Infine, sottolinea Benedetto XVI, “la Chiesa ha un’attenzione particolare” verso i battezzati non praticanti, affinché “riscoprano la gioia della fede”:
“La Chiesa cerca di adoperare anche metodi nuovi, curando pure nuovi linguaggi, appropriati alle differenti culture del mondo, proponendo la verità di Cristo con un atteggiamento di dialogo e di amicizia che ha fondamento in Dio che è Amore”.

D’altronde, conclude il Santo Padre, i nuovi evangelizzatori hanno una caratteristica: la gioia del cuore, che deriva dall’incontro con Cristo. Di qui, l’invito – sulla scia di San Clemente di Alessandria – a “cancellare l’oblio della verità; l’ignoranza”, per “contemplare il vero Dio”.

All’Angelus, poi, Benedetto XVI torna a riflettere sul Sinodo come “momento forte di comunione ecclesiale” che permette di “sperimentare la bellezza di essere Chiesa” nel mondo attuale, “con le sue fatiche e le sue speranze”.

Ribadendo l’esigenza di “un annuncio rinnovato del Vangelo nelle società secolarizzate” e l’impegno “per il rinnovamento spirituale della Chiesa stessa”, il Papa spiega che cercherà di elaborare “una sintesi organica e indicazioni coerenti” di tutte le proposte del Sinodo.

Quindi, il richiamo all’Anno della Fede, inaugurato l’11 ottobre a cinquant’anni dal Concilio Vaticano II:

“Ripensare (…) alla stagione conciliare, è stato quanto mai favorevole, perché ci ha aiutato a riconoscere che la nuova evangelizzazione non è una nostra invenzione, ma è un dinamismo che si è sviluppato nella Chiesa in modo particolare dagli anni ‘50 del secolo scorso, quando apparve evidente che anche i Paesi di antica tradizione cristiana erano diventati, come si suol dire, ‘terra di missione’”.

Nei saluti in varie lingue, infine, il Santo Padre si è rivolto con affetto ai circa mille fedeli del Perù riuniti nella Confraternita del “Señor de los Milagros”, che hanno sfilato in processione con l’immagine di Cristo da Via della Conciliazione a Piazza San Pietro.

 

Fonte: Radio Vaticana