Messaggio del 25 dicembre 2014

Cari figli! Anche oggi vi porto tra le braccia mio Figlio Gesù e cerco da Lui la pace per voi e la pace tra di voi. Pregate e adorate mio Figlio perché nei vostri cuori entri la sua pace e la sua gioia. Prego per voi perché siate sempre più aperti alla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.  

In Egitto e Usa arriva la fatwa contro i copti – Il Vescovo Paul: «Satana utilizza gli uomini come strumento per offendere le religioni».

Nader Fawzy è l’attivista della comunità copta ortodossa canadese accusato, insieme a Jacques Attalla, di essere l’autore di “Innoncence of Muslims”, il film amatoriale su Maometto che, nelle ultime settimane, ha infuocato le comunità islamiche, portando all’omicidio dell’ambasciatore USA in Libia. Rigettando ogni accusa, Fawzy ha dichiarato di temere per se stesso e per la propria famiglia, e ha chiesto una protezione speciale dal governo canadese.

Su di lui, infatti, pende la fatwa lanciata da diverse autorità religiose islamiche, senza contare il mandato di arresto lanciato dal governo egiziano contro diversi membri delle comunità copte ortodosse negli USA e in Canada, sospettati di aver preso parte alla realizzazione del film.

 Intanto, è sempre più difficile la posizione della comunità copta negli USA: il vescovo Serapion della Diocesi di Los Angeles, Sud California e Hawaii ha condannato il film. Qui, a trovarsi nel mirino è Nakoula Basseley, identificato dalle autorità federali statunitensi come uno degli autori. Basseley è un fedele della comunità copta ortodossa di Bellflower, poco distante da Los Angeles. Il vescovo, in alcune dichiarazioni alla Associated Press, ha rigettato ogni accusa di coinvolgimento della comunità a cui è a capo, alludendo, però, a “responsabilità individuali”. Dichiarazioni di condanna contro il film “incriminato” sono arrivate anche dal vescovo Angaelos, a capo della comunità copta nel Regno Unito.

I casi di Fawzy e Basseley, però, non sono isolati. In Egitto, infatti, la persecuzione si intensifica giorno per giorno. Lo scorso fine settimana il quotidiano al-Masry al-Youm ha riportato il caso di sette famiglie copte delle città di Rafah e Arish, nella parte settentrionale del deserto del Sinai. Secondo il quotidiano, sarebbero stati distribuiti volantini che fissano un ultimatum per la cacciata della comunità cristiana, con la minaccia di far saltare in aria le loro proprietà. Alcune settimane fa, intanto, proprio nel caldo delle proteste, la comunità copta si è ritrovata davanti alla cattedrale del Cairo per protestare contro il film, e le gerarchie della chiesa hanno dichiarato, in quel contesto, di voler proseguire la protesta insieme agli islamici.

E’ indubbio che la comunità copta ortodossa si trovi, oggi, in uno dei momenti più difficili della sua storia. Dopo la perdita, nel marzo scorso, del papa Shenouda III, che guidava la chiesa dal 1971, e che ne aveva “accompagnato” la diaspora, consacrando i primi vescovi per Sud America, Australia e Italia, oggi la comunità copta si trova al centro della transizione post-Mubarak.

Proprio Shenouda III, esiliato, sotto Sadat, nel monastero di San Bishoi, nel Deserto di Nitria, aveva espresso la sua perplessità per l’esito che avrebbero potuto avere le proteste contro il “laico” Mubarak, alle quali, però, molti giovani copti presero parte. Del resto, la transizione non si sta dimostrando favorevole: basti ricordare che nell’ottobre del 2011, circa otto mesi dopo le dimissioni del presidente egiziano, alcuni copti furono brutalmente assassinati dall’esercito mentre protestavano per l’attacco incendiario contro una chiesa. 

Continuano, nel paese, gli scontri fra cristiani e musulmani e il prosieguo della diaspora sembra essere un destino sempre più certo per i copti ortodossi. Intanto, nell’Egitto “liberato” di Morsi, leader dei Fratelli Musulmani, Bishoy Kamel, insegnante copto, è stato condannato a una pena di sei anni di carcere per alcune vignette satiriche su Maometto e il presidente. Una condanna del genere non si verificava dall’inizio del secolo scorso, sotto i sovrani della dinastia di Mehmet Ali.

Il film su Maometto che ha scatenato proteste violente in tutto il mondo musulmano è «un atto diabolico». È la definizione data da monsignor Paul, vescovo della chiesa copto-ortodossa d’Egitto, secondo il quale «Satana utilizza gli uomini come strumento per offendere le religioni».

Durante una conferenza stampa con esponenti musulmani e salafiti, nell’ambito dell’Associazione dell’Egitto per la pace, il vescovo Paul ha invitato a prendere questi avvenimenti con maggiore «oggettività», visto che dopo il film sono arrivate le vignette in Francia.

«Non bisogna soffermarcisi troppo perchè questi atti sono fatti non dagli uomini ma da Satana, il nostro nemico invisibile», ha osservato.

Raffaele Guerra

Fonte: Vatican Insider

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