« Invito a cena con delitto (siamo in otto) » di Marcello Veneziani

Invito a cena con delitto. Un delitto premeditato perché gli invitati sono otto ed io sarei l’ottavo. Non c’è nemmeno l’alibi che il limite di sei persone riguardi gli invitati e dunque è possibile che il padrone di casa sia il settimo. Se sei ottavo non hai scuse, sei colpevole di oltraggio al Covid, vilipendio della Pandemia, tentata strage e contagio doloso.

Criminale anche la padrona di casa che ci ha invitato in eccedenza, criminali gli altri ospiti per concorso in strage e associazione a delinquere perché non solo non hanno denunciato il misfatto, la padrona e l’intruso, ma hanno accettato l’invito a cena con delitto.

Temiamo soprattutto la delazione e la denuncia dei vicini, come ha suggerito loro il ministro rumeno alla salute o meglio alla securitas, chiamato spiritosamente Speranza; un nome che segue la regola dantesca del contrappasso: mai faccia fu più disperata di quella del ministro Speranza. Se fossa valsa la regola opposta, quella dell’analogia, avrebbe dovuto chiamarsi Sfiganza. Ma l’invidia del vicinato per le cene altrui è notoria, soprattutto in chi non riceve in casa e non è invitato mai da nessuno. Non desiderare la cena d’altri è il comandamento che Mosè dimenticò di trascrivere sulle tavole.

Per il vicino rancoroso, la cena clandestina da denunciare sarà l’occasione per vendicarsi di tutto, dei rumori in casa, della musica ad alto volume, dell’acqua che sgocciola dalle piante sui suoi panni stesi.

L’odio condominiale è tra i più cruenti, la guerra civica, cioè il conflitto tra abitanti allo stesso numero civico, miete più vittime della guerra civile. Noto è il proverbio “homo condomini lupus” in un latino distorto ma efficace.

Magari un vicino o il portiere sospetterà la cena con delitto – qui gatta ci covid – s’infiltrerà con una scusa nella casa infetta e punterà lo smartphone per fotografarci in flagranza di carbonara. Poi correrà alla polizia a denunciare i carbonari e loro faranno una retata, beccandoci come si dice a Roma, col sorcio in bocca. Che corrotti, che immorali, si sparavano polpette in otto…

Se invece faranno finta di niente, i vicini saranno a loro volta accusati dai vigilanti disposti per ogni isolato dal ministro cinese Boccia, di omertà mafiosa e favoreggiamento aum-aum.

Qualcuno sostiene che in ogni condominio stanno installando qualcosa di simile a un autovelox che misura la quantità di persone che varcano le singole porte; al settimo ospite suona l’allarme collegato direttamente alla centrale dell’antiterrorismo. Vai a spiegare che era solo un fattorino della Glove che porta il cibo a domicilio.

Ma il terrore principale è che venga direttamente un controllo incrociato della polizia o dei carabinieri. Se siete meridionali, non lasciatevi sfuggire un invito cortese ai militi ad assaggiare qualcosa, tipo “favorite”, perché potreste essere accusati di tentata corruzione di pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni.

Se ci sarà tempo tra il suono del citofono e l’arrivo in casa, potremo tentare di dissimulare una cena in stanze separate, in cui ognuno è ignaro del numero effettivo dei presenti. Per salvare la padrona di casa sono disposto ad autoaccusarmi di essermi imbucato a sua insaputa; ma a mia volta potrò dire in mia discolpa che non sapevo che avremmo superato il numero di sei.

Vanamente diremo che abbiamo passato ogni singolo maccherone nel disinfettante, e che siamo riusciti ad alimentarci senza togliere la mascherina, attraverso un complicato virtuosismo che mi ricorda una vicina di volo in Egitto che aveva il burqa ma riusciva a nutrirsi senza togliersi tutto l’ambaradan; però ogni tanto andava in bagno col vassoio per rifocillarsi. Dirò che ho fatto anch’io così, a ogni pietanza ricevuta con i guanti dalla padrona di casa, io correvo in bagno a mangiare per non condividere il cibo.

E dire che per superare i controlli preliminari, gli spioni e gli spioncini, abbiamo pensato di vederci in tuta e scarpette ginniche, simulando di correre e fare le scale velocemente, per sport. Venite in tuta è stato il passaparola, anzi temendo un’intercettazione telefonica abbiamo usato un linguaggio anglo-egizio: Tutankamon (decrittato vuol dire: venite su in tuta).

Il vero vantaggio delle disposizioni sanitarie del nuovo editto del Conte covid, è la repressione feroce di matrimoni, cresime e battesimi.

Per un uomo del sud sono una vera sciagura, costano tra regali e vestiti un’ira di Dio, durano una lunghezza infinita e contrai malattie ben più serie del covid nella lunga degenza a tavola. Sapere che le feste saranno limitate a trenta persone, significa risparmiare la vita, i soldi e la salute di almeno un altro centinaio di potenziali invitati.

Quando arriveranno le convocazioni sarà un sollievo per tutti costoro: evviva, sono stato dichiarato inabile alla leva nuziale, mi hanno scartato, resto a casa! Infatti il problema principale del sud non è la delinquenza, la disoccupazione, la miseria e nemmeno il traffico come diceva Johnny Stecchino.

Ma i matrimoni, che drenano risorse pazzesche, svenano famiglie, riducono sul lastrico interi nuclei famigliari invitati a 4-5 matrimoni all’anno, costretti a non investire e a non vivere decentemente, per fare il regalo alla sposa e farsi l’abito buono che puoi mettere solo una volta, sennò gli altri invitati ti criticano.

Dei tanti, assurdi provvedimenti adottati, il divieto delle feste è il migliore, proporrei di protrarlo all’infinito, anzi di inserirlo nella Costituzione, fino a che diventa abitudine. Esonero automatico dalle feste nuziali.

Anche se col distanziamento tra persone non congiunte o non ancora congiunte, i matrimoni subiranno un tracollo. Ci si potrà sposare solo uno alla volta.

MV, La Verità 14 ottobre 2020

 

Blog di Marcello Veneziani