La data del 25 dicembre per la nascita di Gesù ha un fondamento storico


Il dato che troviamo nel Vangelo di Luca per stabilire l’anno della nascita di Gesù è l’editto di Cesare Augusto. Ma in quale data del calendario romano avvenne? Con eccessiva facilità, si è imputato al monaco Dionigi di aver commesso un errore di calcolo.

Egli aveva ricevuto l’incarico dalla Chiesa di Roma di proseguire la compilazione della tavola cronologica della data della Pasqua, preparata a suo tempo in Egitto dal vescovo Cirillo Alessandrino. Per assolvere il suo compito, Dionigi scelse di partire dall’incarnazione di Cristo.

Pur non conoscendo con esattezza il metodo da lui seguito, molti sostengono che si sarebbe sbagliato fissando la nascita di Gesù quattro o sei anni dopo la data in cui sarebbe realmente avvenuta, fissandola addirittura dopo la morte di Erode. Il che, se stiamo al racconto evangelico, non può essere, visto la tenace persecuzione di quel re proprio nei confronti del Bambino nato a Betlemme.

Ma tali obiezioni non tengono conto del fatto che lo storico Giuseppe Flavio, al quale normalmente si fa riferimento per questa e per altre date, si era sbagliato proprio a proposito della morte di Erode il Grande. Inoltre, gli si imputa di non aver usato lo zero nel computo, cifra che a quel tempo non era stata ancora inventata.

In ogni caso, Dionigi recepì la data del 25 dicembre, dunque introdotta dalle Chiese cristiane in modo non arbitrario. Secondo Tertulliano, Gesù sarebbe nato nel 752 di Roma, 41° anno dell’impero di Augusto. Il primo ad affermare che Gesù è nato il 25 dicembre sarà Ippolito di Roma nel suo Commento al libro del profeta Daniele, scritto verso il 204 d.C. Lo ha ricordato a tutti Benedetto XVI, nell’Udienza generale del 23 dicembre 2009.

Attualmente esistono strumenti di indagine che permettono di collegare i dati con gli elementi astronomici che ne garantiscono la precisione. Ciò permette di superare i contrasti fra il mondo ebraico e la cultura cristiana che potrebbero avere condizionato gli storici, tenendo presente che gli ebrei non avevano un calendario fisso, ma lo formulavano in base all’osservazione diretta dei diversi fenomeni astrali, particolarmente il novilunio che determinava le feste, per far corrispondere l’anno lunare a quello solare.
Tuttavia, bisogna tener presente che spesso tale calendario differiva dalla realtà astronomica (cf Giuseppe Ricciotti, Vita di Gesù, Roma 1941-Milano 2006, p. 178 s).

Il censimento è parte importante della questione della storicità della data del Natale. Luca, volendo inquadrare storicamente Gesù e la sua venuta, fornisce un’altra coordinata: comincia il suo Vangelo con riferimento a una tradizione giudeo-cristiana gerosolimitana, un fatto apparentemente marginale, ma storicamente verificabile dai suoi contemporanei, ancor prima del 70 d.C.

Secondo l’evangelista, l’angelo Gabriele aveva annunziato al sacerdote Zaccaria – mentre «esercitava le sue funzioni davanti a Dio, nel turno (in greco taxis) della sua classe (ephemeria) » (Lc 1,8), quella di Abia (Lc 1,5) –, che la sua sposa Elisabetta avrebbe concepito un figlio. Luca rimanda pertanto ad una rotazione disposta da David (cfr. 1Cr 24,1-7.19): le 24 classi si avvicendavano in ordine immutabile nel servizio al tempio da sabato a sabato, due volte l’anno. Questo era noto tra i giudei e almeno in ambiente giudeo-cristiano.

Il turno di Abia, prescritto per due volte l’anno, cadeva dall’8 al 14 del terzo mese del calendario (lunare) ebraico e dal 24 al 30 dell’ottavo mese. Questa seconda volta, secondo il calendario solare, corrisponde all’ultima decade di settembre. In tal modo si dimostra storica anche la data della nascita del Battista (cf Lc 1,57- 66) corrispondente al 24 giugno, nove mesi dopo. Così è anche per l’annunciazione a Maria «nel sesto mese» (Lc 1,28) dalla concezione di Elisabetta, corrispondente al 25 marzo. Dunque, quale ultima conseguenza, è storica la data del 25 dicembre, nove mesi dopo.

Nel calendario liturgico siriaco v’è il “Subara”, il tempo dell’annuncio, costituito da sei domeniche, come avviene nell’Avvento ambrosiano. La prima domenica è dedicata all’annuncio della nascita di Giovanni al padre Zaccaria, celebrato dal calendario bizantino e dalla Chiesa latina di Terrasanta al 23 settembre. Così i bizantini e i latini celebrano il 23 settembre una data storica quasi precisa. Una cosa simile si può affermare per le feste della natività del Battista, dell’Annunciazione a Maria e della nascita di Gesù.

La liturgia della Chiesa ha fissato e commemorato queste date innanzitutto storicamente (come per esempio con la Circoncisione celebrata l’ottavo giorno dopo la nascita di Gesù, oppure con la Presentazione di Gesù Bambino al quarantesimo), in special modo il Natale del Signore. Che la data del Natale sia stata a volte assimilata a quella del 6 gennaio, è dovuto al fatto che il calendario bizantino ricordava un insieme di eventi epifanici (l’arrivo dei Magi, il battesimo al Giordano, le nozze di Cana), ma anche al fatto che le Chiese si comunicavano le date delle celebrazioni e avevano possibilità di verificarne l’attendibilità storica.

Invece, soprattutto nella seconda metà del secolo scorso, alcuni liturgisti diffusero l’idea che il 25 dicembre fosse una data convenzionale, scelta dai cristiani di Roma per sostituire il Natale del Sole invincibile, cioè una festa del dio Mitra o dell’imperatore, che cadeva intorno al solstizio invernale. Però, se riflettiamo, in seguito all’Editto di Milano del 313, la Chiesa avrebbe certamente potuto valorizzare qualche festa pagana, ma non inventarsi una data così fondamentale. Si pensi che nel rito bizantino la data dell’Annunciazione prende il posto della domenica e del giovedì santo, e se coincide con la Pasqua si canta metà canone – la composizione poetica propria della festa – dell’una e dell’altra.
Dunque, la memoria ininterrotta fu consacrata dalla liturgia, ma il Vangelo di Luca, con i suoi accenni a luoghi, date e persone, vi ha contribuito in modo fondamentale.

Don Nicola Bux

Fonte: IL TIMONE N. 98 – ANNO XII – Dicembre 2010 – pag. 44 – 45