La Cina torna a crescere a ritmi impressionanti. Sarà merito del solito trucco? – di Leone Grotti


L’economia cinese torna a correre. La produzione industriale ha registrato  una crescita del 10,4% ad agosto, il dato più alto da 17 mesi a questa parte. Ma  non c’è niente da festeggiare, perché non bisogna mai dimenticare il modo in cui  Pechino ottiene questi dati strabilianti.

 

CRESCE DOMANDA INTERNA. Il motivo dell’incremento di agosto  è dovuto all’aumento della produzione delle compagnie di Stato cinesi: in  particolare, l’acciaio ha fatto registrare una crescita del 15,6% a causa della  crescente domanda interna per progetti infrastrutturali da parte dei governi  locali.

 

MIGLIAIA DI MILIARDI DI DEBITI. La maggior parte di questi  investimenti viene realizzata grazie ai prestiti che i governi locali ottengono  dalle banche o emettendo bond, incrementando così il già altissimo debito di  province e regioni. Secondo Zhao Quanhou, a capo di un centro di ricerche  finanziare affiliato al ministero delle Finanze, il debito della Cina dovrebbe  ammontare a circa 18 trilioni di yuan, cioè più di 2 mila miliardi di euro. Ma a  questo bisogna aggiungere il debito degli enti locali, che secondo una recente  stima realizzata per il Financial Times da Zhang Ke,  importante personaggio dell’industria finanziaria cinese, ammonta a una cifra  compresa tra i 10 e i 20 trilioni di yuan, cioè tra i 1.200 e i 2.400 mila  miliardi di euro.

 

BILANCI TRUCCATI. In totale, la Cina potrebbe avere un  debito di 4.400 mila miliardi di euro. Ma il condizionale è d’obbligo perché i  governi locali si rifiutano di comunicare a Pechino il reale stato delle loro  casse. E questo per due ordini di motivi, entrambi strutturali al sistema  cinese: primo, lo Stato stesso non vuole mostrare al mondo l’enorme quantità di  debiti da cui è sommerso e spesso rifiuta dagli enti locali bilanci troppo  catastrofici, rimandandoli indietro perché siano “ritoccati”. Secondo, perché i  funzionari locali vengono promossi nel Partito comunista in base ai loro  risultati economici. Sono di conseguenza portati, in mancanza di controlli e  verifiche da parte del governo centrale, a truccare i bilanci.

 

articolo pubblicato su Tempi.it