In Svizzera si voterà sull’educazione sessuale a scuola


In Svizzera, lo scorso 30 gennaio la Cancelleria federale ha riconosciuto come valide le 110.040 firme giunte attraverso l’iniziativa popolare, “Protezione dalla sessualizzazione nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare”, lanciata il 17 aprile 2012 da un comitato trasversale formato da madri di famiglia, professionisti e politici di diversi schieramenti e rilanciata il 19 giugno dello stesso anno, dopo essere stata interrotta per uno scandalo interno al gruppo promotore.

Questo il testo dell’iniziativa che prevede precise modifiche alla Costituzione federale a tutela della libertà all’educazione dei propri bambini da parte dei genitori: «L’educazione sessuale spetta ai genitori; Lezioni volte a prevenire gli abusi su minori possono essere impartite a cominciare dalla scuola dell’infanzia. Tali lezioni non contemplano elementi di educazione sessuale; Lezioni facoltative di educazione sessuale possono essere impartite dagli insegnanti di classe a fanciulli e adolescenti che hanno compiuto il nono anno di età.; Lezioni obbligatorie destinate alla trasmissione di informazioni sulla riproduzione e sullo sviluppo umani possono essere impartite dagli insegnanti di biologia a fanciulli e adolescenti che hanno compiuto il dodicesimo anno di età.; I fanciulli e gli adolescenti non possono essere costretti a seguire lezioni di educazione sessuale che oltrepassano i limiti anzidetti.». 

 

La raccolta di firme è partita da alcuni genitori indignati dopo l’avvio, nell’anno scolastico 2011/12, di un progetto sperimentale, finalizzato a colmare le lacune dei giovani allievi in materia di conoscenze sessuali, che ha coinvolto 30 scuole dell’infanzia ed elementari del semicantone di Basilea-città per volere del Dipartimento (ministero) basilese della Pubblica educazione – in collaborazione con il “Centro di competenza educazione sessuale a scuola” di Lucerna .

Lo sconcerto e la preoccupazione dei genitori basilesi ha fatto si che in breve tempo la notizia si diffondesse in tutto il paese. Christoph Eymann, ministro dell’istruzione a Basilea e membro del Partito democratico liberale si è visto recapitare in pochissimo tempo più di 3000 lettere di protesta ed è stato costretto ad approfondire la questione.

 

Il raggiungimento della quota necessaria di 100mila firme – raccolte in tutta la Svizzera – dimostra la capacità delle iniziative popolari di fare pressione in maniera efficace contro “cattive leggi” imposte per via politiche e burocratiche e costringe ora il corpo elettorale elvetico a pronunciarsi ufficialmente sul discusso progetto.

Leone Grotti

 

articolo pubblicato su Corrispondenza Romana

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