Messaggio del 25 dicembre 2014

Cari figli! Anche oggi vi porto tra le braccia mio Figlio Gesù e cerco da Lui la pace per voi e la pace tra di voi. Pregate e adorate mio Figlio perché nei vostri cuori entri la sua pace e la sua gioia. Prego per voi perché siate sempre più aperti alla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.  

La festa del Sacro Cuore di Gesù e il mistero della Croce

Quella ferita che non si rimargina, di Inos Biffi

La festa in onore del Sacro Cuore ci fa rivolgere lo sguardo alla Croce, dove Gesù ha versato il suo Sangue ed effuso il suo Spirito e quindi alla carità del Crocifisso da cui è scaturita la salvezza ed è nata la Chiesa. Com’è detto nella Lettera agli Efesini: Cristo «ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei» (Efesini, 5, 25).

Giovanni, specialmente attento al senso simbolico e alla dimensione “profetica” degli eventi del Signore, scrive che i soldati, dopo che Gesù ebbe «consegnato il respiro vitale » (Giovanni, 19, 30), «venuti da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno di essi con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua» (19, 33-14).

E aggiunge: a Gesù, l’Agnello di Dio crocifisso, nessun osso è spezzato, perché si compia la scrittura (Esodo, 12, 46), mentre ne viene trafitto il costato, ancora perché si attui la profezia di Zaccaria: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto » (Zaccaria, 12, 10). Afferma il misterioso testo del profeta: «Riverserò uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a me, colui che hanno trafitto».

Da quella trafittura sgorgarono subito sangue e acqua, annota puntualmente l’evangelista, dichiarandosi testimone verace. È come dire che ai suoi occhi, teologicamente penetranti, non si tratta di un particolare trascurabile, ma di un avvenimento denso di significato cristologico: il sangue, anzitutto, in cui è rappresentato il sacrificio di Cristo, che «ci monda da ogni peccato» (1 Giovanni, 1, 7); e l’acqua che designa lo Spirito, del quale il Signore è la fonte.

Lo stesso evangelista aveva ricordato il grido di Gesù nell’ultimo e solenne giorno alla festa delle Capanne: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: “Dal suo grembo sgorgheranno fiumi d’acqua viva”». Cristo chiama a sé ripetendo la chiamata e la promessa della Sapienza: «La Sapienza grida: “Ecco io effonderò il mio spirito su di voi”» (Proverbi , 2, 23) e rinnovando l’invito di Isaia: «O voi tutti assetati, venite all’acqua» (Isaia, 55, 1).

Ma ecco il commento di Giovanni: «Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora glorificato» (Giovanni, 7, 37-39). Ora invece dal fianco aperto di Cristo esaltato sulla croce, strumento di supplizio e trofeo di gloria, dopo il sangue dell’immolazione, fluisce l’acqua dello Spirito. E, così, si avverano le parole di Gesù sui fiumi d’acqua che sgorgano dal suo grembo.

«Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me», aveva affermato (Giovanni, 12, 32). Sul Calvario egli appare nella solenne maestà della morte, levato in alto e vulnerato: e su di lui si posa lo sguardo di coloro che lo hanno trafitto, ossia di tutta l’umanità, che con il suo peccato lo ha colpito e che dai doni di quella ferita è re d e n t a .

La salvezza del mondo viene da questa compunta contemplazione del Crocifisso nel cui cuore squarciato è raccolto tutto l’amore divino. In realtà, da sempre ogni grazia ha la sua fonte nel cuore di Cristo, segno e ritrovo di tutta la tenerezza misericordiosa di Dio, che aveva proclamato in Osea:

«Quando Israele era fanciullo, io l’ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio. A Efraim io insegnavo a camminare, tenendolo per mano Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia. Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione. Li guarirò e li amerò profondamente » (Osea, 11, 1. 3-4. 8; 14, 5).

Ma, se il sangue raffigura la morte redentrice e l’acqua è immagine dello Spirito di vita, traspare allora il riferimento ai sacramenti principali: l’Eucaristia, nella quale si mangia il Corpo e si beve il sangue di Cristo, e il Battesimo, che è rinascita nello Spirito. «Dal fianco di Cristo pendente sulla croce — scrive Tommaso alla scuola dei Padri — sono defluiti l’acqua e il sangue, l’una riguardante il battesimo e l’altro l’Eucaristia, che sono i sacramenti principali» (Summa Theologiae, III, q, 62, 5, c).

Dallo stesso fianco è quindi, coi sacramenti, scaturita la Chiesa, come già Eva dalla costola di Adamo.

Ed è ancora il pensiero di Tommaso: «Dal costato di Cristo dormiente sulla croce sono scaturiti i sacramenti, cioè il sangue e l’acqua da cui è formata la Chiesa » (Summa Theologiae, I, 92, 3, c); «Come dal fianco di Cristo dormiente sulla croce sono usciti il sangue e l’acqua, con cui viene consacrata la Chiesa, così dal fianco di Adamo dormiente è stata formata la donna, che prefigura la stessa Chiesa » (Super evangelium Ioannis, 19, 5, n. 2448).

Già sant’Ambrogio lo aveva notato: «Quando il soldato aprì il fianco a Cristo, subito ne uscì l’acqua e il sangue, versato per la vita del mondo. Questa vita del mondo è la costa di Cristo, questa è la costa del secondo Adamo (…) La costa di Cristo è la vita della Chiesa» (Expositio evangelii secundum Lucam, II, 86).

La festa liturgica del Sacro Cuore, che potremmo anche chiamare festa del Cuore trafitto e aperto — o della «ferita che non si rimarginerà più» (Paul Claudel, Hymne du Sacré-Coeur) — ci riporta così alla carità di Gesù, che ha redento il mondo con la sua immolazione e lo ha rinnovato col dono del suo Spirito. Ma quel sangue e quell’acqua non hanno cessato di sgorgare: essi zampillano incessantemente nei sacramenti, e sono destinati a edificare la Chiesa.

E la considerazione è importante, per farci comprendere che i sacramenti non sono una iniziativa degli uomini. Cristo ne è l’a u t o re . Dove essi vengono celebrati, là è presente e agisce la passione di Gesù; là oggi ancora egli apre il suo costato: di fronte al rischio di intenderli come gesti umani, trovati da noi.

Di conseguenza è opera di Cristo la Chiesa, da lui di continuo plasmata nei segni sacramentali, in cui essa ritrova inesausta la virtù del suo Sangue e la risorsa perenne del suo Spirito. E anche questo è urgente capire, perché non ci avvenga di smarrire il mistero della Chiesa, che sorge ed è custodita dal Crocifisso, al quale sta immensamente a cuore. Essa, infatti, gli è legata dai vincoli sponsali, che non si spezzeranno mai, poiché unica è la carne di Cristo e della Chiesa. Certo, si potrebbe osservare che questi sono discorsi inconsueti, lontani dalla diffusa conversazione cristiana, e anomali nell’attuale riflessione teologica.

Fonte: L’Osservatore Romano 15 giugno 2012

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