La castità è virtù. Anche per gli omosessuali


Divorzio e omosessualità. Continuano ad essere questi i due punti più controversi, nell’intervallo tra le due sessioni del sinodo sulla famiglia. I vescovi della Germania hanno detto in questi giorni la loro, in 17 pagine di risposta al questionario proposto da Roma come traccia di lavoro.

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Ma proprio mentre il loro documento di netta rottura con la tradizione faceva il giro del mondo, mercoledì 6 maggio dall’Italia sono venuti due segnali di tutt’altro orientamento, fedelissimi questi al magistero vigente della Chiesa: l’uno, sul divorzio, dall’arcidiocesi di Milano; l’altro, sull’omosessualità, dal quotidiano della conferenza episcopale italiana “Avvenire”.

L’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, ha istituito in diocesi un “Ufficio per l’accoglienza dei fedeli separati“, con tanto di decreto ufficiale, di lettera di presentazione e di istruzioni pratiche, al fine di “favorire l’accelerazione dei tempi per un eventuale avvio del processo di verifica di nullità” e soprattutto di “aiutare a vivere la condizione di separazione in modo conforme all’insegnamento della Chiesa”.

Rispetto ai vescovi tedeschi la distanza è netta. Per costoro le facilitazioni dei processi di nullità “non costituiscono una soluzione del problema” e “non si dovrebbe dare troppa importanza a queste misure”. Meglio, a loro giudizio, accettare la realtà diffusa delle seconde nozze e assicurare ai risposati l’assoluzione e la comunione, come di fatto già avviene quasi ovunque a nord delle Alpi.

Avvenire” ha invece dedicato un’intera pagina a una rete internazionale di sostegno ai cattolici, uomini e donne, con attrazione per lo stesso sesso, finalizzata ad aiutarli a vivere questa loro condizione “con castità e rispetto del progetto di Dio sulla sessualità”.

“Ciò richiede un impegno di santità che è sia fisico: evitare atti omosessuali; sia spirituale: custodire la mente e il cuore, i pensieri e i desideri”, dice il direttore di questa rete di sostegno, padre Philip Bochanski, intervistato da Luciano Moia.

Il nome della rete è “Courage International“. È stata fondata nel 1980 a New York per impulso dell’allora arcivescovo Terence Cooke, servo di Dio in via di beatificazione. È attiva in una mezza dozzina di nazioni tra cui l’Italia.

Anche qui, la distanza tra queste posizioni e quelle sostenute dai vescovi tedeschi è netta. Costoro vogliono un deciso cambiamento della dottrina e della morale cattolica in materia, che comprenda l’approvazione dei rapporti omosessuali e il riconoscimento giuridico di coppie dello stesso sesso.

Né omettono di squalificare come “irritante” e “discriminante” – in pieno ossequio al lessico dell’ideologia LGBT – la formula “tendenza omosessuale” adottata dalla segreteria generale del sinodo nella domanda “ad hoc” del questionario, la numero 40: “Come la comunità cristiana rivolge la sua attenzione pastorale alle famiglie che hanno al loro interno persone con tendenza omosessuale?”.

Nell’illustrazione: Lorenzo Lotto, “Il trionfo della castità”, 1530, Galleria Pallavicini, Roma.

Fonte: Settimo Cielo – di Sandro Magister