La Chiesa non è contro Medjugorje (ma Bergoglio si) di Antonio Socci

Croce KrizevacNel “popolo di Medjugorje” c’è molto smarrimento e si sentono qua e là insoliti accenti polemici, dopo l’annuncio di un prossimo pronunciamento della Chiesa (che si ritiene severo) sulle apparizioni, dopo l’ennesima proibizione di un raduno pubblico con uno dei veggenti e soprattutto dopo l’ennesima battuta sarcastica di papa Bergoglio sulle apparizioni.

PERCHE’?

E’ un popolo di persone buone e fedeli le quali non capiscono perché, con l’enorme crisi in cui versa la Chiesa, si va a colpire proprio là dove avvengono innumerevoli conversioni e dove sbocciano tante vocazioni.

Nella Chiesa ci sono da anni molte deviazioni dottrinali e disciplinari, negli ordini religiosi, fra i teologi, nei seminari e perfino tra i vescovi, tanto che l’ortodossia cattolica e la morale spesso vengono pubblicamente contestate.

Perché – si domandano i fedeli – invece di richiamare all’ordine costoro si interviene duramente su Medjugorje dove si praticano preghiera e penitenza?

C’è anche da dire che a Medjugorje si sono verificati – ben documentati – molti casi di guarigioni improvvise del tutto inspiegabili scientificamente, insieme a tante altre grazie meno clamorose.

E il popolo cristiano vede in questi segni la prova della presenza misteriosa della Madonna in quel luogo e non capisce perché la Chiesa non lo riconosca.

 

CHIESA MADRE…

In realtà la Chiesa verso Medjugorje ha sempre avuto un’attenzione materna e ha tenuto un atteggiamento comprensivo che – ritengo – non verrà meno nelle prossime settimane.

E’ vero che il vescovo competente, della diocesi di Mostar, ha sempre bocciato le apparizioni, ed è vero che la Conferenza episcopale dei vescovi iugoslavi, nel 1991, prese una posizione – l’unica dichiarazione ufficiale della Chiesa – in cui, testualmente, si notificava che “sulla base delle ricerche fin qui compiute, non si può affermare che si tratti di apparizioni e fenomeni soprannaturali”.

Tuttavia quella “dichiarazione di Zara” lasciava la porta aperta a future indagini e – riconoscendo il grande fervore religioso dei pellegrini che affluivano a Medjugorje – raccomandava la “cura pastorale” dei fedeli stessi perché “si possa promuovere una sana devozione verso la Beata Vergine Maria, in armonia con l’insegnamento della Chiesa”.

In pratica erano permessi i pellegrinaggi privati, accompagnati pastoralmente, non quelli ufficiali delle diocesi che potevano dar l’idea di un’autenticazione delle apparizioni.

Tutto questo è accaduto negli anni di Giovanni Paolo II che, per quanto se ne sa, credeva alle apparizioni di Medjugorje, ma non ha mai voluto far diventare questo suo sentimento personale, il giudizio ufficiale della Chiesa. Perché si doveva ancora indagare e cercare la verità.

In modo particolare, accurato e completo, l’ha fatto la Commissione d’inchiesta istituita da Benedetto XVI nel marzo 2010.

Tale Commissione, presieduta dal cardinale Ruini e composta da esperti, vescovi e teologi ha concluso i suoi lavori – durante i quali sono stati interrogati tutti i protagonisti e i testimoni – dopo quattro anni e il 17 gennaio 2014 ha consegnato gli atti e le conclusioni alla Congregazione per la dottrina della fede.

Non è dato sapere quali siano le ipotesi di lavoro della Commissione (le “anticipazioni” pare siano fantasiose). Fatto sta che la Congregazione vaticana presieduta dal cardinale Müller, dopo un anno e mezzo di esame di quegli atti, sta per arrivare a delle conclusioni.

 

…E MAESTRA

La notizia di questa svolta è uscita negli stessi giorni in cui la stessa Congregazione vaticana ha sollecitato la diocesi di Modena a far annullare un incontro pubblico con la veggente Vicka Ivanovic.

Questo “annullamento” non è il primo. Già in precedenza il nunzio negli Stati Uniti, su indicazione dell’ex S. Uffizio, era intervenuto per far annullare analoghi incontri, ricordando che “la Congregazione per la Dottrina della Fede sta indagando su alcuni aspetti dottrinali e disciplinari del fenomeno di Medjugorje.

Per questa ragione, la Congregazione ha affermato che, a riguardo della credibilità delle ‘apparizioni’ in oggetto, tutti debbano accettare la dichiarazione dei vescovi della ex Jugoslavia (…). Ne deriva perciò che i chierici e i fedeli non possono partecipare ad incontri o conferenze o celebrazioni pubbliche in cui la credibilità di queste ‘apparizioni’ venga data per certa”.

Si tratta di norme di comportamento molto rigorose che la Chiesa oggi ha deliberato di far osservare e che probabilmente prefigurano le norme future.

E’ accaduto infatti che per anni e con ogni mezzo sono stati diffusi liberamente, anche da parte di ecclesiastici, i messaggi della Madonna di Medjugorje dando per certi questi ultimi e le stesse apparizioni.

La Chiesa – a quanto pare – non vuole togliere la libertà al singolo fedele di credere alle apparizioni e di seguire i messaggi, ma non intende più consentire l’equivoco per cui si possa ritenere che vi sia un’approvazione ufficiale della Chiesa stessa.

Probabilmente le prossime direttive emanate dalla Santa Sede saranno un richiamo rigoroso per tutti, per i vari personaggi che hanno fatto di Medjugorje un’occasione di protagonismo personale, per i propagandisti, ma anche per gli stessi veggenti che, negli ultimi anni, si sono spesso trasformati in opinionisti (a volte non proprio impeccabili) e su alcune cose si sono anche contraddetti tra di loro.

Chi crede alle apparizioni di Medjugorje con fede e semplicità non dovrebbe temere il discernimento che viene fatto dalla Chiesa, con accuratezza di Madre e di Maestra. Né dovrebbe temere eventuali correzioni che portino più sobrietà e prudenza.

La Chiesa, in questa sua ponderata opera di “purificazione” del fenomeno Medjugorje, fa il suo dovere. Del resto è la Madonna stessa – per chi ne segue i messaggi – che invita a fidarsi della gerarchia ecclesiastica.

Certo, alcune “sparate” di papa Bergoglio non sembrano in linea con la prudenza e la serietà che la Chiesa ha usato finora e che sta dimostrando col lavoro della Commissione.

 

IL DISPREZZO DI BERGOGLIO

Anzitutto la battuta di martedì scorso, quando, nell’omelia di S. Marta, ha ironizzato su “quelli che sempre hanno bisogno di novità dell’identità cristiana” e cercano: “ ‘Ma dove sono i veggenti che ci dicono oggi la lettera che la Madonna manderà alle 4 del pomeriggio?’ Per esempio, no? E vivono di questo. Questa non è identità cristiana. L’ultima parola di Dio si chiama ‘Gesù’ e niente di più”.

Il riferimento al messaggio della Madonna ad orari predefiniti è stato considerato da tutti una bacchettata a Medjugorje, ma il papa dimentica che in effetti la Madonna anche a Fatima, e in altre apparizioni approvate dalla Chiesa, ha dato ai veggenti dei precisi appuntamenti.

Due anni fa il papa aveva fatto un’eguale sortita sarcastica dicendo che la Madonna “non è un capoufficio della Posta, per inviare messaggi tutti i giorni”.

E’ un rimprovero che contiene del vero se – per esempio – lo riferiamo a certi incontri pubblici con veggenti di Medjugorje dove, negli inviti, è testualmente scritto “Ore 18 Apparizione”.

Ma è pur vero che la Madonna ha dato messaggi – e che messaggi! – anche in apparizioni riconosciute come Fatima e La Salette. Quindi, nella sua umiltà, la Vergine ha fatto davvero la “postina” da parte di Dio.

Le parole di Bergoglio danno quasi la sensazione che egli sia pregiudizialmente diffidente verso le apparizioni, come peraltro si evince da un suo libro dove dice: “provo un’immediata diffidenza davanti ai casi di guarigione, persino quando si tratta di rivelazioni o visioni; sono tutte cose che mi mettono sulla difensiva. Dio non è una specie di Correo Andreani (azienda di servizi postali, ndr) che manda messaggi in continuazione”.

Nonostante certi medjugorjani, nei mesi scorsi, si siano improvvisati ardenti bergogliani (captatio benevolentiae?), pare che il papa argentino non ricambi.

Decisamente meglio, per tutti, confidare nell’obiettività, nella competenza e nel rigore della Commissione Ruini e del cardinale Müller.

Antonio Socci

 

Da “Libero”, 14 giugno 2015

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