Khaled Asaad, decapitato per aver difeso l’arte – di Stefano Magni


Khaled AsaadAveva dedicato tutta la vita allo studio e alla conservazione del tesoro archeologico di Palmira. L’altro ieri i miliziani dell’Isis hanno appeso a una colonna romana il suo corpo senza testa, dopo una barbara esecuzione in pubblico. E’ la drammatica fine di un eroe sconosciuto, l’82enne Khaled Asaad, direttore del museo di Palmira, autore di numerosi saggi su riviste di archeologia siriane e straniere, guida di spedizioni archeologiche internazionali.

Asaad non ha abbandonato la sua città nemmeno all’arrivo dei jihadisti, il maggio scorso, neppure quando si combatteva strada per strada nella città moderna.

“Qui sono nato e qui resterò” aveva laconicamente risposto al direttore del museo di Palmira che gli suggeriva la fuga. Asaad aveva dedicato quarant’anni della sua vita alla direzione del museo di Palmira, poi, una volta in pensione, nel 2003, aveva proseguito la sua opera in qualità di esperto presso il Dipartimento dei musei e delle antichità.

Asaad sapeva che fine avevano fatto Ninive e Mosul, una volta che erano state occupate dai jihadisti. Aveva capito di che natura fosse la furia iconoclasta con cui gli uomini dell’autoproclamato Califfo avevano minato e fatto saltare in aria interi templi pluri-millenari, spaccato sistematicamente a martellate statue dell’antica Babilonia.

Per questo motivo non aveva abbandonato Palmira, patrimonio mondiale dell’umanità, e aveva contribuito a mettere in sicurezza e nascondere in luoghi sicuri centinaia di reperti.

Non è riuscito a nascondere se stesso a lungo. Un mese fa è stato arrestato dagli uomini di Al Baghdadi, imprigionato e torturato a lungo. Non si conoscono gli interrogatori a cui è stato sottoposto, ma probabilmente gli jihadisti volevano carpire il suo unico vero segreto: dove avesse nascosto il tesoro archeologico, ricco di statue e reperti di civiltà pre-islamiche.

E’ stato decapitato in pubblica piazza l’altro ieri, di fronte a decine di spettatori, secondo l’Osservatorio per i Diritti umani in Siria. Successivamente, secondo quanto riferisce l’ex collega di Asaad, Maamoun Abdulkarim (attuale direttore delle Antichità e dei musei siriani) il suo corpo senza vita è stato trascinato fino al suo amato sito, per essere simbolicamente appeso, come monito, ad una delle più antiche colonne di Palmira.

Sul suo corpo è stato appeso il cartello con i capi di accusa, fra cui il “collaborazionismo” con il regime di Damasco e soprattutto il “sostegno all’idolatria” e la “collaborazione con studiosi cristiani”.

C’entra poco la “collaborazione” con il regime di Assad, per il quale l’archeologo lavorava come tutti i dipendenti pubblici siriani.

L’azione vigliacca dell’Isis, la decapitazione di un anziano signore di 82 anni, disarmato e indifeso, è piuttosto una manifestazione della guerra contro l’arte non-islamica.

Per l’Isis non deve più esistere nulla al di fuori dell’interpretazione conforme ai dettami dell’islam sunnita da loro predicato e praticato e da loro imposto con la forza. Qualunque manifestazione artistica, reperto archeologico, statua o tempio pre-islamico è per loro una traccia di pratiche “idolatre” che devono essere spazzate via dalla storia, così come viene distrutta qualsiasi attuale chiesa, croce o tomba cristiana, qualunque moschea o santuario sciita, qualunque moschea o reliquiario sunnita che venga considerato non conforme al “vero islam”.

Il musulmano che protegge questa arte “idolatra” è egli stesso condannato. Alla fine, questa furia iconoclasta produce la totale distruzione dell’arte nel suo complesso.

Nello Stato Islamico sono infatti vietati la musica e gli strumenti musicali (che vengono bruciati in piazza), il disegno e le matite colorate, tutti i libri che non siano il Corano o i manuali ideologici, scritti e divulgati dall’Isis per insegnare a vivere nella nuova società.

Il Califfo sta riuscendo a realizzare una società totalitaria, dove religione, ideologia e governo controllano ogni singola manifestazione del pensiero, arrivando a risultati che nemmeno nazismo e comunismo (forse con l’unica eccezione di Pol Pot in Cambogia) erano riusciti a conseguire.

La barbarica uccisione di Khaled Asaad è un oscuro presagio di ciò che potrebbe accadere al sito di Palmira. Finora, contrariamente a Ninive e Mosul, l’Isis non ha proceduto alla sua sistematica distruzione, come si teme da mesi.

Non l’ha distrutta, ma l’ha minata, come si apprende da fonti siriane sin dallo scorso 20 giugno. Probabilmente sta tenendo il sito archeologico come un unico, immenso, ostaggio internazionale. In caso di contrattacco siriano o di incursioni della Coalizione, i templi e le vestigia della città romana potrebbero saltare in aria.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana