In silenzio ma senza tacere: Benedetto XVI sfida la “nuova Chiesa” – di Riccardo Cascioli

Sarà veramente difficile sovrastimare la portata dirompente della nuova iniziativa del papa emerito Benedetto XVI insieme al cardinale Robert Sarah. Il libro scritto a quattro mani, che uscirà anche in italiano entro la fine di gennaio con il titolo Dal profondo del nostro cuore (editore Cantagalli), nasce come riflessione intorno a quanto accaduto in occasione del Sinodo dell’Amazzonia svoltosi lo scorso ottobre, ma considerato come l’epicentro di una crisi profonda che interessa tutta la Chiesa. In questo senso, esso è la continuazione di un discorso: si ricollega alle note di Benedetto XVI sugli abusi sessuali e al libro “Si fa sera e il giorno ormai volge al declino” del cardinale Sarah.

Le anticipazioni di cui abbiamo dato conto ieri si concentrano sulla difesa strenua del celibato sacerdotale, ma non c’è solo questo nel libro, anche se dovremo aspettare l’uscita in libreria per saperne di più.

Di certo c’è la percezione di una gravità senza precedenti della crisi che attanaglia la Chiesa. «Impressionante», la definisce il cardinale Sarah nell’intervista a Le Figaro, e parla di confusione e smarrimento. In realtà, forse, il tempo della confusione è già stato superato, siamo già entrati nel tempo dell’apostasia. Ed è per questo che Benedetto XVI sta intensificando i suoi interventi, che entrano nel merito di alcune derive che rischiano di intaccare l’identità stessa della Chiesa.

Era già stata notevole la pubblicazione in aprile delle sue riflessioni sulle radici degli abusi sessuali, che contraddiceva le conclusioni del vertice sul tema che papa Francesco aveva voluto in Vaticano lo scorso febbraio. Un intervento corposo in cui risaltava implicitamente anche una correzione dell’esortazione apostolica “Amoris Laetitia. Da Santa Marta si è mascherato con difficoltà un senso di fastidio che l’intervento del papa emerito aveva creato, ma si è andati avanti come nulla fosse. Miglior sorte non aveva avuto neanche il successivo, discreto, intervento a sostegno dei docenti licenziati dall’Istituto Giovanni Paolo II su Matrimonio e Famiglia, vittime di un “golpe” teso a cancellare l’eredità di san Giovanni Paolo II. Anche qui l’operazione “nuova Chiesa” è andata comunque avanti come un rullo compressore.

Questa volta però, di fronte all’attacco al celibato, che è un attacco all’identità della Chiesa, Benedetto XVI e il cardinale Sarah giocano d’anticipo. È risultato chiaro che il Sinodo svoltosi in Vaticano è stato abilmente controllato perché si arrivasse a certe conclusioni, specialmente per quel che riguarda l’ordinazione sacerdotale di uomini sposati e l’istituzione di ministeri per le donne, prima tappa per arrivare alle diaconesse e alle donne prete.

Al proposito nel libro si parla di «messa in scena teatrale», «manipolazioni ideologiche» e «menzogne diaboliche». Ora il programma prevederebbe la pubblicazione della conseguente esortazione apostolica, malgrado tutte le polemiche e le proteste che lo svolgimento e la conclusione del Sinodo hanno generato. Nulla lasciava presagire fino a ieri che il Papa volesse disattendere le richieste del Sinodo.

Ma ora questa iniziativa di Benedetto XVI e del cardinale Sarah cambia le carte in tavola. È un fatto che non può essere ignorato, è un appello chiarissimo del Papa emerito al Papa regnante perché non cambi la dottrina sul celibato sacerdotale colpendo al cuore l’identità stessa della Chiesa.

Papa Francesco ora si trova in un angolo: se darà seguito alle conclusioni del Sinodo quanto all’ordinazione di uomini sposati, si assumerà la grave responsabilità non solo di ignorare il papa emerito, ma con questo di creare una frattura con la tradizione della Chiesa.

Nel libro è infatti chiaramente ricordato come la castità, per la vocazione sacerdotale, sia “ontologica” e che questa consapevolezza risale alle origini della Chiesa.

Se invece, per evitare pericolose fratture, fermerà il processo che ha messo in moto, apparirà come una clamorosa retromarcia che gli farebbe perdere il consenso dei progressisti di ogni sorta che stavano già pregustando la definitiva consacrazione di una “nuova Chiesa”, praticamente indistinguibile dalle confessioni protestanti.

Non per niente i soliti “guardiani della rivoluzione” hanno già messo in giro voci su presunte manipolazioni del papa emerito, che non sarebbe più in grado di intendere e di volere. Menzogne palesi, perché chiunque abbia avuto recentemente contatto con Benedetto XVI sa benissimo che, a dispetto della sua fragilità fisica, ha una lucidità di pensiero invidiabile.

Ci sono comunque due aspetti che emergono da questo libro e vanno messi in evidenza.
Per quanto sia nei fatti una correzione di questo pontificato, non c’è minimamente un sentimento di ribellione al papa regnante. Tutt’altro: Benedetto XVI e il cardinale Sarah professano esplicitamente una «filiale obbedienza a papa Francesco» e non è una espressione di facciata.

Potrebbe sembrare paradossale visti gli effetti che si possono prevedere, ma questo libro si presenta come «un contributo all’unità della Chiesa».

«Se l’ideologia divide, la verità unisce i cuori», dicono i due. Cioè: non può esserci unità senza una «ricerca della verità a cuore aperto». Quello che deve essere perseguito è l’unità intorno a Cristo, alla Sua rivelazione, non un politico mettersi d’accordo. È patetico perciò il tentativo dei vertici della comunicazione vaticana di minimizzare affermando che in fondo Benedetto XVI e Francesco dicono la stessa cosa.

Solo alla luce di questa visione dell’unità si può comprendere perché questo intervento sia un vero atto d’amore anche verso il papa.

È una grande lezione che spiega cosa sia il mistero della Chiesa, e che dovrebbe infondere coraggio a quei sacerdoti e vescovi che, pur coscienti della deriva e della confusione nella Chiesa, sono finora restati in silenzio per una malintesa e ambigua obbedienza al Papa.

Se non era bastato l’amore alla Verità dimostrato da alcuni cardinali e vescovi – ovviamente subito marchiati come “nemici del Papa” – si può sperare che almeno l’amore alla Chiesa di Benedetto XVI induca altri ad avere il coraggio della verità.

La seconda questione riguarda l’obiezione più comune che viene rivolta a papa Benedetto: nel dimettersi aveva detto che sarebbe stato in silenzio, perché allora continua a parlare e a mettersi in mezzo alle decisioni di papa Francesco?

Risponde il cardinale Sarah nell’intervista a Le Figaro: «Con questo libro, il papa emerito Benedetto XVI non ha rotto il silenzio. Ne offre il frutto». È una risposta molto importante, perché siamo tutti tentati di ridurre il silenzio a un semplice stare zitti. E vedere le dimissioni in senso politico, un farsi da parte che implica togliersi dai piedi e lasciare campo libero ai nuovi “padroni”.

Non è così per la Chiesa: il silenzio non è vuoto, non è assenza; il silenzio è presenza, è lasciare che la propria vita sia riempita dalla Presenza. Nella prefazione al libro del cardinale Sarah La forza del silenzio, papa Benedetto spiega che il silenzio vuol dire «entrare nel silenzio di Gesù dal quale nasce la sua parola». Da ormai sette anni Benedetto XVI vive questo «silenzio con Gesù» che gli dona una comprensione più profonda della Parola del Signore.

È qui tra l’altro che nasce la profonda sintonia con il cardinale Sarah, maestro del silenzio. Ed è da questo silenzio che nasce quella convinzione espressa nel libro e detta con sant’Agostino: «Non posso tacere».

Davanti alla minaccia che incombe sulla Chiesa, il papa emerito, ripieno della parola di Dio, non può tacere, deve fare di tutto per evitare che la barca sia capovolta.

A maggior ragione dunque il giudizio di Benedetto XVI e del cardinale Sarah non può essere liquidato con le solite categorie politiche e ideologiche che contraddistinguono gli araldi della “nuova Chiesa”. E insegna qualcosa di importante a ogni cristiano.

 

La Nuova Bussola Quotidiana